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“Ritratto di un pianeta selvaggio”: l’arte che parla alle coscienze

“Ritratto di un pianeta selvaggio”: l’arte che parla alle coscienze. La storia di Simone Sbaraglia è innanzitutto d’amore, una doppia forte passione per la fotografia e la natura

La sua formazione è da matematico e come tale sceglie un prestigioso lavoro di ricerca negli Stati Uniti ma, se è vero che al cuor non si comanda, il destino è scritto ed obbligato. Ed allora nel 2005 decide di dedicarsi a tempo pieno alla fotografia ed iniziare a girare il mondo. Viaggia per cinque continenti per documentare la bellezza, l’armonia e la fragilità del nostro pianeta, nella speranza che possa essere preservato per le generazioni future.

Numerosi i suoi reportage sulle specie ed ecosistemi a rischio in Nord e Sud America, Europa, Canada, Alaska, Africa ed Asia, collaborando con le principali testate italiane ed europee. Ma la sua, come detto, non è una semplice professione bensì una scelta d’amore e di vita che lo porta a sostenere ed appoggiare costantemente le associazioni ambientaliste di tutto il mondo in programmi volti alla conservazione del nostro patrimonio naturale.

Dal 2 al 24 febbraio, con inaugurazione il primo febbraio, Simone Sbaraglia presenterà a Roma, presso il Museo Civico di Zoologia, la mostra “Ritratto di un pianeta selvaggio”. Un giro del mondo fotografico o, come brillantemente la descrive l’autore che ha dedicato più di tre anni al progetto, “un’avventura visiva attraverso mondi inesplorati alla scoperta delle meraviglie della natura selvaggia e incontaminata, scovando luoghi e specie che ancora resistono e che ancora sono in grado di regalarci quelle emozioni che solo il contatto con la natura incontaminata può donare”.

“Ritratto di un pianeta selvaggio” è una mostra in continua evoluzione che vive l’urgenza di documentare i cambiamenti ed ogni particolarità del nostro pianeta. Gli scatti e l’arte di saper rappresentare la bellezza del mondo naturale, documentare luoghi incontaminati, fotografare gli animali nei loro habitat fissandoli negli occhi in primi piani che lasciano senza fiato, rappresentano il migliore strumento per portare l’attenzione del pubblico verso l’inestimabile patrimonio che stiamo lentamente perdendo.

La realizzazione della mostra si deve anche al supporto di Fujifilm Italia, che ha sposato il progetto, consapevole di quanto la fotografia riesca a parlare alle coscienze con immediatezza, senza filtri, su un tema che non è più possibile ignorare.

L’allestimento avrà una forte impronta multimediale caratterizzata da diversi video di backstage, un’intervista all’autore e vari video di tecnica fotografica. La prima tappa sarà il Museo Civico di Zoologia di Roma e, dopo tre settimane di permanenza nella Capitale, l’esposizione ripartirà per nuove destinazioni in tutta Italia e all’estero.

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