(Adnkronos) – Ogni giorno migliaia di persone cercano su web e social risposte sulla propria salute ancora prima di varcare la soglia di uno studio medico o di una farmacia. L’intelligenza artificiale e Dottor Google sono i primi interlocutori a cui rivolgersi, mentre tra reel di Instagram, TikTok e post su Facebook si prova a decifrare un sintomo, azzardare un’autodiagnosi o intercettare un consiglio. Il bisogno di salute corre veloce anche sui social, ma insieme alle opportunità cresce una domanda cruciale: come assicurare un’informazione sanitaria corretta, affidabile ed efficace, soprattutto quando a comunicarla sono le istituzioni? E’ il tema al centro dell’episodio ‘Comunicazione e attenta informazione nell’era dei social’ del vodcast ‘Ssn – Salute, sostenibilità, nuove frontiere’, dedicato al rapporto tra digitale, intelligenza artificiale e comunicazione sanitaria, realizzato da Adnkronos in collaborazione con AbbVie e disponibile da oggi sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos.com. Ospiti in studio sono l’onorevole Ilenia Malavasi, membro della Commissione Sanità della Camera dei deputati, e l’onorevole Alessandro Cattaneo, membro della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni. In collegamento ci sono l’onorevole Simona Loizzo, medico e presidente dell’Intergruppo parlamentare sulla Sanità digitale, e Irma Cordella, Corporate Affairs Director di AbbVie Italia.
“I social hanno cambiato il modo di comunicare già da tempo – osserva Cattaneo – rendendo la comunicazione più veloce, disintermediata, con l’illusione di un rapporto diretto tra istituzioni e cittadini”. In ambito sanitario, però, la posta in gioco è più alta. “Viviamo già un’epoca con troppe fake news – avverte l’onorevole – per questo il rigore scientifico deve restare centrale. Quando si parla di salute, l’approccio fai da te non va mai bene”. Sull’intelligenza artificiale, sempre più presente anche nelle scelte sanitarie, Cattaneo riconosce il potenziale straordinario degli algoritmi, soprattutto se integrati con grandi quantità di dati sanitari: “Se utilizzata correttamente, l’Ia consente una potenza di calcolo e di analisi impensabile fino a pochi anni fa, con benefici enormi in termini di prevenzione”. Ma, mette in guardia, “se si parte da presupposti sbagliati o si interrogano male i sistemi, il rischio di arrivare a conclusioni errate è altissimo. In sanità, il fai da te non è mai una buona idea”.
A rafforzare questo punto interviene Loizzo, che evidenzia luci e ombre dell’Ia applicata alla salute. “L’intelligenza artificiale è una grande opportunità – spiega – perché consente di utilizzare enormi quantità di dati clinici, fondamentali per la ricerca e per lo sviluppo di terapie di precisione, in particolare in oncologia”. Un pericolo è quello di aumentare le diseguaglianze territoriali. “Secondo l’Ocse – ricorda l’onorevole – i governi devono investire affinché l’innovazione non crei una sanità di serie A e una di serie B”. Senza dimenticare il tema della responsabilità legale: “Chi risponde di una decisione terapeutica suggerita da un algoritmo? Il medico, l’azienda che lo produce, o il sistema sanitario che lo utilizza?”. Suscita poi particolare preoccupazione l’uso improprio delle chatbox da parte dei più giovani. “Non possiamo permettere che si diffondano terapie ‘pret-à-porter’ – ammonisce Loizzo – con farmaci acquistati online o suggeriti dai social senza controllo medico. Sarebbe un passo indietro pericoloso”.
Dal punto di vista istituzionale, Malavasi sottolinea come la digitalizzazione rappresenti “la terza grande gamba della riforma della sanità”, accanto a risorse e personale, mentre “telemedicina e telemonitoraggi possono rafforzare la prossimità delle cure e la fiducia tra cittadini e sistema sanitario”. Allo stesso tempo, l’onorevole richiama la necessità di proteggere i dati e colmare il digital divide. “I cittadini usano moltissimo i social, ma ancora poco il Fascicolo sanitario elettronico, che invece è uno strumento preziosissimo, una vera carta d’identità sanitaria”, rimarca. Un capitolo centrale del confronto è sulla prevenzione. “Il 40% delle malattie oncologiche e cardiovascolari è prevenibile – ricorda Malavasi – ma i dati sull’adesione agli screening restano preoccupanti. In Italia lo screening mammografico raggiunge in media solo il 53% delle donne, con forti differenze regionali. Qui i social possono essere un alleato – suggerisce – ma serve un’informazione rigorosa, scientifica, capace di orientare e non di disorientare”.
Dal punto di vista aziendale, Cordella si sofferma su come social e intelligenza artificiale offrano nuove opportunità di comunicazione in temi di salute. “Permettono di parlare a target diversi, con linguaggi e tempi più efficaci: il 38% della Generazione Z utilizza esclusivamente i social per informarsi su possibili patologie”. Un’opportunità che comporta anche grandi responsabilità. “Il rischio dell’autodiagnosi resta – precisa Cordella – per questo deve essere sempre chiaro che diagnosi e terapie spettano ai medici: i like non sono un indicatore di qualità dell’informazione. Credibilità e attendibilità devono restare i nostri fari”. L’episodio completo del vodcast che racconta l’evoluzione del sistema salute attraverso la voce dei protagonisti è disponibile sui canali YouTube, Spotify, oltre che nella sezione Podcast di adnkronos.com.
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