Shodō, la via della scrittura

sho – scrittura; dō – via, percorso. Questo termine, in Giappone, venne applicato, soprattutto dal XIX secolo, a numerose arti tradizionali in conseguenza agli influssi che ebbe in particolare il buddhismo sulla loro pratica, intesa come “percorso”: kendō (“scherma”), judō , kyūdō (“tiro con l’arco”), chadō (anche definita cha no yu “cerimonia del tè)”. Proviamo a capirne di più in questa intervista

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Per capire meglio cosa vuol dire Shodō, Green Planet News incontra Chiyo, una insegnante giapponese che da anni vive in italia e che rappresenta un punto di riferimento per gli amanti di questo genere di cultura. Chi è Chiyo Nagahara Romei, in arte Chiyo Kisaragi? Chiyo è una artista, una cantante lirica, ha tenuto diversi concerti in vari teatri italiani e all’estero, insegnante di musica, insegnante di Lingua e Cultura Giapponese.

Attualmente insegna calligrafia giapponese (Shodō) presso il Dojo Roma e lingua e cultura giappopnese in due licei di Vibo Valentia. Vengo accolta con grazia e disponibilità, mi sento subito a mio agio in una casa molto colorata, piena di fiori, scritture, disegni, kanji ovunque, un ambiente particolare, quasi magico.

Chiyo parlaci dello Shodō e subito si illumina raccontando di quando era bambina

In Giappone la mentalità è questa: ‘dare l’educazione ai figli è il massimo dovere per i genitori’. Lo Shodō è una disciplina, viene insegnata fin dalle scuole elementari, è obbligatorio perché la lingua giapponese è difficile ed ogni giorno bisogna imparare un certo numero di Kanji (caratteri). I miei genitori mi facevano frequentare vari corsi (Shodō, danza, musica e Soroban-abaco, eccetera), partecipare ai concorsi di bella calligrafia per stimolarmi a fare sempre meglio, una educazione a non arrendersi mai. Era considerata una disciplina, obbligatoria, come per i ragazzi il Kendō e per le ragazze la danza. In Giappone Kendō, Iaidō, Shodō come anche tante altre discipline sono stimolanti per andare avanti sempre e meglio ottenendo i gradi Kyū e Dan.

Cosa si scrive con lo Shodō?

Noi, tuttora lo utilizziamo per scrivere il nome sulle buste in occasioni di particolari cerimonie, per inviare saluti, auguri, anche se, con l’arrivo del computer, è una pratica che si sta perdendo. Come si è persa la calligrafia degli amanuensi con l’arrivo della stampa. Scrivere proverbi per educare lo spirito. È usanza in Giappone che Il 2 gennaio, a scuola, i ragazzi inizino l’attività scolastica attraverso lo Shodō scrivendo i loro buoni propositi.

Lo Shodō è concentrazione?

Prima di tutto bisogna creare lo spazio intorno a noi. Perché è combattere da soli. Davanti hai la carta, l’inchiostro (sumi) ed il pennello. Anticamente bisognava utilizzare una pietra nera, il suzuri, per preparare l’inchiostro e strofinare per circa 10 minuti una tavoletta di inchiostro di china solido che era un vero proprio rito. Per praticità, adesso, questo è stato sostituito dall’inchiostro liquido, già pronto. La tavoletta è ancora utilizzata in alcuni casi particolari.

Lo Shodō è nel quotidiano?

Qualsiasi cosa facciamo in Giappone, che siano le arti marziali, la scrittura, c’è tecnica, nulla è lasciato al caso. Tutto è educazione. I tratti dello shodō sono eleganza, fluidità, naturalezza e il risultato dev’essere armonioso e gratificante” afferma con orgoglio. Il segno stesso che, al di là del significato del Kanji, crea bellezza, appagamento, è da considerarsi un lavoro artistico a tutti gli effetti. Ogni volta è diverso, si cerca di migliorare sempre, andare avanti, lo Shodō è scuola di estetica ma anche essenza spirituale.

Cosa significa esattamente?

Mentre l’estetica occidentale è mastodontica, centrale, simmetrica che quella orientale è asimmetrica, sembra fragile ma non è così, è un gioco di pesi e spazi, utilizzata anche nell’ikebana (l’arte della disposizione dei fiori). Tutto il corpo immerso in una profonda concentrazione. Anche il contatto con la natura ispira lo Shodō. Per creare una armonia, tra il bianco della carta e il nero dell’inchiostro, bisogna essere in grado di gestire lo spazio fra te e la carta. Nello Shodō il pennello è la continuità del braccio, il movimento è rotondo e seguito da tutto il corpo. Come diceva il calligrafo e poeta He Shao Ji (1799-1873) Lo spirito deve essere tondo ed il principio con cui si scrive è il cerchio. E’ una danza con la musica, perché la linea crea corpo (forma), il controllo del movimento è possibile solo se dentro di noi abbiamo una visione di quello che vogliamo scrivere. Io dico ritmo, il ritmo è importantissimo. Uno, due e tre, puntare seguire e uscire, bisogna sempre controllare lo spazio, la pressione del pennello deve essere sottile, grossa, curva per la continuità del segno non bisogna mai fermarsi ma staccare e riprendere. Usando dei termini occidentali si può dire che è un’arte dionisiaca ed insieme apollinea. ‘Tutto dipende dalla forza, è la linea che fa l’arte.

Shodō, la via della scrittura

La musica che influenza ha su questa disciplina?

Molto simile alla musica è lo Shodō, perché una volta che si mette il pennello sulla carta non si può cancellare e rifare, come la musica che non può ripetere e fermare. Come la musica anche lo shodō è fatto di note e pause senza soluzione di continuità. Insomma, lo shodō è, come la musica, un’arte temporale. Io sono una musicista, nel canto ad esempio il respiro è importantissimo e così anche nello shodō bisogna respirare e controllare bene il respiro, avere il senso del ritmo tutti elementi fondamentali per raggiungere un ottimo risultato. L’organizzazione dello spazio, poi, è fondamentale, cambia da soggetto a soggetto, la persona deve fare ordine mentale difronte al foglio e procedere per gradi, uno, due e tre.

Chi sceglie di praticare lo Shodō?

Ci sono allievi dai 30 anni in su, i più giovani sono impegnati con altre attività, la scuola, lo sport Tanti americani, europei che chiedono di fare il loro sito, di scrivere il nome del loro dojō. Molti vengo dal campo delle arti marziali e considerano lo Shodō un completamento necessario di queste discipline proprio per un avvicinamento ulteriore allo spirito orientale. Chi si avvicina, quindi, alla cultura orientale, spiega bene Chiyo, è perché vuole arricchire la propria cultura e attraverso l’allenamento dello Shodō si può capire più profondamente chi siamo.

In un mondo dove tutto è consumato velocemente che spazio trova una disciplina come lo Shodō?

Lo Shodō è silenzio, concentrazione, è tempo dedicato a se stessi, è spazio vuoto che devi controllare, è la possibilità di spezzare il quotidiano, è una ricchezza, una terapia.

Raccontaci del timbro, della firma, del gesto finale

Il timbro è molto importante, il timbro rosso, su cui è scritto il proprio nome, può essere posizionato ovunque l’importante che crei armonia e rappresenta il riconoscimento finale dell’opera, dell’opera fatta con sincerità.
Due tipi di timbro nome bianco intorno rosso, è il più forte perché il rosso domina (Hakubun), e quello nome rosso intorno bianco (Shubun). In Giappone c’è l’Hanko, il sigillo, tutti devono avere un Hanko, nella società è un riconoscimento ufficiale, è una firma. Ci sono artigiani che realizzano esclusivamente Hanko su ordinazione.

Un buon tè verde, accompagnato da un dolce Yōkan tipico giapponese conclude in armonia un bellissimo incontro. Ho imparato che lo Shodō è un percorso di continuità, una forza che insegna ad andare avanti per fare sempre meglio, è una filosofia di vita. Un pomeriggio unico, un momento irripetibile, un tempo dedicato alla bellezza della conoscenza. Lo Shodō come ordine interiore e, come per lo Shodō, mi sono creata uno spazio intorno, e di fronte al un foglio bianco ho cominciato a scrivere.

Mostra dei bellissimi segnalibro fatti da lei, e spiega che, a seconda del loro significato, ogni ragazzo sceglie quello che più lo rappresenta. Chiyo me ne regala uno. Grazie Chiyo per il bel segnalibro, un regalo prezioso, soprattutto per il suo significato.

La dispensa che Chiyo consegna ai suoi allievi

Chiyo Shodō dispensa

Testi consigliati

Roland Barthes, L’impero dei segni (1970) edito da Einaudi. Un capitolo dedicato alla calligrafia.
Jun’ichirō Tanizaki, Libro d’ombra (1933) edito da Bompiani. Parla della civiltà e dell’estetica giapponese e Sulla maestria (2014) edito da Adelphi
Nagayama Norio Sensei
Shodō : la via della scrittura : Kaisho : lo stile fondamentale (1997)
Shodō La via della calligrafia (2012)
“Questo libro, nell’insegnarne i primi rudimenti, è una introduzione alla pratica della calligrafia come pratica di vita, ma può servire anche a chi è interessato a scrivere la nostra lingua e a capire la tecnica della nostra arte.”
Il segreto della calligrafia (2012)
Qual è il segreto della calligrafia? Da noi, in Giappone, quando un allievo frequenta un maestro, è compito di questi trasmettergli il segreto della calligrafia.
Giancarlo Calza – Stile giapponese (2002) edito da Einaudi
Roger J. Davies, Osamu Ikeno – La mente giapponese (2007)(Universale Meltemi)
Ruth Benedict – Il crisantemo e la spada (1946)

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