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Friluftsliv, stare all’aria aperta per trovare pace e benessere

Friluftsliv, il termine norvegese: vivere all'aria aperta per stare meglio con se stessi e rigenerarsi nel fisico e nella mente.

Friluftsliv. Che significato ha questa parola quasi impronunciabile? Vivere all’aria aperta, un concetto filosofico importante che dobbiamo alla Norvegia e che assume un significato oggi particolarmente importante

Friluftsliv, letteralmente “vivi all’aria aperta”, una pratica profondamente radicata in Norvegia e nei paesi scandinavi che ci riporta alla sensazione di salute e di benessere che proviamo (in maniera incontestabile) quasi ci troviamo a camminare in messo al verde, al silenzio di un paesaggio rilassante o a contatto con gli alberi di un bosco.

Un concetto che lega la felicità alle immersioni in un ecosistema sano e che possiamo decisamente prendere in prestito, nonostante i capricci del tempo, le notizie deprimenti che ci affollano la mente e che provengono da un’informazione spesso in cerca di audience e senza starci troppo a stressare con i cambiamenti climatici che, tanto, non li risolveremo stando chiusi in casa (come vorrebbero).

Per non parlare poi di quell’impreteribile esercizio di convivenza con la pandemia che ancora ci snerva e con tutti coloro che, per un motivo o per un altro, ci “affliggono” l’esistenza con il loro poco pertinente equilibrio (farebbe molto bene anche a loro un bel po’ di Friluftsliv). Insomma, Friluftsliv come Resistenza a oltranza.

Friluftsliv, un vero e proprio stile di vita anzi una rivoluzione

Friluftsliv è la celebrazione della vita all’aria aperta, indipendentemente da “che tempo farà”. Oltretutto, in questo momento, evitare la Sindrome della Capanna può fare bene al nostro fisico e alla nostra psiche.

Friluftsliv è, dunque, un vero e proprio uno stile di vita, una “weltanshauung”, una visione del mondo esistenziale e filosofica che ci riporta a pensatori come Schopenauer, Nietzsche e Kierkeegard che facevano del camminare in mezzo alla natura una celebrazione orgasmica del vivere con saggezza. Con buona pace di Nuanda e del suo liberatorio Yooop. Attenzione, però, che Friluftsliv non è fare sport all’aperto come isterici in preda a una malinterpretata idea di rimanere giovani sempre, non è l’outdoor compulsivo per essere tutti “implacabili vincitori” non si sa bene di cosa, non è l’essere tarantolati e correre come Manson dopo un acido in cerca di inutili visioni.

No, Frilutftsliv è un’esperienza più profonda che attiene a qualcosa di probabilmente più “colto” ossia più consapevole: connessione con l’ambiente circostante e armonia con la natura, regolare il nostro ritmo a quello del Creato, nelle sue espressioni migliori, per il nostro benessere fisico e spirituale.

Un termine utilizzato da Ibsen

Il primo ad utilizzare questo termine, nel 1850, fu il drammaturgo e poeta norvegese, Henrik Ibsen per dare forma a quell’idea di benessere che il contatto con la natura (e la lontananza dalle moltitudini) creava.

La cultura del “contatto con la natura” ha origini profonde nei paesi scandinavi. Tanto è che è in vigore il cosiddetto allmansrätten, ovvero il diritto camminare e accamparsi praticamente in qualsiasi posto purché si dimostri di avere rispetto per l’ambiente e i luoghi in cui ci si trova.

In Svezia e in Finlandia esistono agevolazioni fiscali per le aziende che incentivano il friluftsliv (proprio come da noi che rischiamo di essere tassati anche per eccesso di flatulenze. In Scandinavia, sovvenzionano le attività o le attrezzature sportive dei dipendenti, e prevedono incentivi ai dipendenti che vanno al lavoro in bici o a piedi. (Altri mondi proprio).

Oggi, con il termine Friluftsliv si intende qualcosa di più largo, purché sia attività all’aria aperta: dalle corse in pausa pranzo nei boschi (c’è chi può), al pendolarismo in bicicletta, ai campeggi nella natura selvaggia (esclusi i monopattini per evidente idiosincrasia e inconciliabilità tra la bellezza della natura e la frivolezza del mezzo).

Aria aperta uguale serenità, gli studi lo confermano

Non importa se piove o fa freddo, per essere più sereni si deve stare all’aria aperta. Per gli esperti passare del tempo all’aria aperta ci dona sensazioni di benessere e buonumore a 360 gradi. Secondo un documento pubblicato nel 2019 dalla rivista Nature trascorrere solo due ore a settimana in ambienti naturali come parchi o spazi verdi aiutare a stare meglio e a compensare gli squilibri provocati dalla pandemia.

Che aspettiamo, allora, a metterci “in marcia”, visto che è quasi primavere? Per Netflix o per stare su Facebook, ( e per ascoltare tutto il giorno tante tristi notizie) c’è sempre tempo. Stando all’aria aperta, magari, si diventa anche più solidali ed empatici verso il prossimo. Perché, appunto, si impara anche a stare meglio con se stessi.

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