Inquinamento da plastica, un grande problema da risolvere

L’inquinamento degli oceani a causa della plastica è da anni un argomento attuale. Molte sono però le iniziative adottate per arginare i danni all'ambiente

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Dell’inquinamento dei mari a causa della plastica si parla ormai da anni, senza che una soluzione definitiva sia stata ancora trovata per risolvere questo grave problema che mette a repentaglio la nostra sopravvivenza e quella del pianeta come lo conosciamo. Gli oceani coprono infatti 3/4 della superficie terreste e svolgono azioni fondamentali, quali la regolazione del clima e della temperatura, la produzione di ossigeno e l’assorbimento di anidride carbonica. Dunque, è più che mai necessario trovare delle soluzioni per arginare la minaccia sempre più grande che l’inquinamento dei mari pone alla Terra.

L’avvento della plastica

La storia dei materiali plastici inizia durante i primi anni del ventesimo secolo, ma è solo dopo la Seconda Guerra Mondiale che il loro utilizzo si propaga al di fuori dell’ambiente militare. Da quel momento in poi l’uso della plastica si è diffuso a macchia d’olio e ha conosciuto un incremento senza precedenti.

Ad oggi la maggior parte della plastica deriva da idrocarburi fossili e non è biodegradabile. Viene inoltre usata perlopiù per produrre imballaggi; spesso non nasce quindi per essere riutilizzata nel corso del tempo, tanto che la maggior parte dei materiali plastici smette di essere usata nello stesso anno in cui è stata prodotta.

Una volta dopo aver svolto il suo compito la plastica può andare dunque incontro a tre destini diversi. In primo luogo il riciclo o la creazione di materiali secondari, che a causa della contaminazione rischiano di avere minore qualità e minore valore economico. I materiali plastici possono anche essere inceneriti oppure finire in discariche e nell’ambiente, causando gravissimi problemi. Per quanto riguarda l’area mediterranea, per esempio, il WWF ha stimato che il 28% dei rifiuti è attualmente gestito in maniera scorretta e si riversa in discarica abusive o in natura, con un alto rischio di finire poi in fiumi e mari.

Milioni di tonnellate di plastica all’anno finiscono negli oceani

Le stesse caratteristiche che rendono la plastica così utile e versatile, quali la resistenza e la durata nel tempo, fanno sì che questo materiale sia di difficile degradazione. Tanto che si prevede che, senza cambiamenti nelle modalità di produzione e gestione dei rifiuti plastici, entro il 2050 un quantità di circa 12.000 Mt di plastica si sarà accumulata in discariche e nell’ambiente.

Ad oggi si ritiene che dai 4 ai 12 milioni di tonnellate di plastica finiscano negli oceani ogni anno. Di questi rifiuti, i 4/5 sono portati dall’azione del vento, dei fiumi e degli scarichi urbani, mentre la quantità rimanente è prodotta direttamente dalle navi.

Inquinamento da plastica, un grande problema da risolvere

Una minaccia per il nostro pianeta

La plastica si ritrova così a galleggiare nei nostri mari, formando delle vere e proprie isole di rifiuti, come ad esempio la Plastic Island o la Great Pacific Garbage Patch. Si determina quindi il rilascio di micro-particelle tossiche che vengono scambiate per cibo dagli animali, che possono soffocare, ammalarsi o anche rimanere impigliati nei rifiuti più grandi. E’ stato stimato infatti che oltre 700 specie marine siano a rischio a causa dell’accumulo di materiali plastici nei mari.

Non sono da tralasciare neanche le conseguenze negative in ambito economico, dal momento che gli oceani sono fondamentali in numerosi ambiti quali la pesca, il trasporto, le comunicazioni, il turismo e la produzione di energia.
Le tossine ingerite dagli animali marini e contenute dall’acqua finiscono inoltre sulla nostra tavola e in ciò che beviamo, avvelenandoci lentamente. Un recente studio condotto dall’Università d Newcastle e commissionato dal WWF ha stimato infatti che ingeriamo più o meno 5 grammi di microplastiche a settimana; l’equivalente circa di una carta di credito.

Le soluzioni provenienti dai Paesi Bassi

Negli ultimi anni la consapevolezza degli effetti negativi della plastica è cresciuta sempre di più, così come i dibattiti al riguardo, portando allo sviluppo di un numero sempre maggiore di iniziative dirette a combattere l’inquinamento dei nostri mari.

Vale la pena di menzionare per prima la fondazione “The Ocean Cleanup”, fondata nel 2013 da Boyan Slat, che si serve di un sistema ad U di barriere galleggianti che consentono il filtraggio dell’acqua fino a tre metri di profondità e il conseguente trattenimento dei rifiuti. Dopo il primo lancio il sistema si è tuttavia scontrato con le difficili condizioni oceaniche e si è rivelato a volte incapace di trattenere i materiali plastici che raccoglieva. Al momento una nuova versione, la 001/B, risulta essere finalmente operativa.

Sempre dai Paesi Bassi arriva “The Great Bubble Barrier”, un progetto olandese che si serve di barriere di bolle generate in acqua da tubi posti sul fondale dei fiumi. Senza impedire la navigabilità e il transito dei pesci è così possibile deviare i rifiuti plastici perché siano rimossi, evitando il loro arrivo in mare.Inquinamento da plastica, un grande problema da risolvere

Iniziative a livello europeo e mondiale

Claim – Cleaning Litter by developing and Applying Innovative Methods” è invece un progetto europeo che mira allo sviluppo di sistemi sostenibili ed innovativi per pulire il mare e i suoi fondali dai rifiuti plastici, anche grazie al filtraggio delle acque di scarico. Un ulteriore obiettivo è quello di degradare la plastica senza produrre tossine, producendo energia dal recupero dei rifiuti plastici grazie a sistemi termici chiamati pirolizzatori.

A livello internazionale occorre inoltre menzionare “A line in the sand – The new plastic economy”, un accordo firmato da più di 250 organizzazioni, che producono circa il 20% degli imballaggi in plastica. Lo scopo è favorire il riutilizzo della plastica, introducendo innovazioni in modo che entro il 2025 tutti gli imballaggi siano riciclabili. Il fine ultimo è la creazione di un’economia circolare per la plastica, attraverso il riciclo e il riutilizzo.

E in Italia?

Italiana è la startup “Sea Defence Solutions”, che utilizza le cosiddette Blue Barriers, barriere galleggianti e facilmente rimuovibili per far sì che i rifiuti non arrivino in mare. Di plastica, ovviamente riciclata e riciclabile, sono costruite le stesse barriere, in modo che le realtà locali possano beneficiare dal riciclo dei rifiuti plastici, nell’ottica di un’economia di tipo circolare.

In dieci porti italiani, nell’ambito del progetto LifeGate PlasticLess, sono stati installati inoltre i cosiddetti “seabins”, inventati dagli australiani Pete Ceglinski e Andrew Turton. Si tratta di cestini galleggianti che raccolgono circa 1,5 Kg di plastica al giorno grazie all’azione della corrente e del vento.

Fonti:
Report WWF 2019
Corriere della Sera – “Una barriera di bolle d’aria salverà mari e oceani dalla plastica”
Unesco – Marine Pollution
Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – “Un quadro di plastica. I rifiuti e le plastiche in mare”
WWF – Plastica nel Mediterraneo
Etica Sgr – “Inquinamento nel Mediterraneo, un “mare di plastica””
Etica Sgr – “Inquinamento da plastica: Etica Sgr in prima linea”
Onu Italia – “La Vita Sott’Acqua”
Ellen MacArthur Foundation – “‘A line in the sand’ – Ellen MacArthur Foundation launches New Plastics Economy Global Commitment to eliminate plastic waste at source”
Rinnovabili.it – “Soluzioni all’inquinamento plastica: Ocean Cleanup non si arrende”
The Ocean Cleanup
Anter Italia – “Inquinamento da plastica in mare: cause, conseguenze e soluzioni”
Science Advances – “Production, use, and fate of all plastics ever made”
Sea Defence Solutions
WWF, Università di Newcastle: “No Plastic in Nature: assessing plastic ingestion from nature to people”

 

Foto: Pixabay

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