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Jeans, quando costano troppo poco non fanno bene all’ambiente

Jeans, attenzione a pagarli troppo poco se abbiamo a cuore l’ambiente. Una analisi che riguarda tutte le insegne dell’abbigliamento lowcost e del cosiddetto fast fashion rivela alcune questioni da risolvere

Come si legge nell’ultimo capitolo del Report di Abn-Amro, i consumatori hanno una responsabilità e possono fare la differenza. La sintesi di una ricerca nata dalla collaborazione tra l’ ong Impact Institute e la banca olandese Abn Amro. Insieme hanno studiato la catena di produzione di un paio di jeans, dalle piantagioni di cotone e tessiture in India, ai laboratori di sartoria in Bangladesh, fino al trasporto verso i mercati di vendita europei.

Quale è il costo ambientale di un paio di “denim”?

I ricercatori olandesi hanno calcolato il “divario di prezzo reale”, che potrebbe essere descritto come la differenza tra il prezzo d’acquisto che i dettaglianti pagano e il costo totale effettivo di produzione, compresi i costi ambientali e l’impatto “sociale”.

Oltre la metà dei costi esterni nella produzione del cotone sono di natura ambientale, ovvero il consumo di acaua e il suo relativo inquinamento. Per produrre un singolo paio di jeans è necessario impiegare 3.800 litri d’acqua, 12 metri quadri di terreno e 18,3 Kw/h di energia elettrica, a fronte di un’emissione di 33,4 kg di CO2 equivalente durante l’intero ciclo di vita del prodotto. Ogni anno, i jeans realizzati sono circa 3 miliardi in tutto il mondo. Immaginiamo quanto possono costarci in termini ambientali.

Il mercato globale

Il Report di Abn Amro ha calcolato, ad esempio, che nel 2018 sono stati prodotti circa due miliardi di paia di jeans. I dati sul mercato, relativi al 2017, indicano un valore complessivo di 42 miliardi di dollari. Nella sola Unione europea sono stati importati jeans per quasi 5 miliardi di euro e ogni persona, nel mondo, possiede circa sei paia di jeans, forse il capo più versatile che la storia moderna dell’abbigliamento abbia conosciuto.

Verso il 2030

Migliorare la produzione di cotone, la sostenibilità sociale e l’economia circolare sono le misure che l’industria del denim potrebbe intraprendere per tagliare i costi  “esterni” da qui al 2030. Secondo Euromonitor , il mercato del jeans raggiungerà quota 59 miliardi di dollari (circa 53 miliardi di euro) nel 2020.

Nell’ultimo anno il denim è tornato al centro delle strategie dei brand: da chi fa jeans da sempre, ha deciso di spingere su questo segmento dell’offerta nel pieno di un generale riposizionamento del fashion americano. Forse la soluzione è comprarne meno, di buoni, certificati, senza riempire l’armadio ma “consumando” e rendendo ancora più belli e vissuti il nostro amato paio di jeans.

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