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BAW 2026, la libertà come spazio della relazione

BAW 2026, la libertà come spazio della relazione
Le opere di Flavia Martinelli

Dal 29 al 31 maggio Bracciano è tornata a trasformarsi in un laboratorio diffuso di arte contemporanea.

Con la direzione artistica delle arti visive affidata a Maria Ludmila Pustka e quella dell’arte digitale e sonora a Massimiliano Ionta, BAW | Bracciano Art Week conferma la propria vocazione multidisciplinare, intrecciando arti visive, installazioni, interventi urbani, performance, letteratura e ricerca sonora all’interno del tessuto storico della città.

L’edizione BAW 2026 si sviluppa attorno a una riflessione proposta da The Astronut, alter ego artistico dello stesso Ionta: “La libertà contiene l’amore, l’amore non contiene la libertà”. Una frase che attraversa l’intera manifestazione come una traccia concettuale aperta, capace di generare interpretazioni differenti e spesso inattese.

Tra i percorsi che maggiormente dialogano con questo tema si distingue la selezione curatoriale firmata da Belinda Malfetti, che riunisce artisti appartenenti a generazioni, linguaggi e percorsi profondamente diversi, individuando tuttavia un terreno comune di ricerca: il rapporto tra libertà, identità e relazione.

La curatrice della mostra Belinda Malfetti

Non si tratta di una collettiva costruita attorno a un’estetica condivisa. Al contrario, ciò che emerge è la volontà di mettere in dialogo pratiche lontane tra loro, accomunate dalla capacità di interrogare ciò che accade quando due elementi entrano in relazione senza annullarsi reciprocamente.

In questo senso la presenza di Andrea Sampaolo, artista attivo sulla scena contemporanea italiana e internazionale dalla fine degli anni Ottanta, assume un ruolo significativo all’interno del percorso.  La sua ricerca, che attraversa pittura, arte urbana e stratificazione simbolica dell’immagine, trova una sintesi particolarmente significativa ne L’Oro di Roma (2024), opera presentata al Mattatoio nell’ambito di un progetto del Comune di Roma.

L’Oro di Roma, Andra Sampaolo

Attraverso il dialogo tra la memoria dell’imperatore Adriano e il linguaggio visivo della Street Art, Sampaolo costruisce una riflessione sul rapporto tra identità, appartenenza e trasformazione culturale. La superficie dorata, attraversata da segni, colature e interventi gestuali, diventa metafora di una possibile nuova “età dell’oro”, fondata non sul potere ma su valori di apertura, accoglienza e dialogo. Una ricerca che si inserisce naturalmente nel percorso di BAW, contribuendo ad ampliare la riflessione sul rapporto tra libertà e relazione che attraversa l’intera selezione curatoriale.

Una diversa declinazione dello stesso tema emerge in Le relazioni quantiche di Massimo Mei. Attraverso una struttura lignea costruita come un sistema di connessioni organiche, l’artista suggerisce una visione della relazione fondata sull’interdipendenza e non sulla dipendenza. Ogni elemento mantiene la propria autonomia pur partecipando a un equilibrio collettivo, evocando un modello relazionale in cui il legame non limita la libertà ma ne rappresenta una delle condizioni.

Le relazioni quantiche di Massimo Mei

Anche il lavoro di Vittoria Notarbartolo di Villarosa si muove lungo questo crinale sottile. Il suo Cavallo – Gypsy Vanner concentra nella postura e nello sguardo dell’animale una tensione che parla di fiducia e scelta. Il cavallo potrebbe allontanarsi, ma decide di restare. È proprio questa possibilità della fuga a conferire significato alla relazione, trasformandola da vincolo a gesto volontario.

Vittoria Notarbartolo di Villarosa

Con HYDRIA, Carolina Cutini sposta la riflessione sul terreno della partecipazione. L’antica forma dell’anfora viene reinterpretata come un dispositivo relazionale contemporaneo che si attiva attraverso il coinvolgimento diretto del pubblico. L’opera esiste pienamente soltanto nell’incontro, suggerendo come ogni trasformazione autentica richieda presenza, disponibilità e reciprocità.

Carolina Cutini con il sindaco di Bracciano

Particolarmente significativa appare la presenza di Flavia Martinelli, già protagonista della precedente edizione della manifestazione con l’installazione Pensieri Appesi, divenuta una delle opere simbolo di BAW e tra le più fotografate e condivise dal pubblico. Il ritorno dell’artista segna un passaggio importante nella sua ricerca. Con Le Cirque Désolé, Maschera senza nome e Spoglie d’amore, Martinelli costruisce infatti un universo più complesso e stratificato, nel quale il linguaggio del teatro, del circo, del mascheramento e dell’archetipo diventa strumento per indagare il rapporto tra identità e rappresentazione. Le opere si muovono costantemente sul confine tra ciò che viene mostrato e ciò che resta nascosto, suggerendo che la libertà più difficile da conquistare sia spesso quella di mostrarsi per ciò che si è.

Interruptus di Saverio Bonelli

Il tema della comunicazione attraversa invece la ricerca di Saverio Bonelli. In Interruptus, la propria esperienza della balbuzie viene trasformata in una partitura musicale attivata dal pubblico attraverso un sistema di carillon. Ciò che normalmente viene percepito come limite diventa linguaggio condiviso, mentre la fragilità si trasforma in occasione di incontro. L’opera riesce così a restituire una dimensione poetica e profondamente umana a un’esperienza spesso relegata ai margini della comunicazione.

Saverio Bonelli, Vittoria Notarbartolo, Carolina Cutini e Flavia Martinelli alla conferenza stampa



A chiudere il percorso è Handle with Care di Patrizia Pfenninger, probabilmente una delle opere che più direttamente affrontano l’ambivalenza delle relazioni umane. Se il titolo richiama immediatamente il tema della cura, la struttura dell’opera introduce elementi che evocano simultaneamente accoglienza e pericolo, vicinanza e possibilità della ferita. La bocca che invita al contatto si confronta con forme che suggeriscono il rischio, ricordando come ogni relazione autentica implichi inevitabilmente una quota di vulnerabilità.

Osservando l’insieme emerge con chiarezza il motivo per cui questi artisti si trovano oggi a condividere lo stesso spazio espositivo. Nessuno di loro parla della libertà come isolamento, così come nessuno affronta l’amore come possesso. Tutte le opere sembrano invece convergere verso una riflessione comune sulla possibilità di restare sé stessi all’interno di una relazione, di preservare la propria identità senza rinunciare all’incontro con l’altro.

In un’edizione di BAW che pone al centro il rapporto tra amore e libertà, la selezione curata da Belinda Malfetti si distingue proprio per la capacità di affrontare questa tensione senza trasformarla in una risposta. Le opere non illustrano il tema della manifestazione. Lo abitano. Lo complicano. Lo mettono continuamente in discussione.

Ed è forse proprio in questa apertura, più che in qualsiasi conclusione, che risiede la loro forza.

Daniele Del Moro

Giornalista professionista, antropologo, motociclista e camminatore, laureato in Lettere, gruppo demo-etnoantropologico, con tesi in Storia delle religioni, presso l’Università di Roma La Sapienza, è il Direttore responsabile e fondatore di Green Planet News. Ha lavorato presso il quotidiano Il Tempo e in una casa editrice simbolo degli anni Ottanta, la Tattilo Editrice, dove ha progettato e redatto giornali di arredamento, casa, agricoltura e trattori. Sul sito Due Ruote In Viaggio (www.dueruoteinviaggio.it), a cui ha dato vita recentemente, racconta delle sue passioni: viaggi in moto, recensioni di libri e audiolibri, fotografia, figure della storia e viaggiatori “metafisici”. Tra le sue passioni, oltre alle moto e alle lunghe camminate in solitaria, gli animali, il nuoto, la teologia e la filosofia. d.delmoro@greenplanetnews.it.
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