venerdì, Marzo 5, 2021
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Green, la sostenibilità come paradigma occupazionale per il futuro

Articolo aggiornato in redazione lunedì 14 dicembre 2020 alle ore 18.07

Green, più digitalizzazione e più ambiente per le professioni del futuro. Per la ripresa post-covid sarà più che mai necessario rilanciare l’economia puntando su economia circolare e sostenibilità.

Prima di questo 2020,Unioncamere  aveva realizzato una previsione dei fabbisogni occupazionali italiani tra il 2019 e il 2023, evidenziando come gran parte del lavoro sarebbe passato attraverso tecnologie e lavori “green”. Le imprese italiane avrebbero dovuto ricercare tra 518.000 e 576.000 lavoratori con competenze “verdi” nel prossimo quinquennio.

Poi è arrivato il coronavirus a rimettere tutto in gioco. E fare i conti con una caduta occupazionale che, per effetto del covid, sempre secondo Unioncamere, si aggirerà intorno ai 190 mila posti posti di lavoro indipendenti e 232 mila privati.

Nonostante tutto, il settore green è visto come basilare per il rilancio dell’economia nel futuro prossimo. Secondo uno studio promosso da Legambiente con Green Factor nell’ambito del progetto Ecco (Economie Circolari di Comunità per la rigenerazione ambientale, sociale e culturale), il nuovo paradigma occupazionale punterà su specializzazione e competenze ambientali e sostenibili. I dati raccolti risultano incoraggianti e il fatto di puntare “all’inclusione circolare” rappresenta una speranza concreta.

Secondo lo studio di Legambiente e Green Factor, nel 42% dei casi la crisi sanitaria è stata recepita come un problema. Molti pensano però (il 61%) che è anche un’occasione per l’attuazione di economia e occupazioni legate alla sostenibilità. Solo il 9% non crede al fatto che il coronavirus inciderà sulla possibnilità di avere nuove occupazioni green. Gli intervistati ritengono infatti che i lavori green cresceranno quasi dell’8% nel prossimo anno e del 26,4% nei prossimi 5 anni.

Fondamentale, per dare concretezza a questi numeri, sempre secondo l’analisi del progetto Ecco, la riduzione di burocrazia e pressione fiscale.

Le cinque nuove figure professionali green richieste dalle imprese

  1. Esperto in gestione dell’energia (EGE)

  2. Esperto di acquisti verdi (Green Public Procurement)

  3. Esperto di marketing ambientale

  4. Il chimico verde (Green Chemistry)

  5. Installatore di impianti di impianti a basso impatto ambientale

 

1. Esperto in gestione dell’energia (EGE)

  • L’esperto in gestione dell’energia (EGE) è una figura professionale moderna ed interdisciplinare che lavora nell’ambito delle nuove misure europee energetiche e ambientali contenute nel Pacchetto clima-energia (20-20-20).

La figura professionale dell’energy manager

  • L’ energy manager nasce negli USA nel 1973 ai tempi della prima crisi petrolifera. In Italia, l’energy manager, dalla legge 308/82, alla legge 10/91 dove trova un nuovo riconoscimento.
  • Un energy manager, come suggerisce il termine, è un professionista che ha il compito di gestire ciò che riguarda l’energia all’interno di un’azienda, un ente pubblico, o più in generale una struttura, verificando i consumi, ottimizzandoli e promuovendo interventi mirati all’efficienza energetica e all’uso di fonti rinnovabili.

2. Esperto di acquisti verdi (Green Public Procurement)

  • Il GPP è il principale strumento per lo sviluppo della green economy e dell’economia circolare.
  • Gli acquisti verdi (GPP) sono uno strumento fondamentale, per le amministrazioni pubbliche e le imprese, per ridurre gli impatti ambientali della produzione e del consumo, promuovere e tutelare il lavoro dignitoso e i diritti umani lungo le catene di fornitura, diffondere le innovazioni tecnologiche sostenibili nell’economia e nella società.
  • Modificare i consumi pubblici e privati per favorire prodotti e processi a minore impatto ambientale ha effetti significativi sull’ambiente e sull’economia, e rappresenta la principale soluzione per costruire un’economia verde, durevole e responsabile.
  • È un aiuto per le imprese a inserire i criteri ecologici e sociali nella catene di fornitura e negli acquisti, convertire i loro prodotti in “prodotti verdi”, migliorare i processi di qualificazione dei fornitori e accedere a finanziamenti nazionali e comunitari.
  • I criteri per definire gli acquisti “verdi” sono rigorosi e predeterminati dal punto di vista tecnico.
  • Mentre per i cittadini e i privati esistono dei parametri (i CAM, ovvero Criteri Ambientali Minimi) che permettono di individuare prodotti a basso impatto ambientale, utili come guida per i propri acquisti.

3. Esperto di marketing ambientale

L’esperto in comunicazione e marketing ambientale si occupa: di analisi di mercato per i bisogni nel settore socio-territoriale, progetta gli obiettivi, la comunicazione, gli strumenti e le tecnologie da utilizzare. (da Mestieri e professioni di Unioncamere).

In particolare deve:

  1. Elaborare analisi di fattibilità per la realizzazione e la diffusione degli interventi di promozione progettati a livello locale e sull’intero territorio nazionale.
  2. Individuare sul territorio le strutture ricettive ad ampia e media capacità e le realtà imprenditoriali operanti nel settore informatico, pubblicitario e tipografico da utilizzare per la realizzazione di piani promozionali e di marketing.
  3. Organizzare fiere ed expo a livello locale, regionale e nazionale per la presentazione di prodotti e tecnologie a basso impatto ambientale
  4. Collaborare all’elaborazione di materiale audiovisivo e interattivo (VHS, CD-Rom, ecc…) nonché di folders, brochures e depliants informativi.
  5. Collaborare alla progettazione e realizzazione di portali e siti web sull’architettura a basso impatto ambientale (attivazione di forum, comunità di pratiche, e-learning).
  6. Fondamentale è la sua funzione di orientamento e consulenza per gli adempimenti normativi ambientali, per l’accesso ad incentivi e le possibilità di finanziamento nazionali e comunitari e per l’utilizzazione di fondi strutturali già in possesso degli enti locali.
  7. Svolge infine un importante attività di sensibilizzazione presso le strutture scolastiche e le associazioni pubbliche (consumatori, ambientaliste ecc.) per diffondere l’architettura a basso impatto ambientale.

4. Il chimico verde (green chemistry)

Che cosa è la chimica verde?

  • Secondo la IUPAC, l’Unione Internazionale di Chimica Pura e Applicata un’organizzazione non governativa a cui aderiscono molte nazioni, compresa l’Italia per il tramite del Consiglio Nazionale delle Ricerche, per chimica verde si intende: “L’invenzione, la progettazione e l’uso di prodotti chimici e processi per ridurre o eliminare l’uso e la produzione di sostanze pericolose”.
  • In pratica si tratta di un approccio nuovo applicabile alle attività di tutti i comparti della chimica, con l’obiettivo di migliorare i processi dal punto di vista ambientale, riducendo il consumo energetico e l ’ utilizzo di materiali, realizzando prodotti riciclabili o riutilizzabili, utilizzando reagenti sicuri e meno inquinanti e preferendo materiali rinnovabili a quelli derivati da fonti fossili o risorse minerali.

Cosa fa il chimico verde?

L’esperto in chimica verde si occupa di ricerca di base o applicativa. La ricerca è orientata a sviluppare nuovi elementi, reagenti, solventi, con le caratteristiche “green”. I tempi del progetto possono essere di mesi, di anni, soprattutto in ambito universitario.

In quali settori è richiesta la figura professionale del chimico verde?

  1. Nelle aziende che operano nel settore della chimica verde e in quelle che, anche per effetto della legislazione internazionale, dovranno adeguare la loro produzione agli standard imposti dai principi della chimica ecosostenibile.
  2. Nelle aziende che si occupano di riciclo, di compostaggio e di trattamento dei reflui.
  3. Nelle aziende che si occupano della sintesi e della lavorazione di polimeri.
  4. Negli Enti di Ricerca o di Controllo pubblici o privati che si occupano delle suddette tematiche.

5. Installatore di impianti di impianti a basso impatto ambientale

Da alcuni anni è necessario conseguire un’apposita formazione/qualificazione obbligatoria per tutti coloro che vogliano svolgere l’attività di installazione e manutenzione di caldaie, caminetti, sistemi solari sia fotovoltaici che termici di uso domestico, sistemi geotermici a bassa entalpia e pompe di calore.

  • L’installatore di impianti a basso impatto ambientale si preoccupa della salvaguardia e della valorizzazione delle risorse del territorio e dell’ambiente e opera per la tutela della salute, la sicurezza del cittadino nei luoghi di lavoro, dell’abitare e dell’ambiente.
  • È in grado, inoltre, di riconoscere il valore e le potenzialità dei beni artistici ed ambientali per una loro corretta protezione e valorizzazione.

Competenze green, le nuove possibilità di lavoro. Nonostante la pandemia, il futuro passa necessariamente per il “colore verde”.

 

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