Rifiuti e riciclo, oggi l’appello delle imprese

Il mondo imprenditoriale e associativo oggi riunito per un appello a Governo e Parlamento per trovare una soluzione al blocco delle operazioni di riciclo dei rifiuti nel nostro Paese

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Rifiuti e riciclo. Il mondo imprenditoriale, riunito oggi a Roma presso lo Spazio Eventi Spagna di Roma, ha voluto lanciare un grido d’allarme per denunciare le pesanti ricadute sull’ambiente, sulla salute dei cittadini e sui costi di gestione dei rifiuti per famiglie e imprese, in seguito alla battuta d’arresto del settore dell’economia circolare.

Vi abbiamo accennato in un precedente articolo del fermento che anima il mondo delle imprese sulla questione. Una sentenza del Consiglio di Stato ha messo in crisi le operazioni di riciclo dei rifiuti. La misura dello Sblocca Cantieri in materia di cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) non ha risolto la situazione, limitandosi a salvaguardare le tipologie e le attività di riciclo previste e regolate dal DM 5 febbraio 1998 e successivi, escludendo quindi quelle che sono state sviluppate nel frattempo. Questo quadro normativo complica diverse attività di riciclo di rifiuti di origine sia urbana che industriale e la realizzazione di nuove attività e impianti.

Sottolinea il consigliere regionale Lombardia M5s Massimo De Rosa che ha indirizzato proprio in questi giorni una lettera all’assessore all’Ambiente Raffaele Cattaneo sul tema del biometano da rifiuti: “Esiste una questione end of waste? Sì, dal momento che in passato nessuno ha mai affrontato l’argomento. Per questo oggi c’è una sentenza attraverso la quale le mancanze dei governi passati vengono palesate in tutta la loro evidenza. Il ministro Sergio Costa è stato il primo ad occuparsi concretamente di “End of waste” e attraverso il decreto Sblocca cantieri ha, in buona parte, affrontato e risolto la questione (si veda il caso della fabbrica di riciclaggio pannolini nel trevigiano ). In questo momento il ministero continua a lavorare per definire, prodotto per prodotto, rifiuto per rifiuto, una normativa “End of waste” attraverso la quale tutelare ambiente, salute dei cittadini e tutta la filiera produttiva“.

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Rifiuti e riciclo, quanto ci costano?

Come è noto la raccolta differenziata è una precondizione per gestire in modo virtuoso i rifiuti attraverso il loro corretto conferimento verso impianti preposti al riciclo. Ma non basta. Gli impianti devono essere autorizzati a far cessare la qualifica di rifiuto (End of waste) in modo che dopo il trattamento restituiscano prodotti, materiali e oggetti destinati al mercato.

L’invio dei nostri rifiuti all’estero ha costi particolarmente elevati per i cittadini e le imprese . L’italia in particolar modo deve poter valorizzare i materiali di scarto per essere competitivo nel confronto internazionale e rafforzare la propria base imprenditoriale. Il blocco delle autorizzazioni avrebbe un costo indicativo, secondo quanto sottolineato oggi dagli imprenditori, di circa 2 miliardi di euro in più all’anno.

Lo sviluppo di processi e prodotti legati all’economia circolare rappresenta una sfida strategica per garantire un uso razionale delle risorse naturali, quindi la situazione di stallo denunciata oggi dalle imprese, e più volte rappresentata alle Istituzioni, è un richiamo all’attenzione generale. Con l’appello di oggi infatti il mondo imprenditoriale si rivolge non solo alle Istituzioni ma anche ai cittadini. Se le operazioni di riciclo non vengono rapidamente sbloccate, la crisi in atto che già colpisce la gestione dei rifiuti, urbani e speciali, rischia di portare situazioni critiche in molte città su tutto il territorio nazionale, con il rischio di sovraccaricare le discariche e gli inceneritori.

La soluzione?

Le attività più colpite sono proprio quelle che impiegano modalità e tecnologie più innovative per il riciclo e recupero dei rifiuti e quindi paradossalmente anche le più efficaci per la tutela ambientale e lo sviluppo dell’economia circolare.

La soluzione per porre fine a questa emergenza è stata indicata dall’Europa con il Pacchetto di Direttive in materia di economia circolare, pubblicato a giugno 2018. Le imprese e le Associazioni hanno richiesto con forza di recepire tali Direttive per garantire una gestione sicura ed efficiente dei rifiuti e affrontare le sfide ambientali ed economiche a livello globale.

L’impresa italiana, con i suoi impianti, vuole continuare a rendere concreta la transizione verso l’economia circolare, consolidando la sua leadership a livello europeo nel guidare il processo di crescita verso la de-carbonizzazione e l’uso efficiente delle risorse naturali. 

Le organizzazioni del mondo imprenditoriale coinvolte

Confindustria, Circular economy network,  Cna, Fiseunicircular, Fise Assombiante, Confederazione italiana agricoltori,  Confartigianato imprese, Confcooperative, Legacoop produzione e servizi, Cisambiente, Federchimica, Federcacciai, Federazione Gomma plastica, Assomineraria, Conai, Conou, Ecopneus, Confederazione libere associazioni artigiane, Green economy network di Assolombarda, Utilitalia, casartigiani, Confapi, Assovetro, Confagricoltura, Consorzio italiano compostatori, Ecotyre, Cobat, Consorzio Ricrea, Anco, Aira, Greentire, Assobioplastiche, Ascomac Cogena, Ecodom, Amis,  Comieco, Assocarta, Federazione carta e grafica, Centro di coordinamento Raee,  Siteb, Assorem, Firi, Federbeton, Aitec, Conoe, Corepla, Federesco, Angam, Centro di coordinamento nazionale pile e accumulatori,  Ucina – Confindustria nautica, Assofond, Consorzio Carpi, Assofermet, Agci-Servizi, Ance e Legacoopsociali.

 

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