sabato, Aprile 17, 2021
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HELP the Ocean, l’installazione che è un grido di allarme

L’installazione HELP the Ocean, opera dell’artista Maria Cristina Finucci, posta sui resti della Basilica Giulia nel Foro Romano dove rimarrà sino al 29 luglio, intende rivolgere a di turisti e cittadini romani un grido d’allarme sullo stato del nostro pianeta.

Durante la giornata dedicata alla salvaguardia del mare e degli oceani vi abbiamo accennato a questa particolare opera. L’opera fa parte del ciclo, iniziato dall’artista nel 2013, con la fondazione di un nuovo Stato Federale, il Garbage Patch State, il secondo Stato più vasto al mondo con i suoi 16 milioni di kmq, che comprende le cinque principali “isole” di plastica presenti negli oceani.

Con la promozione del Parco Archeologico del Colosseo e il supporto della Fondazione Bracco, Maria Cristina Finucci ha voluto realizzare l’installazione “HELP the Ocean” in uno dei luoghi più simbolici e sacri dell’antica Roma e tra i più visitati al mondo.

HELP the Ocean, il progetto

L’opera è composta da 76 elementi che formano le quattro lettere della parola HELP. Sono gabbioni Maccaferri in rete metallica di dimensioni – 1m x 2 m x1m – vuoti all’interno e foderati da pannelli di rete rossa come quella che si usano per vendere le arance, contenenti tappi di plastica. L‘opera vuole simboleggiare un ritrovamento archeologico che potrebbe essere un giorno emblematico della nostra era, ribattezzata quindi come l’“età della plastica”.

“È passato ormai qualche anno da quando ho iniziato a guardare gli oggetti di plastica, ormai disseminati su tutta la superficie terrestre e ancor più nei mari, con gli occhi di un archeologo del futuro che probabilmente li considererà preziosi reperti, anche se non certamente rari, utili a raccontare la storia dell’”età della plastica, l’epoca in cui viviamo  – spiega Maria Cristina Finucci – Nel 2016 ho realizzato una installazione che riproduceva le rovine di un grande insediamento sull’isola di Mozia (Trapani) costituito da blocchi uguali in dimensione a quelli delle adiacenti le rovine fenicie, però di plastica invece che di pietra.

L’ipotetico archeologo del futuro, che nella mia narrazione effettua il fortunato ritrovamento nel 4016 d.C. non riesce a classificare questi reperti perché diversi da quelli delle comuni discariche. Qui il materiale era organizzato ed omogeneo, non buttato alla rinfusa. Solo durante il suo viaggio di ritorno con la navicella spaziale – perché probabilmente tra duemila anni il genere umano sarà estinto – guardando dall’alto, l’archeologo riesce a leggere la parola HELP, un deliberato ed organizzato grido di aiuto della nostra civiltà.

Il mio racconto continua e questa volta ha come teatro il sito archeologico più importante al mondo: il Foro Romano. Gli scavi dell’archeologo del futuro anche questa volta hanno portato alla luce un altro HELP, molto simile a quello ritrovato a Mozia, una serie, dunque. Si apre così un mistero”.

L’impianto architettonico richiama la sintassi costruttiva dell’architettura antica romana ma il cui materiale da costruzione non è la pietra bensì la plastica. Solo da una visione dall’alto però si potrà notare che questa peculiare costruzione forma le quattro lettere della parola HELP, la richiesta di aiuto di un’intera epoca storica, la nostra, consapevole del proprio avviato processo di autodistruzione. Questa la narrazione suggerita dall’artista, particolarmente originale nella forma e fantasiosa nella sostanza.

Un grido d’allarme

Di notte la gigantesca scritta, si illumina e risulta visibile anche da via dei Fori Imperiali. “HELP è un grido d’allarme – aggiunge l’artista – che non si limita alla pur importante questione ambientale, ma pone al centro l’individuo e l’intera vita sul pianeta, in cui l’ambiente è legato indissolubilmente alle risorse naturali, alla salute, all’alimentazione, alla povertà, alle disuguaglianze, ai diritti umani, alla pace”.

È una conferma della necessità di un lavoro comune per raggiungere gli obiettivi dell’agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite – che il Garbage Patch State ha sottoscritto ufficialmente il 22 Aprile scorso – come pure quelli dell’enciclica papale Laudato si’. Help, dunque, è un grido di aiuto ma anche un invito alla speranza.

“La nostra speranza – ha sottolineato Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo durante la prersentazione dell’opera – è che l’area archeologica più importante e visitata in Italia possa coinvolgere il pubblico nazionale e internazionale sul significato fondante della memoria del passato, conservata nel DNA degli ambienti e dei paesaggi, sia quelli naturali, sia quelli plasmati dall’uomo; solo un uso corretto potrà garantire la conservazione del Pianeta e quindi potrà dare un futuro al nostro
passato”.

“L’inquinamento dei mari e degli oceani del nostro Pianeta è un problema gravissimo – ha dichiarato la Sindaca di Roma Virginia Raggi – Non possiamo girare lo sguardo davanti a questo spaventoso disastro ambientale. Roma, la Città Eterna, ospita nel suo cuore archeologico, i Fori imperiali, l’opera “Help the Ocean” di Maria Cristina Finucci che vuole sensibilizzare tutti sul tema dell’inquinamento dei mari, purtroppo avvelenati dalla plastica e dai rifiuti”.

Siamo orgogliosi di sostenere questo progetto di altissimo valore culturale e scientifico – ha affermato Diana Bracco, Presidente di Fondazione Bracco  Un’installazione straordinaria che sensibilizza il grande pubblico in modo emozionante sul tema drammatico dell’inquinamento causato dai rifiuti plastici dispersi negli oceani”.

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