Livia Turco, donna a favore delle donne

Festa delle donne: Livia Turco, Senatrice della Repubblica, in questa intervista, ci parla di "donne costituenti", di memoria al femminile, di Costituzione, di come combattere la violenza, costruendo nuove relazioni tra i sessi

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“Bisogna costruire una nuova identità maschile e nuove relazioni tra i sessi per difendere le donne dalla violenza”.

Lo ha detto la senatrice Livia Turco, recentemente insignita dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce, in questa intervista gentilmente concessa a Green Planet.

Con Livia Turco, due volte ministro, per la Solidarietà sociale e della Salute in due governi Prodi, presidente della Fondazione Nilde Iotti, abbiamo parlato, per la ricorrenza dell’8 marzo, di donne, dignità, costituzione e memoria al femminile.

E alla fine della “chiacchierata”, ho avuto davvero la sensazione di rivivere la politica di un tempo, quella vera, di parlare con una donna “Costituente”, di ascoltare un mondo che resiste ma che non esiste quasi più.

Senatrice Turco, iniziamo dalla Costituzione. Chi furono le Madri Costituenti?

Erano donne molto diverse, comuniste, democristiane, socialiste, che avevano partecipato alla lotta partigiana, ma tutte orgogliose della propria identità. Erano donne che venivano da esperienze durissime, il confino, il campo di concentramento, la lotta per la libertà.

Cinque di loro, Angela Gotelli, Maria Federici, Nilde Iotti, Angelina Merlin e Teresa Noce, rientrarono nella cerchia della ‘Commissione dei 75’ per elaborare e redigere la Costituzione. La nostra Costituzione, non bisogna dimenticarlo, ha avuto dei padri ma anche delle Madri.

Quale fu il ruolo di queste donne nello specifico?

Ebbero un ruolo di rappresentanza nel senso più elevato del termine. Volevano dare un volto e una voce alle donne fuori dalle istituzioni e ai loro problemi, raccogliere la loro domanda di cambiamento che si era fatta molto forte e consapevole.

Volevano “partecipare”, avere rapporti paritari e la lotta politica aveva fornito loro la necessaria determinazione. Eppure gli stereotipi maschili erano ancora molto pesanti.

Avevano a che fare con gente come Togliatti, De Gasperi, Einaudi. Rimasero umili nel voler imparare ma fermamente convinte di difendere i principi, i valori e le ragioni delle donne. Non si fecero intimidire insomma e combatterono al fine di promuovere e valorizzare l’emancipazione della donna.

In questa difficile battaglia, quale fu la vera loro forza, anche per l’elaborazione del testo delle Costituzione?

Senza dubbio il saper fare squadra, una grande lezione per l’oggi. Queste donne furono capaci di compattezza, di unità, ebbero sempre in mente il concetto di uguaglianza. Furono loro che vollero la parola sesso (senza distinzioni di sesso ecc.) nell’articolo 3 della Costituzione.

Come ha detto il nostro presidente Sergio Mattarella con le Madri Costituenti cambia il senso del concetto di uguaglianza. Non una uguaglianza semplicemente giuridica e formale ma una uguaglianza di fatto, senza discriminazioni, reale. Ancora, a proposito di Costituzione, importante quanto realizzato negli articoli 29 e 30 sulla famiglia.

Con quegli articoli viene sancita l’uguaglianza morale e giuridica fra i coniugi e il diritto-dovere nei confronti dei figli. Non dimentichiamo che la Costituzione viene redatta in una società ancora fortemente patriarcale. Queste donne, con la loro determinazione, “sovvertono” quanto stabilito da secoli.

Fondamentali il loro apporto anche negli articoli 31, 37, 48 e 51. Nel primo troviamo la protezione delle famiglie numerose, della gioventù e della maternità. Nel 37 abbiamo la parità delle donne sul diritto al lavoro, con le stesse retribuzioni e il supporto nei confronti della madri lavoratrici.

Arriviamo all’articolo 48 sulla partecipazione, sul diritto al voto “eguale, libero e segreto” e all’articolo 51, che promuove le pari opportunità tra uomini e donne per l’accesso alle cariche dei pubblici uffici.

Sempre pensando alla società in cui queste donne operavano, venne impedito l’accesso delle donne alla magistratura perché ritenute troppo sentimentali ed emotive per carche del genere. Uno degli avversari principali dell’accesso alle donne in magistratura fu Giovanni Leone.

Arriviamo a Nilde Iotti. Che donna era?

Nilde Iotti, fu la costituente più autorevole, seppur molto giovane. Veniva da una famiglia semplice. Il padre, ferroviere socialista, licenziato a causa del suo impegno politico, la incoraggerà sempre a studiare.

Rimasta orfana del padre, che muore giovane, studia con delle borse di studio che le permettono di arrivare alla laurea, in Lettere, nel 1942. Nilde all’inizio è socialista, frequentatrice di ambienti cattolici, di padre Dossetti. Dopo la laurea, insegna.

Contribuisce alla lotta partigiana non in senso “forte” ma con un impegno assistenziale nei confronti delle donne, dei bambini abbandonati, degli sfollati. Partecipa alle attività dell’UDI, l’Unione donne italiane e lavora assiduamente con il prefetto di Reggio Emilia.

Dopo la “Svolta di Salerno” e dopo aver sentito alla radio Ercole “Palmiro” Togliatti diventa comunista. Nella “Costituente” viene nominata relatrice sul tema della famiglia assieme a Camillo Corsanego. Pur affermando il valore della famiglia, sostiene la necessità di emancipare la donna dalle condizioni di arretratezza sociale per riconoscerle piena dignità di cittadina e parità nella famiglia.

La Fondazione Nilde Iotti di cui lei è Presidente. Quali attività?

La Fondazione Nilde Iotti, che si basa tutta sul volontariato, promuove le donne, con una particolare attenzione alle immigrate, alla memoria,al la storia al femminile e alla formazione dei giovani. Si effettuano dibattiti, incontri, con una attività che è principalmente di tipo culturale.

Come dimostra anche la pubblicazione dei due libri, “Costituenti al lavoro. Donne e Costituzione 1946-1947″ e “le Leggi delle donne che hanno cambiato l’Italia”.

 

 

Assistiamo a fatti di cronaca dove la violenza nei confronti delle donne è sempre più efferata. Cosa succede nelle relazioni tra uomini e donne?

Gli uomini per primi devono interrogarsi davvero sulla violenza alle donne. L’identità patriarcale è andata in frantumi. Resiste ancora, purtroppo, l’idea della donna come proprietà su cui esercitare un diritto al potere. Molti uomini non riescono ad accettare la liberà delle donne.

La radice della violenza è tutta qui. Bisogna dunque costruire una nuova identità maschile. Per difendersi dalla violenza è necessario realizzare nuove relazioni.

Per concludere, come può ritrovare la sinistra la sua vera identità?

Questa è davvero una domandona (ride). È fondamentale essere fedeli ai propri valori, che sono quelli della Costituzione, la più bella del mondo. Bisogna legare vita e politica, essere vicini davvero alle persone se si vuole essere convincenti ma soprattutto credibili.

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