Fonti rinnovabili non programmabili, strategie per l’integrazione

L'integrazione delle fonti rinnovabili non programmabili nel sistema elettrico italiano: tecnologie, barriere, mercati, regolazione, Lo studio proposto dall'AIEE

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Fonti rinnovabili: l’evoluzione del sistema elettrico italiano nell’ambito della transizione energetica pone obiettivi importanti legati alla sostenibilità e alla sicurezza del sistema. Gli elementi più significativi del nuovo paradigma sono, appunti le Fer (Fonti da energia rinnovabile) che andranno gestite e integrate al meglio, l’efficienza energetica, la digitalizzazione delle reti e i sistemi di storage.

È quanto emerso dal dibattito relativo al convegno che si è svolto ieri presso la sede dell’AIEE, Associazione italiana degli economisti dell’energia e con cui è stato presentato lo studio su un argomento di grande attualità: L’integrazione delle fonti rinnovabili non programmabili nel sistema elettrico italiano: tecnologie, barriere, mercati, regolazione

Sala gremita, come sempre, con qualche eccesso di aria condizionata che rischia di consegnare i presenti al classico “effetto ibernazione”. Diversi gli interventi che hanno sottolineato le sfide che coinvolgono il futuro di un settore determinante per l’economia del paese. Tra i relatori presenti, Carlo Di Primio , presidente di AIEE, che ha introdotto i lavori, Fabio Bulgarelli, Responsabile Affari Regolatori Terna, Lucia Bormida, Chief Public Affairs & Communication Officer ERG, Enrico Falck del Comitato strategico Elettricità futura, Francesco Del Pizzo, del Consiglio direttivo di Energia Utilitalia, Carlo Pignoloni, responsabile energie rinnovabili di Enel Green Power, Luca Squeri, X Commissione permanente Industria, commercio, turismo, l’ingegner Francesco Marghella, Senior Analyst, che ha presentato lo studio effettuato e l’amministratore delegato di GSE, Roberto Moneta, che, come consuetudine ha portato i saluti di benvenuto ai presenti.

Carlo Di Primio ha subito ricordato che “come il Piano nazionale integrato Energia-Clima ponga l’importante sfida del ruolo delle rinnovabili non programmabili in prospettiva 2030. Il dibattito è dunque già aperto da tempo con tutte le problematiche ad esso collegate come l’inserimento nella rete, la non programmabilità, gli accumuli, gli obiettivi che ci pone l’Europa e gli investimenti da fare. Il tema è un tema caldo del quale la nostra associazione si sta occupando da tempo e intende farlo in proiezione perché gli argomenti non sono pochi e ci dovranno aiutare a far superare tutti gli aspetti economici, tecnologici e di ricerca e di investimento di questo mercato”.

Fonti rinnovabili non programmabili, lo studio

All’intervento del presidente Primio è seguito quello di Francesco Marghella che ha illustrato i dettagli principali della ricerca effettuata. “Lo studio ha una impostazione molto precisa: quella di portare la voce degli economisti dell’energia in questo dibattito”. In questo quadro, la riflessione di Marghella sull’analisi parte da due dati importanti: la produzione da carbone è ai minimi storici e quella da gas sta aumentando fino ai massimi mai riscontrati.

Sostegno alle Fer, progettazione degli impianti a gas di punta in sostituzione delle centrali a carbone in vista del phase-out e rilancio degli investimenti nelle rinnovabili sembrano essere parole chiave per l’attuazione degli obiettivi prefissati al 2030. “Gli obiettivi sono sfidanti, lo sappiamo, lo ripetiamo – ha aggiunto Marghella – Si tratta di raddoppiare la potenza eolica e solare al 2030 con anche un corrispondente aumento della producibilità di ciascun megawatt soprattutto per il solare”. “Lo studio si concentra su tre punti essenziali: analisi del mercato delle Fernp in Italia, studio delle prospettive tecnologiche, proposte per realizzare gli obiettivi di sviluppo delle Fernp”.

Ne è seguita poi una riflessione sulle problematiche per lo sviluppo delle Fernp principalmente legata al prezzo degli investimenti che non riusciranno ad essere attrattivi se non si agirà sui meccanismi di remunerazione, se non si effettueranno interventi sulle centrali non remunerative o altri investimenti che facciano in modo che il prezzo di equilibrio non rappresenti più un problema.  Spiega Marghella: “O si cambia mercato, oppure si sostengono le Ferp con degli incentivi. In prospettiva si può pensare che i mercati funzioneranno con l’accumulo diffuso in maniera tale da superare l’intermittenza delle fonti rinnovabili non programmate”.

Abbassare i costi dell’integrazione, dunque con riforme di mercato significa incidere sul futuro del mercato elettrico. Gli accumuli sono un punto chiave di questa prospettiva al 2030. Senza dimenticare che è necessaria una diversificazione delle fonti di ricavo per potenziare tali tecnologie. Per questo, come ribadito dallo studio, è necessaria, per gli anni a venire,  una riforma ancora più radicale del mercato per gli anni a venire e renderlo stabile.

Se Fabio Bulgarelli ha sottolineato “la forte crescita dell’eolico e del fotovoltaico che deve continuare perché il 2030 è uno step intermedio per le strategie della decarbonizzazione entro il 2050”, Lucia Bormida ha ricordato “l’importanza del repowering e dello sviluppo dei sistemi di accumulo”. È in atto un passaggio da un sistema tradizionale “monodirezionale” (produzione →trasmissione→distribuzione→ carichi) a un sistema più complesso e integrato con flussi di energia elettrica a più direzioni, ad alta volatilità e bassa prevedibilità. Per questo, i principali Transmission System Operator europei come Terna, ad esempio, stanno ridisegnando strategie e investimenti sulle reti, tenendo conto soprattutto del forte impatto dello sviluppo delle rinnovabili.

Al di là delle questioni poste, un dato è rilevante: si auspica un coordinamento tra le diverse parti, una cabina di regia comune o, ancora meglio “un ministero per l’energia e per il clima” per l’attuazione di parole cardine come sostenibilità e salute. Per fare dell’Italia, un paese davvero all’avanguardia. Senza scelte condivise, viene ribadito il ruolo determinante di piena sinergia che attuarsi in questa proipsettiva tra Stato e Regioni, decarbonizzazione e nuove strategie energetiche rischiano di complicarsi in un paese già complesso di suo. Su certi fronti del paradosso, 2030 e 2050 sono scadenze che potrebbero rivelarsi anche troppo vicine.

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