I piccoli comuni? (Potenziali) grandi smart city

Lo dicono i numeri, le idee, le innovazioni: i piccoli comuni sono candidati a diventare grandi smart city. Anche se, sottolinea uno studio di Legambiente, Symbola, Uncem, sono tanti gli ostacoli da superare, a cominciare dal sempre, ancora, presente digital divide

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Quanto si sa effettivamente dei piccoli comuni d’Italia? Se ne parla quando c’è qualche evento particolare, qualche idea per sconfiggere i problemi che li affliggono (spopolamento, abbandono, degrado, invecchiamento della popolazione) o quando sono interessati da fattacci di cronaca, dall’alluvione, dalla frana, dal terremoto. Poco invece per quanto riguarda le potenzialità economiche che i piccoli comuni hanno.

Già perché rappresentano un’incredibile arma di rilancio e sviluppo. Lo sottolinea in dettaglio lo studio “La realtà aumentata dei piccoli comuni”, condotto insieme da Legambiente, Symbola, Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) che dal suo sito ha lanciato l’appello di segnalare i luoghi dove non prende il segnale cellulare (tanti, troppi ancora, ben 1450 indicazioni).

Vulnerabilità e riscatto

Nonostante lo studio sottolinei come nei piccoli centri il reddito a parità di competenze sia più basso rispetto alle grandi città, tra il 13 e il 35%, e la banda ultra larga sia presente qua e là (con appena il 17,4% delle utenze rispetto al 66,9% della media nazionale), sono sempre di più le storie virtuose di innovazione, tecnologia, turismo sostenibile, integrazione, imprenditoria green.

Insomma è iniziato da un bel po’ il passaggio “da piccoli comuni alle smart city” che fanno fronte compatto davanti alla loro vulnerabilità quotidiana e che attendono politiche ad hoc, in grado ad esempio di incentivare al massimo la defiscalizzazione con l’obiettivo di rendere sempre più garantite le aziende che  decidono di insediarsi nei piccoli territori. Politiche di sistema dunque necessarie per la creazione di servizi, infrastrutture, offerte formative affinché l’alta qualità della vita di cui sono custodi possa proiettarsi al meglio nel futuro.

Piccoli comuni: esempi di storie virtuose

Anche se il quadro disegnato dall’indagine è variegato e disomogeneo, appare comunque una realtà vivace, articolata e in movimento, pur persistendo il divario con il resto del paese. Ma mostrando positive ricadute delle politiche pubbliche di valorizzazione.

Il 92% dei prodotti del territorio ha il suo domicilio in piccoli comuni, mentre è confermata l’attrattiva rivestita dai piccoli centri con i dati sulla densità imprenditoriale, che in queste zone è di 10,4 imprese per 100 residenti contro una media nazionale di 8,5. Un sicuro segnale di vitalità proveniente dal segmento delle piccole città storiche è anche la concentrazione dei giovani in ingresso nel mercato del lavoro: 17,3% rispetto alla media del paese di 16,9.

piccoli comuni

Intanto però, tra i 5552 piccoli centri con meno di 5mila abitanti (mentre 2676 sono i borghi caratterizzati da un notevole patrimonio artistico-storico-culturale), le ispirazioni di buone pratiche per ottimizzare l’esistenza vanno avanti, eccome. C’è il paese calabrese di San Lorenzo Bellizzi, in provincia di Cosenza, poco più di 660 abitanti, la cui amministrazione ha investito nel fotovoltaico e quasi i due terzi degli edifici pubblici ospitano oggi impianti solari fotovoltaici e il Comune ridistribuisce gli introiti del Conto Energia alla cittadinanza attraverso l’esenzione della TASI (mica male!).

Inoltre con la vendita dell’energia prodotta sono stati già azzerati i tributi comunali destinati alla ristrutturazione degli immobili del centro storico. C’è il progetto Agape che coinvolge diversi centri dell’astigiano, tra cui Chiusano d’Asti Castellero, Cortandone, Monale e Settime, in cui è stato sviluppato un progetto di accoglienza diffusa dei migranti, oltre che alla “prevenzione” della violenza di genere e alla promozione dell’inclusione degli alunni con disabilità.

C’è Uggiano La Chiesa, in provincia di Lecce, in cui la riqualificazione edilizia della scuola dell’infanzia Don Tonino Bello ha portato a ridurre i consumi di energia con il conseguente abbattimento del 90% delle emissioni di CO₂ in atmosfera e l’eliminazione completa del gas radon. Un obiettivo raggiunto attraverso interventi di miglioramento dell’efficienza dell’impianto di riscaldamento, di raffrescamento, di produzione di acqua calda sanitaria, di illuminazione, anche con l’utilizzo delle fonti rinnovabili.

piccoli comuni

E ancora. C’è il Distretto turistico della Costa d’Amalfi, 14 Comuni e 55 imprese, che si sta impegnando a creare una rete per la mobilità elettrica, installare dispenser ricaricabili, favorire gli acquisti verdi e sviluppare un’attenzione costante all’ambiente e all’accessibilità e fruibilità delle spiagge, in un territorio bellissimo e fragilissimo.

C’è Altivole, Treviso, dove la start up Apepak produce imballi alimentari ottenuti da teli di cotone biologico a filiera etica imbevuti di cera d’api, abbattendo l’uso di plastica e tutelando gli insetti produttori di miele. C’è Sezzadio, Alessandria, che ha visto la nascita di Lombricoltura Clandestina, che si dedica  all’allevamento di lombrichi per la produzione di humus e la realizzazione di impianti per il compostaggio…

Insomma: c’è chi spera, sta fermo e attende; c’è chi spera e fa. L’Italia e gli italiani dei piccoli comuni, vi sembra poco?

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