Pantanello: il parco rinaturalizzato dall’uomo

Sta per compiere 10 anni il Parco Pantanello, luogo speciale che da area coltivata è stato riconvertito a oasi naturalistica

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Eccolo, il Parco Pantanello. Siamo in provincia di Latina, vicino a quella meraviglia che è il giardino di Ninfa, creato attorno ai ruderi di un’antica città abbandonata dalla peste. È una zona particolare, questa, incassata tra la nuova (si fa per dire) via Pontina e la vecchia (vecchissima) via Appia, la regina di tutte le strade.

Qui un tempo c’erano le paludi, poi bonificate per agricoltura di vario genere. Ma a un certo punto, sono gli anni novanta del secolo scorso, la svolta: 100 ettari di coltivazioni intensive vengono recuperate in un modo insolito. Si decide infatti di rinaturalizzare l’area, ovvero di riportarla alla sua veste originaria, tra stagni, paludi, boschetti misti.

L’acqua qui ce n’è in abbondanza grazie al torrente Ninfa che aiuta nello scopo, arriva ad “abbeverare” i sei stagni ora presenti, si muove, ritorna da dove è partita. Il risultato è un’oasi in cui il verde ha ripreso possesso alla grande, molta di questa flora proliferava nella Pianura Pontina ed è stata ripristinata. Sughere, pioppi, ontani, ornielli, pruni, sambuchi ma anche altri tipi di querce e qua e là specie esotiche come lo spino di Giuda che ha trovato qui un buon habitat e che è giunto qui dall’amore per la botanica di Lelia Caetani cui si deve l’idea di fare di Ninfa l’incanto che ora tutti possono ammirare. Ogni essenza ha una sua ragione d’essere tipo ad esempio le siepi utili per i passeriformi come l’usignolo di fiume, uno stanziale che si sente ma non si vede.

Del resto tra gli animali a farla da padrona ci sono gli uccelli che in alcuni casi come questo decidono di fermarsi, oppure sostano, passano, svernano: la prima ad arrivare è stata un’alzavola (che per questo è diventata simbolo del parco).

Altre le anatre selvatiche frequentatrici, germani reali, mestoloni, canapiglie, moriglioni. Non mancano martin pescatori, aironi, garzette, specie rare come la moretta tabaccata, alcuni rapaci, come il falco di palude e il falco pellegrino.

In totale gli stagni sono sei con differenti profondità ed estensione: alcuni sono per la flora, uno con le acque ferme è dedicato agli anfibi, un altro con acque più profonde è il regno dell’avifauna, con tutto un contorno di prati acquitrinosi stagionali, casa ideale per tante specie di insetti, che rappresentano la dispensa degli uccelli in giro.

Pantanello, il parco naturalizzato
Un mosaico di stagni, acquitrini, vegetazione

La biodiversità del Parco Pantanello

Dice a GPNews Massimo Amodio, vice presidente della Fondazione Caetani che si occupa anche del giardino di Ninfa: “Parco Pantanello è un’area florida, che si sta evolvendo dal progetto originario e mostra una risposta buona anche di fronte a certe criticità, come la siccità dello scorso anno. In una zona umida se non c’è acqua sono guai. Pantanello ha mostrato una certa resistenza: certo senza acqua i pesci non ce l’hanno fatta ma in compenso sono approdati tanti rapaci”. Sono gli equilibri naturali a essere protagonisti, finiscono, cambiano, si trasformano.

“Il Parco Pantanello”, spiega Amodio, “ha riconsegnato alla natura un territorio modificato nel profondo dall’uomo e così facendo è diventato essenziale per la sua biodiversità, riappropriandosi della sua anima umida, come era una volta e come il toponimo suggerisce. Il suo ruolo è anche quello di creare un cuscinetto protettivo e continuo con il giardino di Ninfa, che come era un tempo si inserisce in una distesa di paludi e boschi”.

Pantanello, il parco naturalizzato dall'uomo
Il Parco Pantanello a ridosso delle rovine del giardino di Ninfa

Parco Pantanello: un’idea visionaria così reale

Pensare che il tutto è nato da un’idea decisamente visionaria per i tempi. Responsabili sono stati Fulco Pratesi, allora presidente del Wwf, Arturo Osio, ex presidente della Fondazione Caetani e Lauro Marchetti, direttore del giardino di Ninfa. Se ne passeggiavano fuori della mura della città, in un paesaggio banale, pochi alberi e niente uccelli, ben diverso da quello di acquitrini e tanto verde del passato. Chiacchiere, discussioni e una domanda: perché non ricreare la palude? Era il 1991.

Il progetto avanzò piano piano e la Fondazione Caetani, grazie anche a finanziamenti europei e regionali, assieme a un gruppo di esperti, botanici, geologi, zoologi, entomologi, e tanti appassionati, lo concretizza nel dicembre 2009, restituendo alla zona l’ambiente originario della Pianura Pontina, perlopiù scomparso o molto ridotto, contribuendo a salvaguardarlo e a incrementarne la l’incredibile varietà di flora e fauna.

Il Parco Pantanello si visita con guida, da ottobre a marzo, con  una durata di circa 2 ore e mezza, di solito la domenica mattina. Si trova a Doganella di Ninfa, Cisterna di Latina, Via Provinciale Ninfina, 66.

Pantanello, parco rinaturalizzato

 

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