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Quanti danni arreca ogni anno all’ambiente la plastica che produciamo?

La situazione è indubbiamente critica, ma ci sono ancora margini di miglioramento se si interviene in maniera tempestiva

Nei seguenti paragrafi analizziamo innanzitutto quali sono i pericoli e i danni che la plastica arreca al nostro ecosistema, sia nei terreni che nei mari

Persino i potenti del mondo hanno capito che bisogna adottare misure tangibili ed efficienti per frenare la produzione incontrollata della plastica. In tale ottica si stanno avviando diverse politiche “green” finalizzate non solo a ridurre la produzione della plastica, ma anche ad attuare un piano di smaltimento più virtuoso a beneficio dell’economia circolare.

La situazione è indubbiamente critica, ma ci sono ancora margini di miglioramento se si interviene in maniera tempestiva. Nei seguenti paragrafi analizziamo innanzitutto quali sono i pericoli e i danni che la plastica arreca al nostro ecosistema, sia nei terreni che nei mari.

Successivamente ci spostiamo sulle politiche “eco-friendly” adottate a livello mondiale ed infine sulle pratiche virtuose che dovrebbero adottare soprattutto le aziende, che sono tra le principali produttrici di plastica.

Quali sono i danni causati dalla plastica sul nostro pianeta?

Una delle principali problematiche della plastica è il suo lento tasso di decomposizione. Questo materiale può impiegare fino ad un secolo prima di decomporsi e sparire definitivamente, lasciando dietro di sé una scia di microplastiche che risultano estremamente dannose sia per il terreno che per i mari.

La plastica, se si disperde nell’ambiente, rischia di penetrare nei terreni coltivati e nelle falde acquifere. Il rischio è che i prodotti coltivati nelle terre contaminate dalle microplastiche arrivino alle nostre tavole, o che l’acqua che sgorga dai nostri rubinetti nel suo percorso accumuli diversi detriti inquinanti.

La faccenda si fa ancora più seria se rivolgiamo l’attenzione ai mari. Le microplastiche vengono scambiate per cibo dai pesci che, ingerendole, si sentono sazi e non mangiano più. Il risultato finale è purtroppo la morte per i pesci che popolano gli oceani. Quegli stessi pesci, con la pancia piena di microplastiche, finiscono sulle nostre tavole.

Paradossalmente rischiamo di ingerire quelle microplastiche che noi stesso produciamo, se non le smaltiamo correttamente.

Quali politiche si stanno attuando per ridurre l’inquinamento causato dalla plastica?

L’Unione Europea ha lanciato nel 2015 un Piano d’azione per l’economia circolare. L’obiettivo è appunto passare da un’economia lineare ad una circolare, che si basa sul riciclo dei rifiuti affinché diventino risorse per qualcun altro.

Inoltre si punta ad un’economia sostenibile, che rilasci minor emissioni di biossido di carbonio e che utilizzi le risorse a disposizione in modo efficiente. Per chiudere il cerchio del ciclo di vita dei prodotti sono comprese 54 misure: dalla produzione e dal consumo virtuoso dei prodotti fino alla corretta gestione delle materie prime.

Al centro del dibattito europeo c’è soprattutto lo smaltimento della plastica, uno dei materiali in assoluto più inquinanti al mondo. Tra gli obiettivi europei è previsto il riciclo entro il 2025 di almeno il 55% dei rifiuti urbani, il 60% entro il 2030 ed il 65% entro il 2035.

Sul breve e medio periodo quindi la strategia prevede una gestione più corretta degli scarti prodotti tramite il riutilizzo ed il riciclo; sul lungo periodo si punta invece a coinvolgere le aziende nella produzione di materiali nuovi ed ecocompatibili, che siano totalmente riutilizzabili e che quindi non producano scarti.

Un’altra importante misura dell’Unione Europea prevede la drastica riduzione, fino all’eliminazione totale, della plastica monouso che dovrà essere sostituita da materiale biodegradabile o riutilizzabile.

Quali misure si possono adottare per ridurre il consumo di plastica?

Le politiche europee stanno quindi andando verso un’unica direzione, con l’adozione di misure stringenti per ridurre l’impatto ambientale della produzione di massa e preservare la salute del nostro malandato pianeta.

L’Italia fortunatamente si sta dimostrando un paese virtuoso per quanto riguarda il riciclaggio della plastica ed in generale i numeri negli altri paesi sono discreti. Serve però l’aiuto di tutti, dai cittadini fino alle aziende.

Cosa possono fare i cittadini nel loro piccolo? Innanzitutto seguire tutte le indicazioni necessarie per il corretto riciclo della plastica. Bisogna quindi fare correttamente la raccolta differenziata, informandosi su ciò che è considerato plastica e ciò che non lo è.

Lo stesso discorso vale per le aziende, che sono tra i principali produttori di plastica e quindi devono seguire un percorso virtuoso per il corretto smaltimento. Il riciclo e il ritiro della plastica apportano notevoli benefici per il pianeta, ma anche per l’azienda che può ridurre notevolmente i costi energetici e di gestione.

Per il riciclo della plastica è opportuno rivolgersi ad un’azienda specializzata, che si occupa dei vari step con macchinari e strumentazioni adeguate ed in linea con la normativa in vigore. Ogni azienda è diversa dall’altra e, di conseguenza, si producono differenti tipologie di plastiche.

Se ne possono individuare tre: termoplastiche, termoindurenti ed elastomeri. È necessario rivolgersi ad aziende specializzate perché bisogna rispettare determinati codici di riciclaggio per riconoscere il tipo di materiale.

I materiali plastici, una volta raccolti, vengono pressati per poi essere trasferiti presso gli stabilimenti che si occupano della selezione del riciclaggio della plastica. In seguito si passa allo smistamento manuale di quella parte che le macchine non riescono a separare automaticamente.

La filiera del riciclo si conclude con la creazione di una serie di imballaggi che vengono reimmessi sul mercato, dando vita alla tanto agognata economia circolare.

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