venerdì, Settembre 24, 2021
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Recovery Plan, segnali contraddittori dall’Europa sulla biodiversità

Lipu: da una parte si sostiene l’importanza della biodiversità, dall’altra si approva un piano che la dimentica. L’associazione: “Agiremo perché ai mancati progetti per la natura non si aggiungano gravi danni a siti, specie, habitat”

L’Europa che promuove a pieni voti il Recovery Plan italiano non può essere la stessa che approva la Strategia per la Biodiversità e apre il contenzioso contro l’Italia su Natura 2000“. Lo dichiara la Lipu-BirdLife Italia commentando la visita di Ursula Von der Leyen in Italia per l’annuncio del disco verde di Bruxelles al Pnrr italiano.

“Il Piano italiano di Ripresa e resilienza è gravemente deficitario sotto il profilo delle azioni per il ripristino e la conservazione della biodiversità e lontanissimo dagli obiettivi fissati dalla nuova Strategia europea sulla biodiversità 2020-2030, approvata nei giorni scorsi dal Parlamento europeodichiara Danilo Selvaggi, direttore generale Lipu-BirdLife ItaliaCiononostante, l’Europa ha promosso il nostro Recovery, mettendo in secondo piano le stesse condizioni da essa poste con il Regolamento attuativo secondo cui i piani nazionali, tra le altre cose, devono concretamente concorrere a dare una risposta alla crisi della biodiversità, opportunamente definitiva “drammatica”.

Una questione importante che le associazioni ambientaliste vanno sottolineando da tempo ma su cui si preferiscono gli slogan del “politicamente corretto” rispetto alle azioni concrete a difesa della natura e della biodiversità

“La stessa Commissione, solo pochi giorni faprosegue il direttore Selvaggiha attivato una Procedura d’infrazione contro l’Italia proprio in tema di biodiversità e specialmente di mancanza di tutela della rete Natura 2000. Il Piano sarebbe stato un strumento eccezionale per dare risposte a questi ed altri problemi e per avviare un programma strategico per la conservazione e la promozione della biodiversità in Italia. Si manifesta, in sostanza, una doppia anima europea, tra chi prende sul serio i problemi della natura, uno dei pilastri del diritto comunitario, e chi fa dell’approccio economicistico, oggi prevalente, l’unico vero driver”. Siamo in sostanza alle solite. L’economicismo di cui parlò Max Weber rende le relazioni difficili. E a rimetterci sono la natura e, anche in questo caso, l’Italia.

“Analizzeremo il dettaglio del giudizio europeo e dei progetti italiani e continueremo senza sosta la nostra azioneconclude Selvaggi sia per rilanciare l’indispensabile programmazione per la biodiversità, sia per evitare che i progetti del Piano nazionale arrechino danni a siti, specie e habitat, già fortemente provati. Sarebbe davvero grave”.

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