Il buco nell’ozono, dall’Antartide all’Artico, cosa sta accadendo?

Il buco nell’ozono in Antartide si sta lentamente chiudendo. Una conseguenza della messa in atto degli accordi del protocollo di Montreal. Ma qualcosa sta accadendo anche in Artico. Cerchiamo di capire cosa, leggendo le due differenti ricerche scientifiche

0

In Antartide è in atto, pare, una lenta chiusura del buco nell’ozono. Una risultato che sembra una conseguenza di quello che viene definito  protocollo di Montreal , un trattato internazione che risale al 1987, basato essenzialmente sull’eliminazione della produzione di sostanze dannose per l’ozono come i clorofluorocarburi (CFC) e i idroclorofluorocarburi (HCFC).  

Il Protocollo di Montreal 1987, voluto dall’UNEP, il Programma ambientale delle Nazioni Unite. ed entrato in vigore nel 1989, prevedeva l’impegno di 197 per il contenimento di produzione e consumo di sostanze dannose per la fascia d’ozono stratosferico.

Le sostanze dannose, ricordiamolo, sono:

  • halon
  • tetracloruro di carbonio
  • clorofluorocarburi
  • idroclofluorocarburi
  • tricloroetano
  • metilcloroformio
  • bromuro di metile
  • bromoclorometano

In uno studio recente sull’Antartide pubblicato sulla rivista Nature, la chimica Antara Banerjee, coadiuvata da un team di ricercatori dell’Università del Colorado Boulder,  ha dimostrato la validità a tutti gli effetti del Protocollo di Montreal. In che modo?

Sono tornati allo scenario precedente all’anno 2000, quando una ‘cintura’ di correnti d’aria, la cosiddetta corrente a getto di media latitudine, si è gradualmente spostata verso il Polo Sud. Nello stesso periodo, un altro flusso tropicale, la cella di Hadley, è diventato sempre più forte e spesso. Quindi analizzando i modelli di circolazione dell’aria, hanno scoperto che il buco nell’ozono si è fermato dal 2000 e si starebbe restringendo.

Antara Banerjee, che lavora nella divisione di scienze chimiche della National Oceanic and Atmospher Administration (NOAA), ha ricordato:“Questo studio si aggiunge alle crescenti prove che dimostrano la profonda efficacia del protocollo di Montreal. Non solo il trattato ha stimolato la guarigione dello strato di ozono, ma sta anche guidando i recenti cambiamenti nei modelli di circolazione dell’aria nell’emisfero meridionale”, come ha detto l’autore principale (Fonte: EurekaAlert).

Il buco nell’ozono, gli effetti della sua riduzione sugli esseri umani e sull’ambiente

Il buco dell’ozono è il progressivo assottigliarsi dello strato di ozono presente nella stratosfera, uno dei cinque strati di cui è composta l’atmosfera terrestre. La stratosfera assorbe i raggi ultravioletti del Sole e, proprio grazie allo strato di ozono, ne trattiene la maggior parte.

  • Questo gas è quindi fondamentale per garantire la vita sulla Terra, senza questo gas infatti i raggi ultravioletti non sarebbero filtrati e arriverebbero a noi in grandissime quantità.
  • La riduzione dello strato di ozono causa l’aumento delle radiazioni UV sulla superficie della Terra, un fenomeno dannoso per la salute umana.
  • Gli effetti negativi comprendono l’aumento di determinati tipi di tumore della pelle, della cataratta e dei disturbi di deficienza immunitaria. Le radiazioni UV incidono anche sugli ecosistemi terrestri e acquatici, alterando la crescita, le catene alimentari e i cicli biochimici.
  • Gli organismi acquatici appena al di sotto della superficie dell’acqua, che costituiscono la base della catena alimentare, sono particolarmente colpiti da livelli elevati di raggi UV. I raggi UV incidono anche sulla crescita delle piante, riducendo così la produttività agricola.

E il buco nell’ozono in Artico?

Come hanno rivelato gli scienziati del German Aerospace Center (DLR) che monitorano i dati del satellite Copernicus Sentinel-5P , gestito dalla Commissione Europea e dall’Agenzia Spaziale (Esa),  il buco dell’ozono da record nell’Artico dovrebbe chiudersi a metà aprile. È la stima resa nota dal ricercatore Diego Loyola, dell’agenzia spaziale tedesca (DLR) con la collaborazione del satellite Copernicus Sentinel-5P gestito dalla Commissione Europea e dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) che ha commentato: “Sono stati già individuati in passato dei piccoli buchi nel Polo Nord, ma quest’anno la riduzione è molto più sostanziosa rispetto al solito, con il suo milione di chilometri quadrati, il buco in Artico è comunque molto ridotto rispetto alla voragine del Polo Sud, che si estende per circa 20-25 milioni di chilometri quadrati con una durata media di 3-4 mesi”. (Fonte: Esa).

Il team ha utilizzato i dati dello strumento Tropomi, integrato nel satellite Copernicus Sentinel-5P, per analizzare un’insolita riduzione nei livelli dell’ozono in atmosfera nell’Artico. Se questo andamento diventasse costante, l’ozono potrebbe ripristinarsi nell’emisfero nord per il 2030, nell’emisfero australe per il 2050. Per le regioni polari invece bisognerà aspettare il 2060.

Leggi anche:

Studio Cnr-Isp: le brine antartiche, un aiuto per capire il Pianeta Rosso;

Italia in Artico: ricerca d’eccellenza.

 

 

Caro Lettore,

Green Planet News è un quotidiano indipendente, "aperto" e accessibile a tutti. Ogni giorno realizziamo tanti articoli con foto di qualità perché crediamo nel giornalismo come missione e nell'informazione come servizio ai lettori. La nostra è una voce libera, ma la scelta di non avere un editore forte cui dare conto comporta che i nostri proventi siano solo quelli della pubblicità, oggi in gravissima crisi. Siamo un gruppo di giornalisti professionisti che hanno attraversato e vissuto sulla propria pelle le difficoltà dell'editoria e che per questo hanno scelto di mettersi in proprio. Per questo motivo ti chiediamo di supportarci, con una piccola donazione a partire da 1 euro. Il tuo gesto ci permetterà di continuare a fare il nostro lavoro con la professionalità che ci ha sempre contraddistinto e con la tua donazione, inoltre, potremo prevedere tante nuove iniziative, nuove sezioni del giornale, contributi, collaborazioni inedite e offrirti una informazione sempre più attenta e curata. Stiamo lavorando anche ad un importante progetto sociale dedicato ai territori difficili delle nostre città che il tuo aiuto potrà contribuire a realizzarsi in maniera totale. Grazie.


Sostieni Green Planet News


Lascia una risposta