martedì, Maggio 18, 2021
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Vaia, gli alberi distrutti diventano l’edificio in legno più alto d’Italia

Vaia, la tempesta del 29 ottobre 2018, con piogge e raffiche di vento oltre i 150 km/h, lasciò l’area alpina del Nord-Est in ginocchio con 42.500 ettari di foreste distrutte e oltre 9 milioni di mc cubi di legname abbattuti.

Oggi, nonostante il ritardo causato dalle difficoltà del momento, quasi la metà di questo legname è stato esboscato: circa il 60% è stato venduto e i lavori procedono. In particolar modo, grazie a progetti virtuosi che puntano a sostenere le zone colpite e a recuperare il legname a terra.

Vaia, la tempesta che ha sconvolto il nostro patrimonio forestale, a due anni dal “caos”. A fare il punto su quell’area duramente colpita, è PEFC Italia, organismo garante della certificazione di gestione sostenibile del patrimonio forestale e dei suoi prodotti che, subito dopo il disastro ha attivato la Filiera Solidale PEFC, unico sistema e logo pensato per sostenere le zone colpite dalla tempesta tramite legno proveniente dalle piante abbattute da Vaia.

Vaia, PEFC Italia: il punto su danni ed esboschi a due anni dalla tempesta

Sono stati 494 i comuni di quattro regioni italiane (Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia)  colpiti dalla tempesta Vaia.

Per quanto riguarda gli esboschi e il recupero del legname abbattuto, PEFC Italia segnala che in provincia di Bolzano le operazioni sono terminate con la raccolta di circa l’80% del legname: la parte restante è in localizzazioni difficili per accessibilità e orografia, ed è destinata all’evoluzione naturale. In provincia di Trento, la più colpita in termini assoluti, è stato invece venduto oltre 60% del legname (esboscato per l’80%); in Veneto venduto oltre 60% (esboscato per il 50%); in Friuli Venezia Giulia oltre la metà del legname abbattuto è stato esboscato e venduto.

Non sono tuttavia mancati i problemi: oltre al lockdown che ha rallentato i lavori, come si temeva nell’estate 2020 si sono palesati danni significativi provocati dal bostrico (Ips typographus L), minuscolo insetto che si sviluppa sulle piante deperienti ma che poi è in grado di attaccare e portare a morte anche piante sane, aumentando ulteriormente il danno alle foreste, in particolare nelle aree del piano inferiore. I monitoraggi indicano una presenza molto più forte rispetto al 2019 e sono segnalati danni in corso di valutazione.

Vaia, un edificio che è simbolo di una rinascita

In particolare, il legname abbattuto in Trentino da Vaia diventa ora da record. A Rovereto, nell’area ex Marangoni Meccanica, sta infatti prendendo forma il più grande edificio in legno d’Italia, vero e proprio simbolo di rinascita: con i suoi 9 piani per 29 metri, è destinato al social housing ed è costruito al 100% proprio con il prezioso legno degli alberi caduti, grazie al lavoro di aziende certificate PEFC e aderenti alla Filiera Solidale, a partire dal general contractor Ri-Legno.

Vaia, gli alberi distrutti diventano l'edificio in legno più alto d'Italia

Il progetto che ha coinvolto il legname caduto in seguito a Vaia comprende anche un altro palazzo di 5 piani sempre realizzato con legname da schianti: gli edifici sono stati realizzati da Ri-Legno Srl su commissione di Rovim Srl e Finint nell’ambito di un progetto di social housing; il legname strutturale, che costituisce il 90% del totale, è stato ingegnerizzato, fornito ed installato da X-Lam Dolomiti: si tratta di pannelli realizzati con legno trentino proveniente da legname schiantato da Vaia della Magnifica Comunità di Fiemme e di Primiero.

Riduzione drastica dell’impronta climatica

Scegliere il legno per la realizzazione dell’edificio ha permesso di ridurre drasticamente l’impronta climatica dell’opera, il legno infatti è un vero e proprio deposito di Carbonio che viene assorbito come CO2 tramite la fotosintesi delle piante: in ogni metro cubo di legname è stoccato il carbonio corrispondente a 0,92 t di CO2. A questo si aggiunge che il legno ha un costo energetico di produzione e smaltimento molto basso in relazione alla materie concorrenti (calcestruzzo, metalli), con un risparmio medio di 0,7 t di CO2 per mc di legno impiegato.

Il risparmio di emissioni rispetto all’edilizia tradizionale è dell’ordine del 50-70%: quella che abbiamo di fronte è il futuro dell’edilizia, un elemento centrale del green deal cui l’Italia è chiamata a partecipare per contribuire all’obiettivo di ridurre le emissioni del 55% e contenere gli effetti della crisi climatica, come indicato dall’UE”, ha commentato Francesco Dellagiacoma, neo eletto presidente del PEFC Italia.

Parliamo, nello specifico, di uno straordinario esempio di edilizia sostenibileha dichiarato Lavinia Sartori, titolare di Ri-legno – e a livello generale di un modello esportabile di rigenerazione urbana. L’intervento si inserisce infatti in un più ampio piano di riqualificazione, che si apre con la bonifica di uno spazio che era stato contaminato dalle precedenti occorrenze e che ha tra le altre cose il pregio di ricucire gli strappi di una porzione di tessuto urbano che attendeva da tempo una valorizzazione”.

Il valore sociale del progetto

Il progetto sarà caratterizzato anche da un importante valore aggiunto dal punto di vista sociale: le due palazzine – che saranno inaugurate nei prossimi mesi – ospiteranno nei 500 mq per piano 68 famiglie nell’ambito di un progetto di social housing che offrirà alloggi e servizi abitativi a prezzi contenuti, destinate a persone considerate più bisognose (anziani, disabili, migranti), e anche a giovani, famiglie monoparentali, studenti, lavoratori precari.

“Come PEFC Italia abbiamo lavorato sin dal primo momento per far percepire l’importanza che si facessero dei progetti importanti con il legname di Vaia, riducendo l’inevitabile caduta dei prezzo del legname per aiutare i proprietari che avevano subito il più grande danno di sempre alle foreste italiane – ha tenuto a precisare Dellagiacoma – Siamo particolarmente fieri che il progetto di Rovereto abbia aderito al nostro progetto di Filiera Solidale PEFC, con il tracciamento dei vari passaggi dagli alberi schiantati fino al nuovo complesso”.

Per realizzare il complesso verranno utilizzati complessivamente 2.300 mc di legno ingegnerizzato, quantità prodotta dalle foreste trentine in soli 3 giorni. L’effetto climatico complessivo (stoccaggio + riduzione delle emissioni) è di 3.700 t CO2, pari alle emissioni di 3 anni di tutte le persone che abiteranno nel complesso.

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