giovedì, Luglio 29, 2021
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Loccioni: impresa-famiglia che punta al territorio

Impresa e non azienda, con quel tocco di “avventura” che, del resto, ogni impresa ha. Ma qui l’impresa (scusate le ripetizioni) non è “qualsiasi”, bensì un’impresa-famiglia, come l’hanno ideata e messa a punto Enrico Loccioni e sua moglie Graziella che, anche se non è più di questa terra, proprio qui ha lasciato e lascia la sua impronta

La filosofia della coppia è tuttora: “Le persone sono il valore più grande”. Sì, avete letto bene, le persone: mica male il concetto, no? Perché la signora Graziella, alle persone, è sempre stata attentissima, lo stesso per la cultura considerata parte integrante del lavoro. “Assieme alla sua concretezza”, ricorda Maria Paola Palermi, responsabile della comunicazione, “ha permesso alla capacità visionario di Enrico di svilupparsi con solidità finanziaria”.

Stiamo parlando dunque, l’avrete capito, dell’impresa Loccioni, la cui sede è tra le colline marchigiane, si trova a Angeli di Rosora, Ancona: si occupa di sviluppare progetti di altissima tecnologia per grandi clienti in tutto il mondo. In estrema sintesi, fa strumenti per il controllo qualità di qualsiasi elettrodomestico-macchina siamo circondati.  “La nostra impresa”, racconta ancora Palermi, “è una play factory dove si costruiscono ponti generazionali, dove si mette in gioco la conoscenza, dove i profitti si reinvestono nel territorio, mettendo in sicurezza un fiume, adottando un’abbazia millenaria, condividendo conoscenza con gli insegnanti, dando il via ad oltre 100 giovani imprese nel territorio”.

Loccioni: Facciamo l’impresa, cerchiamo problemi da risolvere e creiamo lavoro

Tutto questo (e scusate se è poco), Enrico Loccioni lo spiega così: “Ho avuto la fortuna di nascere in campagna, da una famiglia contadina che mi ha trasmesso l’amore e il rispetto per la terra. La cultura mezzadrile della responsabilità e dell’intraprendenza e quella dei monaci che 1000 anni fa sviluppavano l’idea di rete e innovazione in queste campagne, sono le radici della nostra cultura d’impresa; sono la spinta per progettare i prossimi 50 anni”. E aggiunge: “Una volta un prete di campagna in visita nella nostra impresa mi ha detto: “Enrico ricordati che non ci portiamo via niente, siamo tutti usufruttuari. L’importante è lasciare un po’ meglio di come abbiamo trovato”. È quello che finora abbiamo fatto e continuiamo a fare. Cerchiamo problemi da risolvere, creiamo lavoro da affidare alle persone e che sia per loro possibilità di crescere come identità personale”.

2 km di futuro secondo Loccioni

Nella vetrina di GPNews vogliamo concentrare l’attenzione su alcuni progetti dell’impresa Loccioni che, nonostante “voli” e bene a livello internazionale, ci tiene a rimanere nel territorio e a valorizzarlo. Come l’adozione di un tratto del fiume Esino, che corre proprio vicino ai laboratori Loccioni. Spiega Maria Paola Palermi: “È il progetto ‘2 km di Futuro’, un partenariato pubblico privato per la messa in sicurezza e manutenzione di oltre 2 km del corso d’acqua: l’impresa lo ha sviluppato e finanziato, la Regione, Provincia e altri 16 enti hanno collaborato con le loro competenze e con persone molto preparate e motivate. Il Ponte Pedonale “2068” (omaggio ai prossimi 50 anni della Loccioni, ndr) è stato progettato dall’architetto Thomas Herzog ed è un’opera che rimane sul suolo pubblico a beneficio della comunità. Un parco fluviale tra Jesi e Fabriano, da godere tutti”.

Salvare la valle di San Clemente: una smart land in cui ri-vivere

E poi c’è un progetto che ci piace davvero un sacco, quello relativo all’Innovazione Rurale della Valle di San Clemente, anch’essa un partenariato pubblico-privato. “L’obiettivo? Rivitalizzazione tutta quell’area rurale attraverso la creazione di filiere di lavoro, con il recupero di quel gioiello romanico che è l’Abbazia di Sant’Urbano”, sottolinea Maria Paola con la voce piena di emozione nel ricordare che in questa zona d’Italia c’è un’incredibile concentrazione proprio di abbazie e monasteri. “La struttura rimane di proprietà del Comune di Apiro, Macerata, aperta a tutti (ci sono una locanda e un ristorante nei pressi, ndr). Loccioni investe per il miglioramento e la manutenzione del complesso abbaziale e per la creazione di lavoro innovativo e di qualità nella vallata. Perché lo scopo è richiamare gente ad aprire attività qui. Ricreare una vera e propria “smart land”, cioè l’intuizione del sociologo Aldo Bonomi per ripopolare e far tornare a vivere queste zone. Nel futuro, c’è in mente inoltre di organizzare una scuola di alta formazione per formare persone in grado di guardare al paesaggio e al territorio in ottica sostenibile con un occhio alle buone pratiche di un tempo ma in una visione a 360°, in cui siano coinvolte diverse discipline”. Nell’Abbazia il 25 maggio di prima mattina da un foro posto sopra l’abside, in collaborazione ovviamente con il sole, i raggi solari illumineranno un cerchio scolpito sulla colonna a sinistra dell’entrata: un motivo in più per visitare la zona.

Tutto parte dalla terra

Per concludere (per ora): Enrico Loccioni, con Bruno Garbini e Giovanni Fileni, è uno dei soci della Società  benefit Arca, un progetto  pensato da Bruno Garbini (che ne è anche il presidente) a fine anni ‘80, legato al benessere del suolo. Arca è acronimo di Agricoltura per la Rigenerazione Controllata dell’Ambiente: protagoniste le terre intorno alla Vallesina, puntando sulla coltivazione bioconservativa, agricoltura biologica, rigenerazione del suolo, filiera alimentare e zootecnica di qualità certificata, tecniche produttive sostenibili e misurabili con strumenti di elevata innovazione tecnologica.

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