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Free soul on the road: Elisabetta e La luna che sorride a Damasco

Free soul on the road, la storia di una passione infinita per i viaggi e per la Siria. Il suo libro, La Luna sorride a Damasco. Elisabetta Frega è autrice del volume che racconta la Siria prima della guerra, una viaggiatrice che invita a scoprire le meraviglie del pianeta. Anche quelle vicino casa e dei nostri territori più a portata di "click". L'intervista

Free soul on the road, Elisabetta Frega e quella voglia di far vedere la parte migliore del nostro pianeta. Il suo volume, La luna sorride a Damasco, racconta la sua esperienza in Siria prima della guerra. Ha nel sorriso, uno stigma d’entusiasmo. La meglio gioventù. In questa intervista è più facile capire quella sindrome chiamata “wanderlust” e perché, come spiega, citando Goethe, “la bellezza è negli occhi di chi guarda

Elisabetta Frega è nata a Santa Margherita Ligure e cresciuta a Rapallo. Ha frequentato il liceo classico per poi laurearsi in lingue e letterature straniere. Si è specializzata nello studio della lingua araba che ha perfezionato presso l’Università di Damasco, in Siria, dove ha vissuto prima della guerra e dove si è recata due volte.

Da questa duplice esperienza nasce il suo primo libro La luna sorride a Damasco, Un viaggio nella Siria che era edito da Alpine Studio. Rientrata in Italia ha iniziato a lavorare per Costa Crociere a Genova e, dopo essersi trasferita per amore a Levanto, ha iniziato a lavorare per un tour operator locale specializzato nel turismo incoming.

Spinta dalla curiosità e dalla voglia di conoscere il mondo, ha visitato più di 40 Paesi, affascinata dalle differenze nelle culture e tradizioni, affrontando talvolta avventure memorabili, oltre la zona di comfort. Sul web, conosciuta come Free Soul On The Road, condivide queste esperienze di viaggio per ispirare altri viaggiatori a scoprire le meraviglie del nostro pianeta.

Negli ultimi anni si è dedicata alla promozione della sua terra, la Liguria, facendone conoscere le bellezze, condividendo contenuti di valore sui suoi principali canali social e collaborando con enti del turismo locali. Il suo sogno è quello di riuscire a lavorare assieme ad enti del turismo nazionali ed internazionali per promuovere le bellezze del nostro pianeta, cercando di trasformare i turisti in viaggiatori.

Elisabetta, Free soul on the road, partiamo dal tuo volume La Luna sorride a Damasco

La luna sorride a Damasco, un viaggio nella Siria che era è il racconto della mia duplice esperienza vissuta in Siria, prima della guerra, cominciata quando avevo poco più di 19 anni. Il libro è suddiviso in due parti che corrispondono rispettivamente al primo viaggio in Siria avvenuto nel 2008 e al secondo, durato circa 5 mesi e avvenuto nel 2011.

Elisabetta a Palmira, sullo sfondo il Tetrapilo e la Grande via Colonnata

Mi recai a Damasco per approfondire la conoscenza della lingua araba che avevo iniziato a studiare presso la facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Genova e quella fu la prima volta per me fuori dall’Europa. Fu una vera e propria scoperta di un mondo nuovo, totalmente diverso da ciò a cui ero abituata, ma che mi colpì talmente tanto da far scaturire un’incontenibile voglia di tornare.

Così, rientrata in Italia e terminato il mio percorso di studi, decisi di partire una seconda volta per trascorrere a Damasco un periodo di tempo più lungo, continuando a perfezionare le conoscenze linguistiche frequentando altri corsi all’Università di Damasco. Il secondo viaggio mi ha permesso di rivedere alcuni dei luoghi che avevo amato di più durante la mia prima esperienza, esplorare più a fondo il Paese e spostarmi anche nei vicini Libano e Giordania.

Il caso ha però voluto che mi trovassi in Siria proprio agli albori di quel conflitto che l’avrebbe segnata per sempre. La luna sorride a Damasco, oltre ad essere un racconto di viaggio, è anche la testimonianza ed il ricordo di luoghi che ormai non esistono più: tra questi, lo straordinario sito archeologico di Palmira, che era uno dei più importanti del Medio Oriente e che purtroppo è stato quasi completamente distrutto dalle forze dell’ISIS.

Che paese hai trovato?

La prima cosa che mi viene in mente se ripenso alla Siria è sicuramente l’atmosfera accogliente e ospitale che si respirava in ogni angolo del Paese. La gente è straordinaria. Durante entrambe le permanenze a Damasco ho vissuto con famiglie del posto e questo mi ha permesso di conoscere meglio le abitudini, le tradizioni, gli usi e i costumi del popolo siriano.

Ricordo che a tratti mi sembrava un po’ strana la sensazione di sentirmi a casa in un paese così diverso da quello in cui ero nata, ma credo sia proprio questa la magia del viaggio. Ti permette di allargare i tuoi orizzonti, abbattere i pregiudizi e scoprire realtà uniche e preziose. Ovviamente sono rimasta stregata anche dalla meraviglia del patrimonio artistico e culturale della Siria: la moschea degli Omayyadi a Damasco ad esempio è di una bellezza che toglie il fiato.

Dal tuo blog Free soul on the road, si evidenzia tutto il tuo gusto per “avventure fuori dall’ordinario”. Vogliamo parlarne?

Sono sempre stata attratta da esperienze insolite e un po’ avventurose e credo che questo sia dovuto al fatto che fin da bambina i miei idoli fossero Indiana Jones e Lara Croft di Tomb Raider. Quindi “da grande” ho provato a seguire le loro orme, ma a modo mio. A questo si deve aggiungere la costante voglia di mettermi alla prova e quindi anche i miei viaggi sono diventati in parte avventure e in parte sfide personali.

Ho sempre riconosciuto una netta distinzione tra il viaggio e la vacanza: a me non è mai interessato fare una vacanza, ossia trascorrere una settimana o più giorni in uno o più posti per rilassarmi o riposarmi. Mi sono sempre detta che mi sarei riposata una volta in pensione (forse). Ciò che desideravo fortemente invece, era vivere esperienze memorabili.

Isole Gili in Indonesia

Probabilmente sarei rientrata dal viaggio stanca e provata, ma poco importava. Così ho fatto del mio meglio per sfruttare al massimo i giorni di ferie a disposizione, per partire alla scoperta di luoghi meno frequentati dal turismo di massa e fuori dal comune per conoscere culture differenti e panorami insoliti. Volevo che il viaggio oltre ad un’esperienza indimenticabile, fosse anche un’occasione di arricchimento e crescita personale.

Quale messaggio vuoi diffondere con i tuoi viaggi e quale viaggio ti rappresenta di più?

Ciò che vorrei riuscire a trasmettere attraverso il mio modo di viaggiare, attraverso il mio blog, i miei canali social (e anche attraverso il mio libro) è l’idea che il mondo non sia un luogo terribile e spaventoso come spesso viene descritto dai media. Vorrei che arrivasse il messaggio che “diverso” non deve aver per forza un’accezione negativa, perché le differenze sono belle, ci rendono unici, ed è proprio nella diversità che spesso si cela la meraviglia. Sono fermamente convinta che il viaggio abbia un ruolo fondamentale in questa importante presa di coscienza e se non si può viaggiare fisicamente, la lettura diventa essenziale.

In India

C’è poi un’altra cosa che vorrei trasmettere alla mia community, ossia quella di allenarsi a trovare la meraviglia anche nel quotidiano, scovare qualcosa di bello dietro casa, perché è inutile cercare la bellezza in capo al mondo se non si sanno apprezzare le piccole cose che ci circondano. Per questo sono d’accordo con l’affermazione di Goethe “La bellezza è negli occhi di chi guarda”. Per quanto riguarda il viaggio che mi rappresenta di più, probabilmente sceglierei quelli che ho fatto nel Sud Est Asiatico, in primis Cambogia e Vietnam zaino in spalla.

Sei sempre alla ricerca del “non turistico”? Cosa significa davvero essere viaggiatori e non turisti?

Credo che la differenza tra turista e viaggiatore stia nel modo di viaggiare. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, posso dire che il turista generalmente tende a scegliere mete già note e testate da altri, magari suggerite da amici o parenti o dalle mode del momento, senza discostarsi troppo dalla propria zona di comfort. Il viaggiatore è invece colui che è alla ricerca dell’insolito, di rotte poco battute e che non vede l’ora di lasciare la propria comfort zone per vivere qualcosa di diverso.

Sono due maniere differenti di approcciarsi al viaggio e tra le due, mi sento molto più a mio agio a rivestire i panni della viaggiatrice. Questo perché di un luogo mi piace scoprirne le varie sfumature, conoscerne sia gli aspetti positivi che negativi, per avere una visione completa e a 360 gradi della meta visitata.

Quando sono stata in India ad esempio, ho scelto di viaggiare in treno nella cosiddetta Sleeper Class (la terza classe). Lo feci non tanto per risparmiare sul viaggio (il costo del biglietto del treno aveva una differenza di pochi euro cosa che per noi italiani era una cifra irrisoria), ma decisi di affrontare questa esperienza proprio per vedere con i miei occhi alcuni aspetti dell’India “vera”. Se avessi scelto, anziché di muovermi principalmente in autonomia, di spostarmi con viaggi organizzati, sicuramente avrei visto ugualmente i luoghi meravigliosi che ho visitato e sarei stata notevolmente più comoda, ma mi sarei persa tutto il resto.

Non avrei sperimentato l’altra faccia dell’India, fatta sia di estrema povertà, ma anche di incredibile accoglienza. Non avrei avuto modo di entrare nelle case della gente del posto e fare quattro chiacchiere con loro, conoscere spaccati di vita quotidiana che hanno arricchito notevolmente questa mia esperienza. Durante i miei viaggi mi è capitato anche di visitare località molto turistiche, però quello che cerco in un viaggio non si riduce soltanto ad una foto scattata davanti al monumento simbolo di una città, che poi ovviamente la facciamo tutti e non c’è nulla di male nel volersela fare.

Quando hai cominciato a partire e quale la molla che ha scatenato il tuo desiderio di mettersi in movimento? E come ti organizzi per il viaggio che per la meta da scegliere

La vera molla che ha scatenato il mio desiderio di mettermi in movimento credo sia stata proprio il viaggio in Siria. Sicuramente ci sono stati anche altri fattori che hanno influito parecchio, come ad esempio i racconti del cugino di mio papà che, una volta in pensione aveva deciso di dedicare il suo tempo a girare il mondo partendo con uno zaino minuscolo con dentro l’essenziale e spostandosi con mezzi di fortuna. Poi sono sempre stata una persona curiosa, da bambina mi piaceva moltissimo guardare i documentari e sono certa che questo abbia contribuito ad accendere in me la voglia di allargare i miei orizzonti.

In Lapponia tra le renne a Inari

È stato però dopo l’esperienza in Siria che ho cominciato a viaggiare, e per un periodo di tempo l’ho fatto anche per lavoro perché mi capitava di dover fare delle trasferte sulle navi da crociera per la compagnia per la quale lavoravo. Per quanto riguarda la scelta della destinazione, tempo fa avevo fatto una lista con sopra scritti alcuni dei luoghi che sicuramente avrei voluto visitare nella mia vita e pian piano, a seconda degli impegni lavorativi, del periodo in cui posso partire e del tempo a disposizione, sto cercando di completarla. Sono tutte destinazioni non molto convenzionali, ma che mi affascinano parecchio proprio per questo. In questo elenco ci sono mete come il Bhutan e il Myanmar dove spero di riuscire ad andare presto.

Per quanto riguarda l’organizzazione cerco di fare il tutto in autonomia, perché adoro programmare i viaggi. Mi sembra di essere già dall’altra parte del mondo mentre sto pianificando le mete e gli spostamenti. Valuto con attenzione le distanze tra le varie località in modo da capire quanto tempo sia necessario per spostarsi da un luogo all’altro e quanto tempo dedicare ad una meta senza dover fare il classico “mordi e fuggi”. Ovviamente bisogna prendere in considerazione anche il periodo dell’anno in cui le condizioni meteo sono più favorevoli perché vorrei evitare il brutto tempo il più possibile. Purtroppo però a volte può capitare che le cose non vadano come ci si aspetta, come quando ad esempio mi trovavo nelle Filippine con il mio compagno e siamo dovuti scappare da ben 3 tifoni.

La tua visione del mondo? Raccontiamo il tuo sogno, Rapa Nui

Quando ero piccola, come ti dicevo, mi piaceva moltissimo guardare documentari e ascoltare i racconti di chi era stato in terre lontane, cosa che tra l’altro mi affascina ancora adesso. Avevo sentito parlare di tanti luoghi, che mi incuriosivano parecchio, ma ce n’era uno in particolare che aveva attirato la mia attenzione più degli altri. Si trattava di un’isola situata nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico e che ai tempi era considerato uno dei luoghi meno accessibili al mondo. Quest’isola era inoltre avvolta da un’aura misteriosa perché sembrava che nessuno conoscesse con certezza lo scopo e l’origine delle enormi statue, i Moai, che si trovavano in questo luogo così remoto. Questo posto era Rapa Nui, l’Isola di Pasqua.

Ognuno porta nel cuore almeno un sogno che spera di poter realizzare nella vita, il mio era quello di riuscire ad andare a Rapa Nui. Rispetto a quando ero bambina il turismo è cambiato molto e viaggiare è diventato molto più semplice, le distanze si sono accorciate e i luoghi che un tempo erano ritenuti inaccessibili come Rapa Nui, oggi non lo sono più così tanto. Dentro di me sapevo che prima o poi sarei riuscita a realizzare questo mio sogno, dovevo solo aspettare che arrivasse il momento giusto. Qualche anno fa, quando lavoravo in un’agenzia di viaggio, mi si è presentata l’occasione. Ho fatto tantissime ore di straordinario e alla fine, per i miei 30 anni, sono riuscita a regalarmi un viaggio in Cile durante il quale ho visitato anche l’Isola di Pasqua. È stato davvero emozionante mettere piede in quella terra che ho sempre desiderato fortemente raggiungere. A tratti facevo fatica a crederci, ma era successo, avevo realizzato il mio sogno ed ero riuscita a vedere con i miei occhi i Moai.

Riusciremo a viaggiare in maniera davvero sostenibile, come viaggi, cosa fai per l’ambiente e in quali dei paesi che hai attraversato questo tema è più e meno sentito?

Quando viaggio prediligo spostarmi con i mezzi pubblici e a dire il vero, mi capita di essere spesso pessimista in merito a questo tema. Questo pessimismo deriva dalle esperienze vissute principalmente in Asia e nel Sud Est Asiatico, terre che ho adorato, ma che riconosco abbiano alcune note estremamente dolenti per quanto riguarda la sostenibilità.

Porto l’esempio dell’India dove le contraddizioni sono davvero eclatanti. Com’è possibile che di fianco all’ingresso del Taj Mahal, una delle nuove sette meraviglie del mondo ci siano così tanti rifiuti? D’altra parte mi sono spesso domandata come si possa pensare di aiutare le persone del posto a capire che è sbagliato buttare qualsiasi cosa fuori dal finestrino del treno, lasciare rifiuti per strada, quando ci sono delle vere e proprie discariche a cielo aperto sparse praticamente ovunque e a nessuno sembra importare, perché pare sia “normale”.

Mi sono sentita poi estremamente a disagio anche a Manila, nelle Filippine, dove mi sono trovata di fronte un sovraffollamento tale da far rabbrividire. In una città grande quanto un quarto di Milano, vivono quasi 2 milioni di persone. Qui forse non ci rendiamo conto del problema del sovraffollamento globale, ma vedere così tanta gente mi ha fatto riflettere su quanto sia impossibile che le risorse del nostro pianeta siano sufficienti per tutti.

Rimanendo invece vicino a casa, mi rattristo nel vedere come anche sui sentieri che spesso percorro nelle mie zone le persone lascino qualsiasi genere di rifiuti. O ancora quando incontro persone che fumano sui sentieri lasciando i mozziconi in giro (che già di per sé non va bene) soprattutto nei periodi come questo, in cui non piove da moltissimo tempo ed il rischio incendi è altissimo. Non so se chiamarlo menefreghismo o idiozia, ma poco cambia.

Nel mio piccolo quando mi capita di andare a fare trekking cerco di togliere dalla natura (quando possibile) i rifiuti che le persone lasciano in giro e fortunatamente ci sono tanti ragazzi giovani che fanno lo stesso, che organizzano escursioni proprio con lo scopo di ripulire i sentieri o giornate dedicate a ripulire le spiagge, quindi forse c’è ancora speranza.

Cosa bisogna fare per non lasciarsi risucchiare dalla quotidianità se però non si ha la possibilità frequente di lasciare tutto e partire? Come “viaggi” quando non parti?

Può capitare a tutti che ci siano momenti in cui ci si senta assorbiti dalla routine; quando questo accade ci si ritrova spesso risucchiati in un vortice di sentimenti spesso negativi che portano alla noia e all’insoddisfazione. Diventiamo indifferenti ad ogni stimolo esterno, perdendo l’interesse per ogni cosa. Altre volte invece vorremmo poter partire, ma diverse circostanze lo rendono impossibile. Il mio suggerimento per ritrovare un po’ di serenità, è quello di prendere una boccata d’aria e provare a riscoprire le bellezze che si hanno anche vicino a casa.

Portovenere

Proviamo un attimo immaginare di essere una persona straniera che scelga di trascorrere qualche giorno di vacanza in Italia, magari proprio nella città dove viviamo. Che cosa si potrebbe suggerire di vedere o fare a questa persona? Sicuramente ci sarà qualcosa di interessante da vedere nel luogo in cui viviamo, o magari qualcosa di bello che si trova nelle vicinanze.

Quindi seguiamo quegli stessi suggerimenti che daremmo a qualcun altro, e facciamo finta di essere noi quel viaggiatore o quella viaggiatrice che viene per la prima volta nella nostra città. Tentiamo di cercare l’insolito anche nel quotidiano, lasciamoci guidare dalla curiosità e dal desiderio di scoprire e conoscere meglio il nostro stesso territorio. Sono certa che ci siano angoli delle città dove siamo nati e cresciuti, che non abbiamo mai visto. In questa ricerca della bellezza nell’ordinario, nel mio caso la passione per la fotografia ha un ruolo fondamentale.

Caletta di Lerici

La fotografia mi ha infatti in un certo senso “allenata” a scovare le piccole meraviglie anche vicino a casa. Essendo abituata a scattare fotografie di viaggio, il mio occhio ormai si è abituato a soffermarsi anche su dettagli che spesso passano inosservati, ma che possono diventare delle vere e proprie meraviglie nascoste. Quindi quando andate a fare i viaggiatori “in casa vostra” portatevi qualcosa per scattare le foto.

Programmi per l’estate e progetti letterari per il futuro?

Oggi presenterò il mio libro a Sommacampagna, a Villa Venier, vicino a Verona e sto cercando di organizzare qualche presentazione anche in Liguria, ma credo che slitteranno tutte a settembre o in autunno. Al momento sto lavorando ad un progetto letterario legato al trekking e al mio territorio e non vedo l’ora di portarlo a termine per poterne parlare di più. Ovviamente ho anche molte altre idee in mente, mi piacerebbe ad esempio scrivere un libro nel quale racchiudere le esperienze di viaggio più belle che ho vissuto in questi anni.

Oltre a viaggiare, di cosa ti occupi nella vita e quali sono altre tue passioni

Sono laureata in Lingue e Letterature Straniere, parlo 5 lingue e attualmente lavoro come receptionist stagionale in un Hotel nel paese in cui vivo. Oltre ai viaggi adoro fare escursioni nella natura, passeggiate nel verde e sono fortunata a vivere in una regione il cui territorio offre tutto questo. Come dicevo, sono anche appassionata di fotografia e non esco mai senza avere con me qualcosa per scattare foto. Il più delle volte porto con me la macchina fotografica, ma se non è possibile per motivi di spazio, mi accontento dello smartphone.

Come si diventa autentici e rinomati travel blogger come sei tu?

Il travel blogger è la persona che possiede un blog di viaggi all’interno del quale condivide le proprie esperienze di viaggio per ispirare la sua community di lettori. Maggiore è la sua community e più solido il rapporto con essa, maggiore sarà l’impatto sulla stessa.

Per questo motivo enti del turismo, hotel e tour operator scelgono di lavorare con i travel blogger: si tratta di marketing. Il travel blogger ad esempio prova un’esperienza proposta da un ente del turismo e la racconta alla sua community. Le persone che fanno parte di questa community possono restarne tanto incuriosite e affascinate da scegliere di trascorrere proprio in quella località raccontata dal travel blogger le proprie vacanze per vivere la stessa esperienza.

Vernazza

Chi sceglie di iniziare questo lavoro deve avere ovviamente delle buone doti di scrittura, deve conoscere la SEO (saper scrivere per i motori di ricerca), deve avere una buona dimestichezza con la gestione e/o creazione di un sito web, avere un’ottima conoscenza e dimestichezza nell’utilizzo attivo dei social, deve saper fare foto e saperle post produrre, possibilmente deve essere in grado di realizzare video coinvolgenti, avere una buona dialettica per riuscire a intrattenere la sua community, essere creativo per realizzare contenuti sempre nuovi e interessanti per il proprio pubblico…e molto altro.

È inoltre fondamentale essere costantemente aggiornati sulle novità relative al web e soprattutto ai social. Chi svolge questo tipo di attività non può rimanere indietro neanche per un secondo ed è importantissimo che sia sempre al passo con i tempi ed abbia una certa elasticità nell’affrontare in maniera positiva i repentini cambiamenti che ci sono sui social e online. Trovo inoltre che sia altrettanto importante formarsi, leggendo libri, manuali o partecipando a corsi che permettano di ampliare le proprie conoscenze.

Parliamo della nostra Italia. Tu sei ligure. Come racconti la tua regione?

Ho iniziato a parlare sui social e sul mio blog della mia regione in seguito alla Pandemia. Per quanto amassi raccontare le esperienze vissute in terre lontane, mi sono resa conto che in un momento storico in cui viaggiare era per tutti diventato impossibile, parlare di destinazioni a lungo raggio non aveva molto senso.

Così mi sono concentrata sulla mia regione ed ho iniziato a parlare dei borghi vicino a casa, dei percorsi nella natura, degli itinerari di trekking e delle località più suggestive, ma anche di alcune chicche nascoste. Ho deciso poi di approdare anche su YouTube: sebbene mi fossi accaparrata il nome diversi anni fa, non avevo condiviso alcun video, mentre adesso ci sono clip che riguardano principalmente i sentieri più belli delle mie zone.

Questo cambio di rotta è stato una mossa vincente che mi ha permesso di ampliare notevolmente la mia community. Ora non sono seguita soltanto da chi ama viaggiare in solitaria verso destinazioni insolite, ma sono riuscita anche a far appassionare il mio pubblico alla mia regione. Mi capita spesso infatti di ricevere messaggi da parte di persone che, dopo aver visto un mio Reel su Instagram o letto un mio post sul blog, abbiano deciso di trascorrere le proprie vacanze proprio in Liguria.

Nel tuo blog tra i libri consigliati ce n’è uno che parla della Russia in Transiberiana. Prossimo viaggio?

Non ti nascondo che quello è un viaggio che farei molto volentieri, deve essere un’esperienza incredibile. Al momento ho qualche idea, ma non ho ancora scelto la mia prossima destinazione. Sicuramente mi piacerebbe tornare nel Sud Est Asiatico per rivedere alcuni posti dove ho lasciato il cuore, come ad esempio il sito archeologico di Angkor in Cambogia. Però ci sono poi anche un sacco di altri luoghi in cui non sono ancora stata che vorrei visitare, ma al momento non ho ancora deciso.

Per concludere, la tua “visione del mondo”?

Quando viaggio mi piace molto cercare di entrare il più possibile in contatto con gli usi e costumi locali. Per questo amo anche provare i piatti tradizionali di una località sebbene non sempre incontrino i gusti e i sapori ai quali siamo abituati in Italia o in Europa.
Tra le specialità più strane che ho provato ci sono sicuramente le tarantole fritte o le larve che assaggiai in Cambogia, oppure il “Balut Egg” che ho provato in Laos.

El Tatio in Cile

Rimanendo nell’ambito degli aneddoti e delle curiosità legate al mondo dei viaggi e al mio modo di immergermi totalmente nell’esperienza che sto vivendo, quando ero in Cile ho masticato le foglie di coca per farmi passare il “mal d’altitudine”. Mi trovavo vicino a San Pedro de Atacama e lì ci si trova a raggiungere anche punti in cui si oltrepassano i 3 mila metri di altitudine. Non essendo abituata a questa altezza, ricordo che il primo giorno avevo sofferto di forti mal di testa, dolori che non passavano prendendo le medicine che ero solita prendere in Italia e che mi ero portata con me. Così la mia guida mi suggerì di provare a masticare le foglie di coca – ci tengo a precisare che è una cosa totalmente legale in Cile – e devo dire che mi hanno fatto passare subito questo malessere dovuto all’altitudine.

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