L’Italia Intatta secondo Mario Tozzi

L'Italia Intatta: tra la grande bellezza dei siti Unesco e delle città d’arte e la grande bruttezza tanti luoghi sfigurati dall’intervento umano, c’è tutto un Belpaese che ancora può chiamarsi così. Tante piccole (grandi) realtà che il geologo Mario Tozzi ci aiuta a conoscere. Un'Italia che mostra ancora piccoli tesori incredibili

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Si chiama “L’Italia Intatta” (Mondadori editore) l’ultimo libro di Mario Tozzi, appassionato geologo che ci ha fatto conoscere le scienze delle Terra, e non solo, e conosciuto (anche) per le sue prese di posizione talvolta piuttosto polemiche verso una gestione del suolo dissennata, che ha letteralmente sfigurato il volto della nostra penisola.

Italia intatta: tra la grande bellezza e la grande bruttezza, c’è di più

L'Italia Intatta secondo Mario TozziChe cos’è l’Italia Intatta?

Un viaggio attraverso una quarantina di siti italiani, intatti per vari motivi”, racconta Tozzi. “Perché non sono stati toccati dalla presenza umana, come le cime delle montagne o certi vulcani, oppure perché l’uomo ci viveva ma poi per qualche ragione se n’è andato, o ancora perché ha fatto qualcosa in equilibrio con il territorio, come è successo a Matera, città dei sassi, prima che diventasse la  vergogna nazionale degli anni cinquanta del secolo scorso e ora recuperata così da essere addirittura capitale europea della cultura del 2019. Anche se il rischio grosso è che diventi una città “per turisti” dove non si vive davvero”.

Tra la grande bellezza e la grande bruttezza, cosa rimane?

“Un incredibile mosaico che conserva tante tessere di realtà diverse, piccole ma intatte, che spiccano in mezzo al degrado. Del resto l’Italia è in Europa il paese a più alto livello di biodiversità, con una grande varietà geomorfologica e naturale, il vero tesoro di questo paese dove purtroppo però il livello di consumo di suolo è molto intenso, 8 metri quadri al secondo. Non è possibile continuare così, pezzi di territorio che svaniscono in modo irreversibile, persino i bellissimi siti Unesco sono assediati da costruzioni massicce”.

Una speranza?

Non c’è se non si mette stop a tale situazioneL’obiettivo è: costruzioni, mattoni zero. Il suolo è un bene prezioso, difenderlo significa non mettere a rischio le nostre vite. Salvaguardarlo dovrebbe essere una priorità da parte della politica”.

Un luogo, un albero, una memoria: così è l’Italia Intatta

L'Italia Intatta secondo Mario Tozzi

Quali luoghi sono “intatti”?

“Pochi. Ad esempio il Monviso, il Tagliamento, l’Aspromonte, la Barbagia, l’isola di Budelli e di Montecristo. Ma anche i sottosuoli delle città, Roma, Napoli, Palermo”.

Nel suo viaggio, che cosa è stato deludente?

“Tanto. Mi viene in mente tutta la zona del Brenta con le sue famose ville: è un territorio molto deteriorato, gravemente toccato dai capannoni. Anche attorno al lago di Garda non si sta meglio. Ma è vero che basta spostarsi un po’ per trovare nicchie intatte”.

Ha avuto anche belle sorprese?

“Certo! I pini loricati del Pollino ad esempio, oppure il lago di Burano, il fiume Cavata nella Pianura Pontina, incredibilmente sopravvissuto alle bonifiche e all’intenso sfruttamento del terreno a scopi agricoli.

Ma l’Italia intatta non è costituita solo da luoghi. Può essere un albero, un animale, un uomo, una memoria, un’atmosfera. Pensiamo alle faggete vetuste della Marsica, alberi di oltre 500 anni di vita. All’interno di questa foresta si ha proprio la sensazione di riappropriarsi della propria naturalità. Qualcosa che tutti dovrebbero provare e che nessuno dovrebbe perdere”.

Rallentare i ritmi, perdersi nella scoperta

E non è solo questione di “vedere” certe meraviglie. Ne “L’Italia Intatta” si legge infatti: “Per penetrare l’intatto ci vuole l’olfatto, che permette di riconoscere un fiore o un’essenza, ma ci vuole anche il tatto, per toccare una roccia o accarezzare la corteccia di un albero. Ci vuole l’udito, soprattutto per imparare ad ascoltare il silenzio. E ci vuole una certa capacità di lasciarsi andare, per essere risucchiati in un’avvolgente sensazione di straniamento che riporta al contatto originario fra uomo e natura”.

Un’avventura anche della mente, dunque?

“Certo. Un viaggio del genere è pure una questione mentale, devi rallentare i ritmi, perderti nella scoperta. Per questo ho scelto di spostarmi oltre che a piedi, con i treni, quelli locali, dal cui finestrino è possibile vedere paesaggi interessanti, da scoprire poi passo passo”.

E altresì la stagione è importante, per avere una visione più ampia, visto che a seconda della luce e del tempo, i luoghi cambiano, “soprattutto le foreste, a tal punto che quasi non le riconosci: personalmente le preferisco in autunno, ma sono meravigliose anche in primavera”, scrive Tozzi che insiste molto sulla ricerca di un contatto con la natura, all’interno di questi “pezzetti” intatti che ancora l’Italia svela, a saper guardare. “In quel preciso momento si entra in una specie di comunione con quel mondo isolato e così diverso da tutto il resto. Si ritorna uomini figli della madre Terra, e non passeggeri per caso di un pianeta artificiale”.

 

 

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