Jeans, quando costano troppo poco non fanno bene all’ambiente

Una ricerca olandese sottolinea che per non fare danni ambientali e "sociali", bisognerebbe pagare ogni singolo paio di jeans circa 33 euro in più

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Amazing fashion, amazing prices è la scritta che campeggia sui sacchetti Primark, la catena irlandese di abbigliamento lowcost. Moda incredibile a prezzi incredibili di sabato, sulla linea rossa della metropolitana di Milano, di questi sacchetti se ne vedono tantissimi e di ogni dimensione.

Una analisi che riguarda tutte le insegne dell’abbigliamento lowcost e del cosiddetto fast fashion. Come si legge nell’ultimo capitolo del Report di Abn-Amro, i consumatori hanno una responsabilità e possono fare la differenza.

Di cosa si tratta?

Di una ricerca nata dalla collaborazione tra l’ ong Impact Institute e la banca olandese Abn Amro. Insieme hanno studiato la catena di produzione di un paio di jeans, dalle piantagioni di cotone e tessiture in India, ai laboratori di sartoria in Bangladesh, fino al trasporto verso i mercati di vendita europei.

Quale è il costo ambientale di un paio di jeans?

I ricercatori olandesi hanno calcolato il “divario di prezzo reale”, che potrebbe essere descritto come la differenza tra il prezzo d’acquisto che i dettaglianti pagano e il costo totale effettivo di produzione, compresi i costi ambientali e l’impatto sulla società.

Oltre la metà dei costi esterni nella produzione del cotone sono di natura ambientale, legati all’uso di acqua scarsa e all’inquinamento del prezioso liquido. Per produrre un singolo paio di jeans è necessario impiegare 3.800 litri d’acqua, 12 metri quadri di terreno e 18,3 Kw/h di energia elettrica, a fronte di un’emissione di 33,4 kg di CO2 equivalente durante l’intero ciclo di vita del prodotto. Ogni anno, i jeans prodotti sono circa 3 miliardi in tutto il mondo.

Il mercato globale dei jeans

Il Report di Abn Amro ha calcolato che nel 2018 sono stati prodotti circa due miliardi di paia di jeans. I dati sul mercato, relativi al 2017, indicano un valore complessivo di 42 miliardi di dollari. Nella sola Unione europea sono stati importati jeans per quasi 5 miliardi di euro e ogni persona, nel mondo, possiede circa sei paia di jeans, forse il capo più versatile che la storia moderna dell’abbigliamento abbia conosciuto.

Verso il 2030

Migliorare la produzione di cotone, la sostenibilità sociale e l’economia circolare sono le misure che l’industria del denim potrebbe intraprendere per tagliare i costi  “esterni” da qui al 2030. Secondo Euromonitor , il mercato del jeans raggiungerà quota 59 miliardi di dollari (circa 53 miliardi di euro) nel 2020. Nell’ultimo anno il denim è tornato al centro delle strategie dei brand: da chi fa jeans da sempre, ha deciso di spingere su questo segmento dell’offerta nel pieno di un generale riposizionamento del fashion americano.

Breve storia dei Blue Jeans

Il Blue Jean nasce nella cittadina di Nimes in Francia dove viene prodotto un tipo di fustagno di cotone di colore blu detto tela di Nimes poi soprannominato Denim (De Nim). È nel porto della città di Genova che si vedono i primi pantaloni blue-jeans utilizzati come indumenti da lavoro per i marinai.

Da qui in francese ” blue de Genes” ovvero blu di Genova e in seguito Blue jeans. Garibaldi è stato Il primo personaggio famoso in Italia ad indossare un paio di “Genovesi” durante lo sbarco a Marsala, oggi i Suoi blue jeans sono conservati nel museo del Risorgimento.

Il vero business ha inizio Il 14 marzo 1853 quando l’emigrante ebreo Levi Strauss dalla Bavaria si trasferisce in California in pieno periodo della “febbre dell’oro”. Fondamentale è l’incontro con Jacob Davis, un sarto del Nevada, che per primo abbina al denim i celebri bottoni di metallo.

Levi Strauss apre a San Francisco l’omonima fabbrica che ha contribuito lentamente a rendere i “pantaloni da lavoro” noti in tutto il mondo. Nasce il brevetto dei Levis (waist overalls). Nel 1886 arriva il marchio di fabbrica, l’etichetta in pelle, sintesi della qualità del prodotto di casa Levis: due cavalli che tirano un paio di pantaloni senza riuscire a romperli.

Nel 1890 il famoso brevetto 139.121 (pantaloni con rivetti) decade e altri produttori iniziano a fabbricare calzoni simili. Agli inizi del 1900 altre due aziende, Lee e Wrangler, producono “overall”, contendendo a Levi’s l’intero mercato.

Che cos’è Il denim?

Il denim è un materiale molto resistente, solitamente realizzato in blu, anche se non mancano produzioni di altri colori: l’aspetto di questo materiale, che anticamente era proposto con un mix di cotone e lino.

Oggi è interamente in cotone, può anche essere modificato con particolari lavaggi, per poter avere un effetto invecchiato, usato o per ottenere altri particolari effetti che rendono il materiale davvero molto versatile. Il termine Denim indica il tessuto con cui i jeans sono fatti, mentre il termine Jeans indica il taglio dei pantaloni a 5 tasche, che quindi possono essere realizzati anche in altri materiali.

Foto: Pixabay

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