venerdì, Maggio 14, 2021
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Il business della solitudine e la pandemia da Covid 19: guadagnare sull’isolamento sociale

Un virus dentro il virus: il diffondersi della solitudine. “State a casa”, “Distanziatevi, proteggetevi dai contatti con l’altro”.

È cosi che l’isolamento sociale è diventato il nostro cane da guardia che abbaia ogni qualvolta immaginiamo di avere un qualsiasi contatto con l’altro.

L’altro è il possibile pericolo, colui che infetta, che ci rende deboli bersagli. Allora stiamo protetti, lontani e in mera compagnia della stretta cerchia familiare. Ma non tutti hanno una famiglia vicina o convivente, oppure una famiglia non esiste proprio, non c’è un compagno, non c’è un amico e va da se che a farla da padrona diventa la solitudine.

E se c’è una conclamata differenza tra la solitudine quale stato d’animo e lo stare da soli fisicamente, in questa pandemia le due situazioni convergono, si fondono insieme uccidendo quasi quanto il virus del Covid.

Un business per aiutare (e guadagnare) sulla solitudine

La solitudine fa male. Uno studio pubblicato su PLoS Medicine da un gruppo di ricercatori della Brigham Young University a Provo, Utah, ha valutato quanto la mancanza di rapporti con gli altri può influenzare la nostra salute fisica.

Come il fumo, l’obesità e l’alcool, la solitudine danneggia il nostro organismo fino ad accorciarne la speranza di vita del 50 per cento.

Cosi i governi di più nazioni hanno investito su tecnologie robotiche o virtuali per arginarne le conseguenze e, ovviamente, guadagnare sul dilagare della solitudine sociale.

Le tecnologie:

In capo a questa industria della solitudine c’è il Giappone che già prima della pandemia ha creato Hatsune Miku, un ologramma di una sedicenne dai capelli corvini che fa da dama di compagnia.

Racchiusa in una sfera nera e per un abbonamento annuale che sfiora i 3000 euro, Hatsune Miku è una moglie o una fidanzata virtuale cha intrattiene come quelle vere i 3700 mariti acquirenti dell’ ologramma giapponese. Questi dichiarano di amarla e di percepirla come “Una vera donna di casa”.

Per i meno sentimentali c’è Paro, un robot interattivo mascherato da morbida foca bianca che punta a procurare gli stessi dimostrati benefici della pet therapy. Sul sito web del produttore si può leggere che questa tenera foca ha cinque tipi di sensori: tattili, luminosi, sonori, di temperatura e di postura, coi quali può percepire le persone e addirittura il contesto in cui è inserita. Per di più riproduce teneramente i suoni tipici dei cuccioli di foca.

C’è anche una sedia con la fattura di una bambolina di pezza più grande di un essere umano medio che “circonda d’affetto” chi si adagia al suo interno: la sedia Tranquility.

Infine, in seguito al fenomeno dell’Hikikomori, i familiari di coloro che hanno scelto di isolarsi nelle loro case e dalla società, hanno fatto ricorso a veri e propri servizi di noleggio di una sorella o di una fidanzata. Si tratta di ragazze ingaggiate settimanalmente per visitare gli uomini rinchiusi, convincendoli ad uscire dal loro isolamento e a tornare nella comunità.

La società israeliana Intuit Robotics ha già messo in circolazione in beta test, un robot soprannominato ElliQ che rammenta al proprietario anziano di bere acqua o di prendere i propri farmaci e in Cina è scoppiato il business delle cam girs che fanno amicizia virtualmente con chi si sente solo e abbandonato dalla società.

La tecnologia ci salverà dalla solitudine?

Se sentirsi soli ed esserlo davvero sono diventati un tratto distintivo di questa pandemia, se è vero che l’isolamento ci aiuterà a preservare la salute mondiale sino all’avvento di un prossimo vaccino, è anche vero che tutto ciò ci togliendo un pezzo di umanità.

Come per la “famigerata” didattica a distanza, la tecnologia aiuta e ci salva da imprescindibili circostanze di isolamento ma deve essere messo agli atti che nulla può sostituire i benefici di un contatto reale, di un abbraccio, di un sorriso di una carezza o una parola data in presenza da chi tiene a noi.

 

Foto: Pixabay

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