martedì, Settembre 21, 2021
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Safer Internet Day, stop alla violenza in rete

Safer Internet Day: la giornata mondiale per la sicurezza in rete e per dire basta al cyberbullismo

In parallelo con il Safer Internet Day, quest’anno, si celebra anche la seconda Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola dal titolo “Un Nodo Blu – le scuole unite contro il bullismo”

Un’iniziativa che è stata lanciata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano nazionale contro il bullismo. Le studentesse e gli studenti, gli istituti scolastici e i partner che aderiscono all’iniziativa condivideranno e rilanceranno attraverso i loro canali di comunicazione il “Nodo Blu”, simbolo della lotta nazionale delle scuole italiane contro il bullismo.

Tante le iniziative in Italia e in oltre 100 paesi del mondo per il Safer Internet Day

In Italia l’evento nazionale, abbinato al #SID2018, sarà a Roma, al teatro Brancaccio, in via Merulana (ore 10.30). Presenti, oltre a circa 900 studentesse e studenti, la ministra Fedeli, insieme alla Garante dell’infanzia e dell’adolescenza, Filomena Albano, al direttore del servizio di Polizia postale e delle comunicazioni, Nunzia Ciardi, e dagli altri partner del Consorzio di ‘Generazioni Connesse’, il Safer Internet Centre Italiano, cofinanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal Miur, in partenariato, tra gli altri, con la Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Il 31 % dei ragazzi con un’età compresa tra gli 11 e i 17 anni sa bene che Internet non è solo una grande risorsa. È anche violenza. Un ragazzo su tre  è a conoscenza di questa violenza per averla constatata on-line sotto forma di messaggi di odio verso individui o gruppi di persone.

Alcune indagini

Leggiamo alcuni numeri riportati dall’indagine EU Kids Online per Parole O_Stili sui rischi e le possibilità di Internet, condotta dall’OssCom (Centro di ricerca sui media e la comunicazione) dell’Università Cattolica, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e l’ATS Parole Ostili (formata da Associazione Parole O_Stili, Università Cattolica e Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo) riportata su Io Donna nell’articolo di Francesca Amé: “Di fronte all’hate speech il sentimento più diffuso è la tristezza (52%), seguita da rabbia (36%), disprezzo (35%), vergogna (20%). Ma nel 58% dei casi gli intervistati ammettono di non aver fatto nulla per difendere le vittime.

Sì, c’è da preoccuparsi. E non solo perché l’odio naviga quotidianamente in rete, ma  perché è alto il numero di ragazze e ragazzi che adottano risposte passive ai rischi di Internet, ignorando il problema o sperando che si risolva da solo (35%).

Nel 25% dei casi non parlano con nessuno delle esperienze che li hanno turbati o fatti sentire a disagio, nel 27% dei casi risolvono il problema chiudendo semplicemente la pagina web o l’app che stanno utilizzando.

Il 22% di chi ha avuto un’esperienza negativa su Internet ha reagito bloccando un contatto sui social network, il 10% ha modificato le proprie impostazioni di privacy in seguito a un’esperienza negativa e solo il 2% ha segnalato contenuti o contatti inappropriati ai gestori delle piattaforme. Ma se si decide di rivolgersi a qualcuno, i problemi causati dalla Rete si affrontano o con gli amici (47%) o con i genitori (38%)”.

Secondo una ricerca effettuata da Doxa per Telefono Azzurro il 20% dei ragazzi tra 12 e 12 anni passa indicativamente  2, 3 ore al giorno ad utilizzare smartphone e tablet, rischiando di cadere facilmente nelle trappole della rete. Non solo. Il 15% del campione ha evidenziato di conocere coetanei iscritti a siti di incontri mentre il 59% ha avuto una brutta esperienza con dirette streaming e live-stories.

Difendersi con la formazione

Insomma, difendersi è difficile. La formazione è una delle alternative. Dal mondo delle associazioni, anch’esso in fermento, Parole O Stili in testa, viene il Manifesto della Comunicazione non Ostile. 

Sono 10 punti chiari, un piccolo vademecum che ha lo scopo di contrastare la violenza tramite la promozione di una cultura della gentilezza e dell’empatia. La scuola è determinante da questo punto di vista.

Rosy Russo, animatrice del progetto Parole OStili, ha realizzato schede didattiche apposite per “veicolare” la comunicazione  all’insegna della condivisione e dell’inclusione nelle diverse discipline. Sono state anche realizzate schede didattiche.

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