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Orsa JJ4, sentenza definitiva a dicembre

Orsa JJ4, sentenza definitiva a dicembre
Foto: Pexels, Janko Ferlic

Sentenza del TAR di Trento: sospesa, per ora, l’ordinanza di abbattimento degli orsi JJ4 e MJ5 fino alla sentenza definitiva del prossimo 14 dicembre. Nonostante l’accanimento di qualcuno, al momento, nel “lager” di Casteller, l’orsa, sottratta ai suoi cuccioli, non verrà abbattuta.

La drammatica vicenda della morte di Andrea Papi nell’aprile scorso ha evidenziato chiare responsabilità (vedremo una sentenza anche per questo?). Garantire la sicurezza delle persone e diffondere una reale conoscenza dell’orso nelle aree di presenza di questa specie deve restare la priorità di tutti gli attori in gioco.

C’è che ne ha fatto slogan per bassi fini di propaganda elettorale (ma anche perché probabilmente la sensibilità è quella di chi mette animali e uomini l’uno contro l’altro, magari per farne occasione di divertimento e ludi crudeli) ma la realtà è ben diversa. Nonostante i richiami in piazza di chi continua a strumentalizzare la vicenda per nascondere le proprie responsabilità.

Un po’ come sta accadendo in Emilia-Romagna, chi era preposto (a suon di stipendi “grassi” a fare quello che doveva, nel momento che succede la disgrazia, allorché interpellato sembra sempre rispondere: che c’è dottò, ero annato a pià ‘n caffé, come la famosa battuta di Paolo Stoppa sul film Siamo uomini o caporali, i caporali cadono sempre dalle nuvole).

Molte associazioni tra cui il WWF Italia ora, da un lato esprimono la preoccupazione di garantire un benessere psico-fisico all’orsa JJ4, rinchiusa da settimane nel centro faunistico del Casteller in condizioni di reclusione insostenibili, dall’altro ribadiscono l’importanza di concentrare attenzioni ed energie nel trovare soluzioni reali e condivise per la coesistenza uomo-orso in Trentino, per evitare che queste situazioni possano ripetersi in futuro. 

Il caso orsa JJ4: le chiare responsabilità delle istituzioni

Fondamentale è dare fiducia alla scienza, approccio purtroppo dimenticato negli ultimi anni, durante i quali l’orso è stato “gestito” più sul piano politico e demagogico che non su quello tecnico-scientifico. La priorità è prevenire simili situazioni se possibile a “tecnici ed esperti” e non a “cacciatori in pectore e fuori pectore”.  

La gestione dell’orso richiede un impegno nazionale, e la costruzione della coesistenza tra l’uomo e il plantigrado non può discutersi solo nei tribunali, come accade da troppi anni. Le responsabilità da parte della Provincia di Trento sono evidenziabili anche approfondendo la lettura del PACOBACE (Piano di Conservazione Interregionale dell’Orso Bruno sulle Alpi Centro-Orientali).

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Il Piano prevedeva infatti eventi di comunicazione ed educazione rivolti a residenti e turisti che in buona parte risultano inattuati. In questi anni nonostante il prevedibile aumento del numero di orsi, non si è lavorato per favorire l’espansione della popolazione in altre aree dell’arco alpino centro-orientale, come previsto inizialmente dal Progetto Life Ursus. E non si è lavorato in maniera efficace sulla prevenzione dell’insorgenza di comportamenti di abituazione e/o problematici negli orsi. 

Un efficace lavoro volto a migliorare la connettività ambientale a livello di areale alpino, l’incremento delle attività di prevenzione e comunicazione e il miglioramento delle opzioni gestionali dei singoli individui, basate su un principio di maggiore proporzionalità, rappresentano le uniche strade nel medio-lungo periodo per migliorare la coesistenza uomo-orso per non dover più parlare di conservazione dell’orso, sicurezza delle persone e benessere animale nelle aule dei tribunali. Altrimenti gli orsi verranno e molti altri animali verranno “accerchiati” dalla mano rapace dell’uomo e le conseguenze imprevedibili.

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