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La tutela dell’ambiente parte dalla conoscenza e dalla consapevolezza

NaturArte, il progetto volto a far scoprire al pubblico i parchi naturali della Basilicata, il territorio e le comunità, con l’obiettivo di unire in un processo virtuoso cultura, storia, benessere, bellezze paesaggistiche, storia, sostenibilità ambientale e turismo consapevole. Partito il 3 luglio, il festival, alla 4°edizione, è una risorsa per tutto il territorio. Ce ne spiega tutta la ricchezza in questa intervista Antonella Logiurato, responsabile del progetto “Sui sentieri dei Parchi di Basilicata” e della Rete Ecologica delle Biodiversità alla Regione

Sono luoghi spesso incontaminati e di grande suggestione quelli percorsi da NaturArte in un unico lungo sentiero, la “Rete dei Parchi della Basilicata: il Parco della Murgia Materana, il Parco Nazionale del Pollino, il Parco di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, il Parco Nazionale Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese e il Parco del Vulture, per un totale di quasi 200mila ettari coperti.

NaturArte è un progetto capace di racchiudere anime diverse tutte accomunate da un solo “leit-motiv”, quello della bellezza. Perché è solo riuscendo a comprendere la bellezza che abbiamo intorno e che ci avvolge, saremo capaci di difenderla. Soprattutto se questa bellezza coincide con parole come ambiente, arte e natura. Perché chi ama la natura non potrà che amare come una sua emanazione magica l’arte stessa. Con Antonella Logiurato, responsabile del progetto “Sui sentieri dei Parchi di Basilicata” e della Rete Ecologica delle Biodiversità alla Regione, abbiamo provato a capire tutto il significato e la bellezza di un territorio e di un progetto come NaturArte che pone al centro della sua essenza un unico obiettivo: valorizzare e illuminare i valori naturalistici, storici e culturali della Basilicata.

Dottoressa Logiurato, partiamo da NaturArte, progetto con tante anime. Qual è quella principale di una iniziativa così fortemente territoriale?

Se mi parlate di anime non posso che raccontarvi del riconoscersi tra persone che hanno una forte volontà di far vivere questo territorio e che vogliono condividerlo con altre anime sensibili. Un territorio inesplorato, ancora autentico e da un sapore antico; fermo, in alcuni casi, a sprazzi di paesaggio a qualche secolo fa; contraddittorio e vero, in cui è possibile incontrare persone capaci di ospitarvi a casa loro, per le quali l’ospite è ancora sacro e tale è il paesaggio che lo circonda. L’autenticità è la vera anima di questo progetto.

Lei è responsabile del progetto NaturArte “Sui sentieri dei Parchi di Basilicata” e della Rete Ecologica delle Biodiversità alla Regione: puoi spiegare le caratteristiche e in che modo si “intrecciano” con il progetto NaturArte?

Sono convinta che la tutela dei luoghi parta dalla conoscenza e dalla consapevolezza del patrimonio naturale di cui siamo custodi. Possiamo raccontare che in Basilicata ci sono 63 tipologie di habitat differenti, che ci sono decine di specie in via di estinzione, che qui da noi vivono bene perché il territorio è meno antropizzato che altrove, che esiste ancora traccia della rete ecologica naturale. Ma tutto questo non serve a nulla se non lo facciamo conoscere e non lo raccontiamo, magari anche da ospiti eccellenti, incantati dai nostri paesaggi. La conoscenza e la consapevolezza sono la vera svolta per la tutela dell’ambiente. Non rispetto un sistema fragile se non lo conosco, la natura e l’arte si contaminano; chi ama l’arte non può non amare la natura e quindi essere ambasciatore di una esigenza di tutela.

La questione “Parchi per il clima”. Recentemente Federparchi ha lamentato la perdita dei fondi che sembravano dirottati sul “salva bollette”. Ora l’allarme sembra rientrato perché il ministero ha parlato di “errore formale”. Come vede la situazione?

Purtroppo, i Parchi e le Aree Protette sono ancora visti come materia di contorno a materie ben più “importanti”. Se si deve sacrificare qualche risorsa, si possono sacrificare quelle per le aree protette. Intanto, Aree Protette e i siti Natura 2000, finalizzati al contenimento della perdita di biodiversità da parte Unione europea, sono i siti che assicurano una notevole quantità di servizi ecosistemici che oggi sono anche valutati economicamente. Per l’Europa si parla di circa 300 milioni di euro l’anno. Sebbene tale affermazione riconduca all’economia, noi umani non siamo in grado di rispettare la natura e il patrimonio naturale solo perché è giusto così, l’uomo deve trasformare tutto in valore materiale per poter capire l’importanza della tutela e della conservazione. Non c’è la consapevolezza del fatto che siamo parte degli ecosistemi in cui viviamo e non ospiti esterni, o peggio ancora possessori.

Parco di Gallipoli Cognato

Cosa significa per lei “territorio”, come deve promuoversi al meglio l’Italia per una autentica ripresa?

L’Italia è un paese fantastico, con un territorio ricco di paesaggi ma soprattutto ricco di biodiversità con un’orografia estremamente variabile: Alpi e Appennino, valli e colline, mari, fiumi e vulcani attivi e quiescenti ne fanno un paese variegato e ricco di specie diverse e di ambienti diversi. A questo si aggiunge una storia e una cultura millenaria in ogni campo: dalla botanica, alla enogastronomia dalla geologia alla letteratura. Gli italiani dovrebbero essere fieri di un paese così ricco e lavorare insieme per poter dare all’Italia il giusto ruolo nella nostra antica Europa e, nello stesso tempo, essere un punto di incontro tra culture diverse che favorisca le interazioni tra i paesi del mediterraneo e quelli del continente europeo; ruolo che può essere di grande importanza in questa epoca di scambi e di interconnessioni virtuali e reali.

A proposito di turismo, tra le tante proposte che offre la Basilicata, cosa in particolare può risultare particolarmente attrattivo per questa estate 2021?

A parte Naturarte e le sue proposte, io direi di vivere la natura lentamente, camminando, in bici, fermarsi spesso in un territorio assaporandone le peculiarità naturalistiche e perché no anche enogastronomiche.
L’offerta è veramente ricca, si passa dai Piani del Pollino o il Giardino degli Dei in cui svetta il Pino loricato ai laghi del Vulture, la vecchia caldera che ospita i due laghi vulcanici. Dalla costa sabbiosa del metapontino alle falesie di Maratea, dai calanchi di Montalbano ionico alle foreste di faggio alternate a prateria montane dell’Appennino lucano. Dalla antica città di Matera ai piccoli borghi: Castelmezzano, Pietrapertosa, Brienza con il castello Caracciolo, Guardia Perticara con l’antico borgo in pietra, Tursi con la sua “Rabatana”, la Venosa terra del “Carpe diem”, Acerenza con la sua cattedrale, o Grumento nova con il suo anfiteatro romano e infine Metaponto antica città della “Magna Grecia” con le famose tavole palatine. Penso possa essere una vera proposta alternativa, ricordiamo che le località citate sono quasi sempre all’interno di parchi regionali o nazionali, che è possibile visionare i siti web dedicati, contattare le guide per organizzare trekking, escursioni guidate di tipo storico culturale e naturalmente naturalistiche.

In questi mesi, si è molto parlato di monopattini e di biciclette, di ristorazione, poco di un settore come quello delle guide turistiche e di un settore da sempre precario. Cosa serve per fare forza al turismo e specialmente al lavoro ad esso collegato?

Il turismo è rappresentato sicuramente da vari attori che operano sul territorio, quello delle guide è certamente uno dei settori che ha sofferto di più durante la pandemia, si tratta sempre di liberi professionisti. Quasi sempre sono i parchi o gli enti turistici ad offrire un collegamento con le guide turistiche. Lo ritengo un servizio essenziale per la conoscenza del territorio. “L’occhio vede ciò che conosce” e quindi se non siamo esperti di un territorio sconosciuto non lo sappiamo guardare, le guide sono i nostri “nuovi occhi” ci invitano a “guardare” ciò che avremmo trascurato, è un settore che certamente andrebbe potenziato e reso meno precario. Non saprei cosa serve, sono certa però delle belle professionalità che spesso sono legate a questo settore (naturalisti, storici, esperti d’arte, botanici), che non si arrendono e spesso lavorano su progetti con risorse sempre esigue, e che riescono a mala pena a coprire i costi. Una cosa è certa: amano il loro lavoro e il loro territorio.

Transizione ecologica e biodiversità: è secondo lei nella giusta direzione quanto previsto dal PNRR?

L’attenzione alla tutela della biodiversità nel PNRR è minima se non assente del tutto, purtroppo. Mentre i tecnici della Commissione europea ci chiedono grandi sforzi per la tutela e la salvaguardia della biodiversità (30 % del territorio protetto entro il 2030), in Italia l’argomento è poco trattato. Devo dire che da qualche mese ho potuto notare una maggiore attenzione alla tutela di habitat e specie, sia sui social che in TV, con spot, con trasmissioni mirate. Spero che si continui, la consapevolezza è il primo passo per la tutela dell’ambiente. Infatti, 3 degli obiettivi globali (The Global Goals) e precisamente il 13, 14 e il 15 sono dedicati alla tutela della natura. Ma siamo ancora lontani dalla consapevolezza che questo pianeta lo abitiamo insieme ad altre specie, sebbene la pandemia abbia evidenziato tutta la nostra fragilità.

Può raccontarci a quali eventuali nuovi progetti sta lavorando per la Basilicata e per il territorio?

Abbiamo appena approvato un progetto sulle aree marino costiere. Si tratta di mettere insieme i comuni costieri per sensibilizzarli alla tutela del mare e della duna costiera, anche mediante dei sistemi innovativi di recupero delle plastiche dai fiumi: un sistema che crea bolle d’aria senza reti, che spinge la plastica e altri rifiuti lungo le rive dove vengono raccolti e smaltiti. Altra azione riguarda la raccolta di idrocarburi nei porti mediante banner di lana. Infine, abbiamo proposto un nuovo sito di interesse comunitario in mare alla Commissione europea di circa 30.000 ettari nell’area antistante la costa metapontina per tutelare non solo la tartaruga marina che vive nelle nostre acque, ma anche varie specie di delfini che qui sono presenti. Abbiamo proposto, inoltre, altri 5 siti natura 2000 terrestri da aggiungere ai 58 oggi già tutelati sul nostro territorio, per raggiungere il famoso 30%.

Come concludere la nostra “chiacchierata”?

Credo sia fondamentale lavorare insieme. Le persone che credono in una tutela attiva del territorio ed in una nuova rinascita dovrebbero riconoscersi e lavorare insieme, per attivare tutte le migliori energie e far si che i progetti si realizzino veramente e concretamente.

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