Turismo, che estate sarà? Serve un protocollo sanitario preciso

Per la ripresa del turismo, necessario un protocollo sanitario uniforme sul territorio nazionale per le strutture ricettive e balneari. Dagli operatori l’esigenza di una strategia unica di marketing. Nel 2019 -0,9% di presenze balneari, la seconda metà di luglio 2020 sarà il banco di prova

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Che estate sarà? Certamente la più complessa degli ultimi quaranta anni. Ecco perché il turismo italiano chiede un protocollo sanitario per i clienti e per i dipendenti delle aziende. La fiducia c’è, i segnali di ripresa forse. Al di là della “supercazzola” e di quanto si è capito della Fase 2, o quanto è ancora da stabilire, sorprende l’assordante silenzio che al momento vige su uno dei settori più colpiti dall’emergenza coronavirus ovvero il settore del turismo.

Per questo motivo, gli operatori del settore settore balneare, sottolineano l’esigenza di una regia unica che proietti sui mercati esteri il messaggio che ovunque si scelga di prenotare in Italia, lì si troverà una destinazione sicura. Sicurezza che si traduce i protocolli sanitari identici per tutti, dal rispetto delle distanze alla sanificazione degli ambienti. Un po’ come, ai tempi dell’Isis, si chiedeva una strategia comune di intelligence che pure lì si è vista l’Europa in tutta la capacità di “fare fronte”. Insomma, a proposito di estate, la domanda è: come ripartiranno i mercati italiano e globale da qui ai prossimi anni? Uno dei temi fondamentali della prossima edizione di TTG SIA SUN l’appuntamento fieristico leader del turismo nel nostro Paese, organizzata da Italian Exhibition Group nel quartiere fieristico di Rimini dal 14 al 16 ottobre prossimi.

Turismo, che estate sarà? Serve un protocollo sanitario preciso

Estate, “Italia, destinazione sicura”

Sarà il mercato domestico, per ora, a delineare la stagione turistica del dopo emergenza sanitaria, e le spiagge saranno il banco di prova a partire dal confronto con circa due milioni di presenze in meno sulle spiagge nel 2019 per meteo avverso tra maggio e giugno. Si inizia così a delineare quel fattore di resilienza dell’industria del turismo che ne fa una delle più capaci a reagire velocemente agli shock economici. Turismo di prossimità, uso dell’auto, rarefazione delle presenze, possibile destagionalizzazione, sono quattro tratti salienti necessari per tre operatori chiave del turismo italiano.

“Il turismo – sostiene Chiara Gigliotti, general manager di Carrani Tours ha da sempre la capacità di reinventarsi. E si inizia riposizionandoci su un turismo di prossimità. Breve percorrenza, weekend lunghi, spostamenti in auto. La ripresa del mercato europeo inizierà tra settembre e ottobre, quella intercontinentale a partire da gennaio e febbraio. Il vero tema è come riapriranno le nostre strutture, con quali norme e protocolli”.

“La situazione è senza precedenti – aggiunge Gino Acampora, general manager di Acampora Travel difficile fare previsioni. Ora che i risultati del lockdown iniziano a dare i risultati sperati, forse possiamo aspettarci i primi effetti dalla metà di luglio: la prossima stagione balneare sarà il banco di prova della ripresa turistica e sarà principalmente mercato domestico. Questo inizio di ripresa però non può essere slegato dalla definizione di un protocollo sanitario che dia fiducia ai turisti italiani e stranieri. “Italia destinazione sicura” deve diventare un mantra, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. E va definito rapidamente, perché i primi segnali incoraggianti già arrivano: i tedeschi spostano all’autunno le prenotazioni di primavera, gli statunitensi prenotano, nonostante tutto, per la primavera del 2021. Non possiamo sbagliare il marketing: per dare prospettiva alle imprese serve una regia unica firmata ENIT, in combinato disposto almeno fino a marzo con l’azzeramento dei biglietti nei musei, l’esenzione contributiva per gli hotel e la sospensione della tassa di soggiorno”.

Secondo Marco Ficarra, vicepresidente e founder di Destination Italia, “le limitazioni nei mercati di origine assieme alla riduzione della capacità di trasporto aereo e alle misure di distanziamento sociale sono tutti elementi a favore di un turismo meno massivo e più alto di gamma, complice anche la riduzione di capacità di spesa di altre fasce di mercato. Dipenderà da come sapremo far evolvere l’offerta. Se fossimo capaci di agire come Paese con una strategia unica e di incentivare il consolidamento dell’offerta e soprattutto dell’intermediazione, potremmo ottenere quella tanto sperata destagionalizzazione e diversificazione dei flussi. La si ottiene solo guidando la domanda, mentre la frammentazione ci costringe a subirla passivamente. Altrimenti torneremo all’over-tourism di prima, ma peggiorato”.

“L’OMS ha già dato delle linee guidaspiega Alex Giuzio, il giornalista capo redattore della testata specializzata leader di settore Mondo Balnearee se valgono per gli spazi all’aperto nel settore alberghiero, possono valere anche per gli stabilimenti balneari. Regole semplici da applicare: quattro persone al massimo ogni 10 metri quadrati, nessuna area giochi, personale in maniche lunghe. Distanziamento facilmente replicabile anche per le distanze dei lettini sulle spiagge. La tecnologia mobile già oggi permette le ordinazioni senza recarsi al banco del bar. Va semplicemente acquisita come abitudine. Salotti galleggianti in piscina o i gazebo per i lettini faranno il resto. Quello che preoccupa è il ritardo negli allestimenti. Scontiamo almeno un mese e mezzo di blocco, ne risente tutta la filiera, manutenzioni comprese”. Fase 2 e successive, dunque, tutte da scoprire. Per capire davvero che estate sarà ma soprattutto per capire come organizzare il lavoro e la stagione più difficile dal dopoguerra.

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