Flaconi, contenitori e oggetti in plastica rimasti intrappolati per decenni nella vegetazione dei fiumi e riemersi in seguito a piene e mareggiate. Grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale si è certificato come alcuni reperti risalgono addirittura agli anni ’50.
Un gesto maldestro, troppo spesso colpevolmente inconsapevole, come quello di gettare un contenitore in plastica, può nascondere verità che nemmeno immaginiamo. Scopriamo così della possibilità che flaconi, contenitori e oggetti in plastica siano in grado di rimanere nell’ambiente per oltre mezzo secolo, ancora oggi quasi integri.
Chi volesse verificare la veridicità di quanto affermato, potrà farlo al Museo della Plastica di Milano, uno spazio nato all’interno del mercato di quartiere di via Rombon 34, in zona Lambrate, dove si dimostrerà concretamente quanto i prodotti monouso possano sopravvivere nell’ambiente ben oltre la durata di una vita umana.
L’inaugurazione del Museo della Plastica
Domani, 6 giugno, alle ore 10, è prevista l’inaugurazione del Museo della Plastica. Questo è promosso da Plastic Free Onlus, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, in collaborazione con il Municipio 3 del Comune di Milano e con Sogemi, società partecipata dal Comune di Milano che gestisce il Mercato Alimentare di Milano e quindici mercati di quartiere della città compreso quello di Rombon, riaperto lo scorso ottobre al pubblico dopo svariati anni di abbandono.
All’inaugurazione prenderanno parte rappresentanti istituzionali del Comune di Milano e del Municipio 3, scolaresche, partner dell’associazione e cittadini. Tra le presenze previste anche l’assessora all’Ambiente e Verde del Comune di Milano, Elena Grandi.
L’iniziativa è realizzata con la collaborazione di diverse realtà del territorio, tra cui Desimonline Made in Italy e LaserGraph Printing Solutions.
Contenitori e oggetti in plastica ancora integri dopo mezzo secolo
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini, scuole e istituzioni sugli effetti dell’inquinamento da plastica e sulla persistenza dei prodotti monouso nell’ambiente, attraverso un’esposizione composta da reperti realmente recuperati dai volontari di Plastic Free lungo il Delta del Po.
Si tratta principalmente di flaconi, contenitori e oggetti in plastica monouso rimasti intrappolati per decenni nella vegetazione dei fiumi e riemersi in seguito a piene e mareggiate. Grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, molti dei prodotti sono stati identificati e datati: alcuni reperti risalgono addirittura agli anni ’50, come una coppa di gelato in plastica, mentre altri appartengono agli anni ’70, ’80 e ’90.
Nonostante siano rimasti nell’ambiente per oltre 30, 40 o persino 60 anni, molti degli oggetti esposti risultano ancora oggi in condizioni quasi integre, evidenziando concretamente la straordinaria persistenza della plastica nell’ambiente e il potenziale impatto sugli ecosistemi e sulla salute umana.
L’esposizione sarà visitabile anche nei mesi successivi all’inaugurazione e punta a diventare uno spazio permanente di divulgazione ambientale rivolto soprattutto alle scuole e alle nuove generazioni, offrendo la possibilità di “toccare con mano” le conseguenze dell’abbandono dei rifiuti plastici.