L’orzo, la pianta che cresce in ogni parte del mondo

Lo studio lanciato da The Plant Journal spiega come l’orzo sia l’unica pianta ad avere le caratteristiche per essere coltivata in qualsiasi area geografica del mondo. I cambiamenti climatici sono un fatto ormai certo e dobbiamo pensare a quali possano essere le piante sulle quali puntare in futuro

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L’orzo, coltivazione del futuro? I cambiamenti climatici sono oramai un dato di fatto, qualcosa di evidente a tutti e che nessuno può più ignorare. Non rimane che adattarsi il più possibile, cercando soluzioni efficaci per il futuro che possano arginare quantomeno i danni senza crearne di ulteriori. Questo il modo di pensare che coinvolgerà ogni settore della stessa industria.
Ad esempio, potremmo chiederci, cosa sarà coltivabile in futuro? Quali saranno le piante capaci di resistere a certi stravolgimenti climatici e ambientali? Quali quelle su cui potremmo dunque puntare?

Una ricerca pubblicata da The Plant Journal ha dimostrato come l’orzo sia l’unica pianta ad avere le caratteristiche adatte per poter essere coltivata in qualsiasi parte del mondo.  L’interessante studio, realizzato con il consorzio europeo WHEALBI composto da 25 ricercatori e il Consiglio italiano per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria CREA, delle Università di Milano e Ptp Science Park, ha raccolto i dati di una rete internazionale di campi con quelli derivanti dalla sequenza parziale del genoma di circa 400 varietà provenienti da più di 70 paesi e hanno identificato decine di geni, che controllano i meccanismi grazie ai quali la pianta dell’orzo “legge” le condizioni ambientali ed adatta il proprio ciclo vitale ai diversi ambienti.

L’orzo, capacità di adattamento straordinarie

Possibilità incredibili dunque quelle dell’orzo, la pianta dalle mille virtù con capacità di adattamento straordinarie. Sarebbe, infatti, l’unica pianta tra le specie coltivate a crescere al tempo stesso in Islanda o in Lapponia, a nord del circolo polare artico, o in pieno campo in Tibet ad oltre 4.000 metri di quota, ma è anche l’ultima coltura prima del deserto nella regione del Medio Oriente, in aree con una piovosità inferiore a 250 mm anno. L’orzo è diffuso in Europa, Italia e in tutta l’area mediterranea, dove viene utilizzato sia per l’alimentazione che per la produzione della birra.

“Di fronte ai cambiamenti climatici in atto, comprendere la straordinaria capacità di adattamento dell’orzo è fondamentale per selezionare le piante da coltivare nei prossimi anni” – afferma Luigi Cattivelli, direttore del Centro di ricerca Genomica e Bioinformatica del CREA – “Il clima cambia e l’agricoltura globale deve rispondere alla sfida con piante che cambino di conseguenza, per garantire i fabbisogni di cibo e di altri prodotti di origine agricola”.

Gli studi risultano dunque fondamentali anche alla luce dei problemi che sempre di più si riscontrano per quanto riguarda l’agricoltura a livello globale, agricoltura che deve a sua volta saper rispondere alle sfide del tempo cercando di trovare le piante che più si adattano, da poter coltivare e dunque sulle quali poter contare e attraverso le quali poter garantire il fabbisogno necessario di cibo e dei prodotti di origine agricola in generale.

“La collezione di varietà del progetto WHEALBI e i relativi dati genomici rappresentano una risorsa unica per future ricerche sulla risposta delle piante agli stress” – commenta la Prof.ssa Laura Rossini del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali della Statale di Milano, che ha coordinato il lavoro di sequenziamento in collaborazione con il PTP – “Per esempio potranno essere impiegati per studiare la resistenza alle malattie o alla ridotta disponibilità di acqua, così da applicare queste conoscenze per ottenere varietà migliorate”.

“La partecipazione al progetto WHEALBI – aggiunge Andrea Di Lemma, amministratore delegato PTP Science Park – ha permesso al PTP Science Park di lavorare al fianco di ricercatori di livello internazionale per poter sviluppare conoscenze che potranno essere valorizzate sia internamente, grazie alla proprietà intellettuale generata nell’ambito del progetto, che nell’implementazione di programmi di trasferimento tecnologico a favore del mondo produttivo”. Il lavoro dal titolo “Exome sequences and multi-environment field trials elucidate the genetic basis of adaptation in barley” è disponibile a questo link.

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