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Il Cammino di Bonaria, patrimonio dello spirito e della speranza

Il Cammino di Bonaria, patrimonio dello spirito e della speranza
Il Cammino di Bonaria, patrimonio dello spirito e della speranza

Il Cammino di Bonaria, idea identitaria, culturale, paesaggistica e spirituale. Un’altra delle “imprese” a cui ci ha abituati Antonello Menne che abbiamo già conosciuto sulle pagine del nostro giornale. Originario di Orotelli e residente a Milano, Antonello Menne, profondo conoscitore della Sardegna, è un professionista particolarmente impegnato nel sociale.

Nell’isola, oltre a parenti e amici, conserva ricordi e coltiva interessi. Antonino Menne, da tutti conosciuto come Antonello, è un “pellegrino” che di strada ne ha fatta. Avvocato, Patrocinante in Cassazione e docente universatario, è anche scrittore e viaggiatore “metafisico”, capace di interpretare il cammino come preghiera e i territori come epifania del creato. In questa intervista, parliamo del Cammino di Bonaria, e delle importanti iniziative che a questi chilometri di intensa “riflessione” sono collegati.

Nell’agosto 2020, dopo la terribile reclusione in casa provocata dal COVID, avevo deciso di rientrare in Sardegna, la mia terra, partendo direttamente dalla casa di Milano. Voleva essere il Cammino di ritorno. Partii con mio figlio Luca e attraversai gli Appennini. A Savona, Luca si diede il cambio con Chiara, l’altra mia figlia. Con il battello raggiungemmo Bastia e da lì partimmo alla volta di Bonifacio, attraversando tutta la Corsica. Sbarcato a Olbia, Chiara rientrò a Milano. Trovai ad attendermi Zigheddu, un signore di 82 anni. Col mio GPS avevo tracciato il percorso per raggiungere Cagliari. Per strada ci fermavano incuriositi. Dicevo che stavamo andando alla Basilica di Bonaria a Cagliari. Tutti, credenti e non credenti, rimanevano molto colpiti e ci affidavano le loro pene e richieste di preghiera da portare alla Patrona Massima dell’Isola. A metà percorso, precisamente a Fordongianus, guardai in faccia Zigheddu e gli dissi: “questo non è il Cammino di Ritorno ma il Cammino di Bonaria”. Così è stato.

Forte dell’esperienza fatta nell’agosto 2020, al rientro a casa ho cominciato a cercare amici e a sentire sindaci e amici preti. Poi i responsabili di associazioni escursionistiche, volevo verificare se ci fossero le condizione per iniziare a progettare, partendo dal percorso fatto, il nuovo Cammino di Bonaria. Ricevetti moltissime risposte positive e grande disponibilità da parte di tutti. Così nell’ottobre 2021 abbiamo costituito a Lula l’Associazione “Il Cammino di Bonaria” con il compito di progettare e promuovere il cammino. Le finalità? Rifacendoci alla grande tradizione dei cammini religiosi più importanti (Santiago e Via Francigena in Italia), promuovere un cammino aperto a tutti, quindi fruibile da grandi e piccini, credenti e non credenti, insomma un cammino basato sulle persone e non sulle prestazioni di chi va in palestra. Per fare questo abbiamo stabilito alcuni paletti fondamentali: coinvolgere dal basso tutte le comunità locali interessate dal percorso e totale gratuità. Tutto il progetto avrebbe dovuto basarsi sul volontariato senza dovere accedere alle finanze pubbliche: così è stato e così ci siamo impegnati anche per il futuro.

Un cammino deve avere una forte identità per poter stare in piedi, diversamente è un semplice percorso turistico. I valori che caratterizzano il Cammino di Bonaria possiamo sintetizzarli in: inclusività ( il Cammino lo stanno percorrendo molte persone disabili, sia sarde che provenienti dal resto dell’Italia); gratuità (dare e non prendere); ospitalità (il cammino di Bonaria si sta caratterizzando per il valore dell’ospitalità, sia da parte delle famiglie che accolgono i pellegrini nelle loro case che da parte dei volontari che prestano assistenza di tappa in tappa); rispetto (per l’ambiente e i luoghi attraversati e per le persone che si sono messe al servizio del Cammino); chiarezza (il Cammino di Bonaria è prima di tutto un cammino religioso anche se laico. Non ha nulla a che vedere con il turismo lento).

Zigheddu è una persona che racchiude in sé i valori più belli della Sardegna autentica. Lui è una persona semplice ma dalla sapienza che gli deriva dal sapere ascoltare gli altri. Camminare con lui è una grande esperienza di vita. Ti aiuta a fare pulizia dentro.

Occorre una normale preparazione fisica e una sana dose di entusiasmo. Sono 353 km che possono essere divisi in 14 o 16 tappe. Molti stanno percorrendo il Cammino organizzandosi nei fine settimana. Il percorso è molto bello, passa tutto all’interno della Sardegna, il mare lo si vede il giorno della partenza a Olbia e lo si ritrova all’arrivo a Cagliari. Il sito web e la guida cartacea forniscono tutte le informazioni per organizzarsi e mettersi in marcia

La dimensione spirituale per me è fondamentale, ti aiuta a scoprire la natura e a dialogare con le persone che incontri per strada. L’insegnamento di San Francesco sta alla base di chi vuole camminare con la felicità interiore. Il Cammino ti aiuta a fare ogni giorno un sereno esame di coscienza e quindi a trovare molte risposte inattese. Con il Cammino scopri un sacco di cose di te stesso, ogni volta che ti metti lo zaino in spalla inizia un percorso di scoperta. Per questo non vedo l’ora di ripartire. Poi c’è un’altra cosa: non può esistere un Cammino senza una meta importante, ce ne sono tanti senza meta, ma quelli non sono cammini. Sono percorsi anche molto importanti e organizzati ma non possono definirsi cammini. La storia dei cammini religiosi dice che bisogna avere una meta importante per avanzare ogni giorno con sempre più vigore interiore. Il nostro cammino ha una meta importante: la patrona massima dei sardi, il punto di maggiore coesione e unità, per credenti e non credenti. Quando arrivi alla Basilica e fai i gradini che ti portano ai piedi della Madonna di Bonaria – protettrice dei marinai del Mediterraneo, il cuore esplode dalla gioia.

Il Cammino prima di tutto è un’esperienza che regala leggerezza e abbandono, ma è anche un’occasione per fare il punto con il nostro modo di affrontare gli altri, soprattutto quelli che soffrono. Per questo, fin dall’inizio della progettazione, abbiamo voluto rivolgere la nostra attenzione ai luoghi della sofferenza attraversati dal cammino di Bonaria. In particolare, il percorso fa tappa in tre carceri: Mamone tra Alà dei Sarde e Bitti, Badu ‘e Carros tra Nuoro e Gonare e Quartucciu (carcere minorile) nell’ultima tappa prima di Bonaria. Siamo entrati in tutte queste strutture carcerarie, abbiamo posato le nostre pietre Siste Viator e abbiamo poi camminato insieme. Con queste comunità collaboriamo. I detenuti di Badu ‘e Carros hanno realizzato e poi donato le frecce in legno che abbiamo posizionato in diversi punti del cammino. Quelli di Mamone si sono proposti per uscire con noi a fare le manutenzioni delle tappe del loro territorio. Ne escono arricchiti i detenuti ma soprattutto noi. Questa è un’altra componente identitaria molto forte del Cammino di Bonaria.

Per il futuro abbiamo molte iniziative e progetti. Intanto consolidare la rete delle accoglienze, soprattutto quelle familiari. Poi intensificare la collaborazione con altri cammini. A settembre saremo a Viterbo ospiti degli amici della Via Francigena. Sono molti i pellegrini che stanno arrivando in Sardegna dopo avere percorso la Francigena e altri cammini italiani.

Da 11 anni a questa parte quando arriva il mese di agosto chiudo con il mondo per immergermi nel silenzio del cammino. Quest’anno sono ancora in alto mare per via del lavoro che mi impegna molto, ma confido di partire per poi concludere gli ultimi giorni di agosto nel mio cammino di Bonaria. Per quanto riguarda la scrittura sto mandando avanti un progetto molto importante. A breve penso troverà la luce. Per ora è ancora sotto traccia. Ne parleremo.

Aspettiamo Antonello Menne, allora, su Green Planet News per racontarci queste importanti novità del futuro e per ora… Ultreya Y Suseya.

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, antropologo, motociclista e camminatore, laureato in Lettere, gruppo demo-etnoantropologico, con tesi in Storia delle religioni, presso l’Università di Roma La Sapienza, è il Direttore responsabile e fondatore di Green Planet News. Ha lavorato presso il quotidiano Il Tempo e in una casa editrice simbolo degli anni Ottanta, la Tattilo Editrice, dove ha progettato e redatto giornali di arredamento, casa, agricoltura e trattori. Sul sito Due Ruote In Viaggio (www.dueruoteinviaggio.it), a cui ha dato vita recentemente, racconta delle sue passioni: viaggi in moto, recensioni di libri e audiolibri, fotografia, figure della storia e viaggiatori “metafisici”. Tra le sue passioni, oltre alle moto e alle lunghe camminate in solitaria, gli animali, il nuoto, la teologia e la filosofia. d.delmoro@greenplanetnews.it.
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