Hitler, l’idea della “razza eletta” anche con gli animali: lo rivela un libro

Hitler, l'idea della "razza eletta" anche con gli animali: lo rivela un libro. Diverse fonti ormai demoliscono l'idea del nazismo ecologista e amico degli animali. Come il volume appena uscito dello scrittore e saggista JanMohnhaupt. Per l'autore, nell'ideologia nazista, anche con gli animali, c'era la divisione in vite degne e in vite prive di valore. Cani, cavalli, lupi e leoni erano animali da considerarsi superiori, i gatti animali degli ebrei

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Razzisti anche con gli animali, i nazisti. A dirlo è Jan Mohnhaupt, giornalista e saggista, nel volume “Tiere im Nationalsozialismus” appena uscito in Germania (purtroppo al momento disponibile solo in tedesco) con la casa editrice Hanser Verlag (pp. 288, euro 22).

Di questo libro si è raccontato in un interessante articolo apparso ieri sul Corriere della Sera che ha evidenziato come il mito del nazismo amico degli animali, sia falso in realtà: “… attraverso gli animali, possiamo invece raccontare molto sulle vittime umane e sulla bestialità del potere nazionalsocialista, spiega l’autore, secondo il quale i nazisti cancellarono i confini gerarchici tra esseri umani e bestie, introducendo una divisione tra buono e cattivo, tra vite degne e vite senza valore.

Nel primo gruppo stavano gli ariani e le razze loro apparentate, così come cani, cavalli e leoni. Dall’altra parte erano i ‘parassiti’, fossero ebrei o cimici, slavi o pidocchi. In mezzo, scrive Mohnhaupt, stavano i gatti, considerati animali degli ebrei (ai quali dal 1940 fu proibito tenerli come bestiole domestiche) e per questo protetti, ma non troppo: se venivano colti a più di duecento metri dal loro territorio di riferimento potevano essere uccisi”. Quindi che Hitler fosse vegetariano, odiasse la caccia e avesse sempre accanto il suo cane Blondi, poco importa. Il volume di Jan Mohnhaupt demolisce l’idea che vorrebbe il nazismo ecologista e amico degli animali.

Hitler, l'idea della "razza eletta" anche con gli animali: lo rivela un libro

Hitler e gli animali, la legge del 1933 contro la sperimentazione

Eppure, nel 1933 il regime di Hitler, appena giunto al potere, approva una legge particolarmente severa che mette un freno alle sperimentazioni sugli animali, punendo torture e maltrattamenti. Riscrivendo anche regole precise sulla macellazione per evitare inutili sofferenze alle povere bestie. La frase di Hitler: “Nel nuovo Reich non può esserci più posto per la crudeltà verso gli animali”.

In realtà, la legge stessa appare contraddittoria. Stabilendo che non tutti gli animali dovevano considerarsi uguali. Non bisogna poi dimenticare che se Hitler e Himmer odiavano la caccia, Goering, ministro dell’Aviazione, che appare amante degli animali anch’esso, nella sua tenuta, dove trovavano posto anche animali come i leoni, organizzava battute di caccia tutto l’anno, sparando a cervi e bisonti.

Vediamo ancora quanto riportato dall’articolo del Corriere della Sera a riguardo: “La legge del 1933 in realtà conteneva molti buchi e scappatoie, lasciando ampia discrezionalità all’amministrazione sul loro uso negli esperimenti quando erano ‘utili alla scienza’. Sembra una formulazione avanzata, ma in verità è un modo per dire che è l’autorità a decidere quale delle istituzioni o delle ricerche debba essere ammessa a farlo. Il che nel dubbio può legittimare tutto, non solo esperimenti sugli animali. Come poi fu il caso. Quanto alle regole sulla macellazione, erano dirette soltanto contro le pratiche kosher, cioè avevano una funzione esclusivamente antiebraica. I simili rituali musulmani erano per esempio tollerati”.

Anche, in un articolo di Italia Oggi che risale a dicembre del 2017, si legge:La legge sulla vivisezione del 16 agosto 1933 fu presentata proprio come una risposta alla posizione della Chiesa e dell’ebraismo, colpevoli, a detta del regime, di voler ‘approfondire ed allargare l’abisso tra l’uomo che ha l’anima e gli animali senza anima’. Come Hitler, anche il terribile Himmler, capo delle SS, che autorizzò sempre gli esperimenti sui prigionieri vivi, si professava adoratore della natura, e ripudiava non solo la caccia degli animali per mangiare, ma, richiamandosi agli antichi popoli indogermanici e ai monaci buddisti, condannava persino l’uccisione, involontaria, di lumache e vermi schiacciati per errore dai piedi dei viandanti”.

Gianluca Felicetti, presidente LAV scriveva poco prima in risposta ad un articolo di Andrea Cionci apparso su La Stampa: “La legge promulgata dalla Germania nazista, allora frutto di un cambiamento di tutte le normative e non di particolari sensibilità, è allineata a diverse Direttive europee e Leggi italiane in vigore. Ma la sperimentazione sugli animali era permessa e anche senza anestesia, la vivisezione, appunto, con le stesse parole della legge italiana fascista del 1931, e come oggi ancora in Italia; i maltrattamenti erano vietati sulla carta, e solo se condotti “rudemente” ma tollerati se compiuti per il bene dell’uomo; il divieto di ingozzamento forzato dei volatili e del taglio di code e orecchie nei cani sono previsti da norme nazionali attuali e da una Convenzione del Consiglio d’Europa. Per questo, possiamo dire che abbiamo in vigore nei confronti degli animali, delle leggi naziste, ma il Terzo Reich non può essere considerato “a favore degli animali” (la caccia, e quindi l’uso dei fucili, era ampiamente praticata e propagandata.” con

Le “razze elette”

Cani e cavalli per i nazisti, insomma, erano gli “ariani” a quattro zampe, i gatti, invece, secondo quanto scritto da Jan Mohnhaupt, animali preferiti dagli ebrei.  L’articolo del Corriere della Sera sottolinea: “Il cane aveva un posto privilegiato nella gerarchia animale del regime, che nell’allevamento e nella selezione delle razze canine vedeva un modello per le proprie follie razziste. Se il Führer aveva Blondi, Joseph Goebbels ostentava Benno. I canidi erano strumento centrale della propaganda o venivano usati come guardiani del lager e per terrorizzare gli ebrei durante i rastrellamenti. Sullo stesso piano il cavallo, a cui il ministero della Guerra bavarese dedicò un monumento visibile ancora oggi.”

E sempre, a proposito, di “razze elette” che dire poi del lupo che ritorna più volte nella simbologia nazista? Quando nel 1928 i vertici hitleriani entrano nel Reichstang la frase di Goebbels inaugura questo eterno richiamarsi all’affascinate animale: “Arriveremo come il lupo piomba sul gregge”. E ancora pensiamo alla Wolfschanze, la tana del lupo, il rifugio di Hitler nella Prussia Orientale, alla Wolfsschlucht, la gola del lupo, il nome dei Centri di comando in Belgio e in francia durante la guerra. O ancora pensiamo alla runa a “dente di lupo” utilizzata su vessilli e carriarmati. Insomma, povero lupo, splendido animale, demonizzato da troppie follie nel corso della storia.

Il nazismo “ecologista”

Il nazismo definito “ecologista” si richiamava ad un universo panteista, ad un paganesimo dove la divinizzazione dell’universo come unica realtà eterna e increata era in realtà una dichiarazione di guerra al Dio monoteista creatore della concezione giudaico-cristiana e ai suoi soldati.

Basterebbe pensare ai vari ordini segreti di ispirazione pagana a cui erano iscritti molti gerarchi e alle fisime di Himmler che si considerava una divinità del bosco. Un mondo contraddittorio e oscuro dove trovavano posto simboli rovesciati come la svastica, ruota solare del Buddismo, aspirazioni cavallereschi, con i castelli delle SS, ricolmi di simboli e architetture esoteriche fino ad arrivare al monumento voluto da Himmler per consacrare la caduta dei Sassoni ad opera di Carlo Magno.

Hitler amava dire nei monologhi interminabili a cui sottoponeva i suoi ospiti che una pianta, un sasso, un cane, un uomo non sono che apparentemente diversi perché nella realtà “non esiste alcuna frontiera tra l’organico e l’inorganico”.

Ma la frase che Hitler amava ripetere fino allo sfinimento come ad ostentare la sua lucida follia e determinazione era: “L’uomo è indubbiamente il microbo più pericoloso che si possa immaginare”. Come dargli torto dopo aver conosciuto nella storia lui e il suo “branco di lupi” come il Fuhrer stesso definiva i suoi più fedeli soldati? Come dargli torto pensando a chi gli animali nei momenti difficili che stiamo vivendo li abbandona al loro destino dopo averli abituati al calore di una casa?

Chi ama gli animali davvero, non potrà che estendere empatia e senso della compassione “buddista” a tutte le creature. Perché, come ricorda un antico proverbio Sioux, “con tutti gli esseri e con tutte le cose saremo fratelli”. Anche con il lupo che nel corso dei secoli hanno voluto farcelo apparire come incarnazione di ogni demonio che ha fatto la comparsa sul volto di questo lacero mondo. Senza dimenticare mai le parole di Isaac Bashevis Singer, ebreo, Premio Nobel per la letteratura “ciò che i nazisti hanno fatto agli ebrei, gli umani lo stanno facendo agli animali”.

Fonti

Corriere della Sera
Italia Oggi
LAV

 

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