Pesca elettrica, la protesta di oggi

Mobilitazione dei pescatori oggi in 13 porti d'Europa, tra questi Mandriola e Oristano in Sardegna, per chiedere anche all’Italia di fare la sua parte nei negoziati in corso

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Pesca elettrica: sono 13 i porti in tutta Europa in cui oggi i piccoli pescatori di diverse nazioni si sono mobilitati con azioni simultanee di resistenza per protestare e rivolgersi all’Unione Europea chiedendo di bandire la pesca elettrica.

IJmuiden (Olanda), Nieuwpoort (Belgio), Lowestoft (GB), Flensburg sul Mar Baltico (Germania) Mandriola e Torre Grande di Oristano (Sardegna, Italia) Boulogne-sur-Mer, Concarneau, Le Guilvinec, Saint Brieuc, Saint Mandrier, La Ciotat e Saint Jean de Luz (Francia): sono i pescatori di Italia, Belgio, Francia, Germania, GB e addirittura dell’Olanda hanno deciso di agire insieme ad altri pescatori e a varie ONG per denunciare un metodo di pesca che sta distruggendo l’ambiente marino e sta mettendo a repentaglio la loro stessa sopravvivenza economica.

La pesca elettrica è largamente contrastata dai pescatori costieri del Mare del Nord perché l’estrema efficacia dell’elettricità nella cattura del pesce sta portando a un rapido depauperamento degli ecosistemi marini e al fallimento delle attività di pesca tradizionali.

Nei giorni scorsi 23 ONG hanno presentato una richiesta formale all’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode, conosciuto come OLAF, perché conduca un’indagine su una sospetta frode nella pesca elettrica olandese.

Esisterebbero diverse testimonianze che le imbarcazioni da pesca elettrica olandesi e gli istituti di ricerca abbiano ricevuto ingenti aiuti pubblici non dovuti. Da segnalare inoltre il mancato rispetto da parte del governo olandese dei requisiti sulla trasparenza dell’UE relativi alla pubblicazione dei contributi forniti al settore della pesca.

Pesca elettrica: il caso Olanda

La pesca elettrica è stata vietata in Europa nel 1998 ma nel 2006 la Commissione Europea ha proposto di autorizzarla in virtù di un regime di deroghe previste per casi eccezionali. Una decisione che ha contribuito a creare parecchia confusione, autorizzando un metodo di pesca vietato che sta mettendo in ginocchio i piccoli pescatori e distruggendo l’ambiente.

All’inizio del 2007, l’Olanda ha ottenuto 22 licenze per condurre attività di pesca elettrica, andando ben oltre la soglia legale che prevede un tetto pari al 5% di licenze per la flotta nazionale di pescherecci a strascico con sfogliare.

Nel 2010 e nel 2014 l’Olanda ha ottenuto altre 62 deroghe motivate dalla necessità di “condurre ricerche scientifiche” in un caso e “progetti pilota scientifici” nell’altro. Le recenti rivelazioni di un giornalista investigativo olandese hanno sottolineato che però non è così.

Pesca elettrica, la protesta di oggi

BLOOM, una delle associazioni firmatarie, è riuscita a fare una stima degli aiuti concessi a partire dall’agosto 2015. In soli due anni, almeno 5,7 milioni di euro in aiuti pubblici sarebbero stati stanziati per lo sviluppo delle flotte per la pesca elettrica industriale in Olanda, dei quali 3,8 milioni di euro provenienti dai Fondi Europei (67% del totale). Aiuti pubblici avuti sulla base di scopi come “ricerca”, “innovazione” e “migliori pratiche “.

La pesca con gli elettrodi è chiaro che non può essere considerata sostenibile né innovativa. Tantomeno dovrebbe beneficiare di contributi pubblici in relazione alla sostenibilità o alla ricerca.

La richiesta delle ONG

In sintesi, sono tre i presupposti principali su cui si basa la richiesta delle ONG:

La pesca elettrica è cresciuta in maniera massiccia con il pretesto di “ricerche scientifiche” mai condotte;
• I regolamenti dell’UE in conformità dei quali sono distribuiti i contributi prevedono esplicitamente che la concessione di denaro pubblico non debba portare a un aumento dello sforzo di pesca, cosa che invece succede con la pesca elettrica;
• I regolamenti UE prevedono che se durante le ricerche vengono condotte attività di pesca commerciale, gli importi generati dalle catture devono essere restituiti alle autorità pubbliche per evitare che la ricerca scientifica venga usata per generare indebiti profitti.

A proposito di sostenibilità, secondo quanto dichiarato dalle ONG firmatarie del documento, “mentre i pescherecci elettrici scartano tra il 50 e il 70% delle catture, i piccoli pescherecci che usano in maniera responsabile le reti da posta scartano al massimo il 6%. Analogamente, per un litro di combustibile consumato, i pescherecci con le reti da posta pescano una quantità di pesce pari a 6 volte (da 2 a 3 chili) quella pescata con gli elettrodi (450 grammi)”.

Il cosiddetto “accordo di zonizzazione” tra NFFO e Visned nel Dicembre 2017 aveva come obiettivo di fiaccare la resistenza dei pescatori prima del voto al Parlamento Europeo nel gennaio 2018. L’accordo è decaduto il 31 maggio 2018. Come risultato, i pescherecci elettrici olandesi hanno adesso pieno accesso alle acque della GB.

La coalizione di ONG e di pescatori ha lanciato una piattaforma collettiva di azione per appellarsi ai decisori: www.stopelectricfishing.org

Si tratterebbe insomma di una serie di misure, quelle finora adottate, in contraddizione con gli impegni UE sulla sostenibilità, con le stesse regole UE sulla trasparenza finanziaria, in antitesi con gli obblighi legali che garantiscono un accesso equo alle risorse tra i pescatori.

Sulla base di questo caos, le organizzazioni firmatarie si rivolgono all’Europa per la messa al bando di una pesca ecologicamente e socialmente distruttiva. La mobilitazione di oggi è parte di questa richiesta.

 

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