World Wetlands Day, domani 2 febbraio la Giornata mondiale delle zone umide

Fonte di cibo e acqua, hanno un valore stimato in 15 mila miliardi di dollari in termini di servizi eco sistemici. Nonostante ciò in Europa il 90% di questi ambienti nell’ultimo secolo, è scomparso. Il WWF chiede la corretta applicazione in Italia della Direttiva Acque e la rinaturazione dei fiumi.

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Il 2 febbraio di ogni anno vengono celebrate nel World Wetlands Day  le zone umide (lagune, delta dei fiumi, stagni, paludi, acquitrini, torbiere)  in onore della Convenzione Internazionale di Ramsar (1971) sottoscritta in Iran per la loro tutela da 157 Paesi al mondo il 2 febbraio di 49 anni fa.

Su http://bit.ly/36E4YZG. il calendario degli appuntamenti nelle Oasi

Di seguito approfondiamo 4 punti essenziali che riguardano le zone umide:

  1. Valore
  2. Minacce
  3. Direttiva Acque inapplicata
  4. Aree Ramsar in Italia

Valore. Le zone umide occupano circa il 6% della superficie del Pianeta e producono globalmente il 24% del cibo. I bacini idrografici e le zone umide delle aree boschive forniscono il 75% delle riserve mondiali di acqua dolce.

Si stima che a questi ambienti sia legato circa il 40% della

biodiversità totale. Le zone umide ricoprono anche un’enorme importanza per i servizi ecosistemici che “svolgono”: nel “Millennium Ecosystem Assessment” viene attribuito ai servizi ecosistemici complessivi delle zone umide un valore economico di 15 mila miliardi di dollari.

Questi ambienti sono insostituibili serbatoi per la risorsa idrica, sono fondamentali per la pesca; contribuiscono a mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Esempio sono le pianure alluvionali del Danubio, che ricoprono un ruolo essenziale nel ridurre i danni da alluvioni valutato nel 1995 in 650 milioni di euro .

Minacce. Le zone umide purtroppo però sono tra gli ecosistemi più a rischio del Pianeta, nonostante siano straordinari bacini di vita e fondamentali serbatoi di CO2.

A causa delle trasformazioni indotte dall’uomo, dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici, il 90% di questi ambienti sono scomparsi nell’ultimo secolo nella sola Europa. In Italia tra il 1938 e il 1984 abbiamo perso il 66% di queste aree (ISTAT & ISMEA, 1992). In Europa circa 3 milioni di ettari originari, all’inizio del ventesimo secolo ne restavano meno della metà, 1 milione e 300.000 ettari.

Direttiva Acque inapplicata. Le zone umide sono ambienti di “transizione” (vicino al mare come le lagune costiere; lungo i fiumi come delta e paludi; vicino ai ghiacciai come le torbiere) e sono tra i corpi idrici tutelati dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE).

Tale direttiva in Italia non è correttamente applicata, come attestato da diverse istruttorie di infrazione avviate nei confronti del nostro Paese dalla Commissione Europea. Infatti il «buono stato ecologico», richiesto dalla Direttiva è stato raggiunto soltanto dal 41% dei nostri fiumi e la situazione è ancora più grave per quanto riguarda i laghi, di cui solo il 20% è “in regola” con la normativa europea.

Aree Ramsar in Italia. Le zone umide d’importanza internazionale riconosciute ed inserite nell’elenco della Convenzione di Ramsar per l’Italia sono ad oggi 52, distribuite in 15 Regioni, per un totale di 58.356 ettari. Quasi il 50% delle specie di uccelli presenti in Italia sono legate alle zone umide.

Dal 2000 ad oggi il WWF ha contribuito alla designazione di oltre 100 milioni di ettari di zone umide Ramsar, pari al 45 % della superficie mondiale totale designata a partire dalla nascita della Convenzione nel lontano 1971. Circa 290 specie da tutelare, segnalate nella Direttiva habitat, sono legate a questi ambienti.

World Wetlands Day le richieste del WWF :

Il WWF, in questa importante giornata rinnova la richiesta al Ministero dell’Ambiente Sergio Costa e alle Regioni di avviare urgentemente un’azione diffusa di rinaturazione fluviale, fondamentale per gli adattamenti ai cambiamenti climatici, attraverso la realizzazione di “interventi integrati per ridurre il rischio idrogeologico e per il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua” che le regioni avrebbero già dovuto avviare secondo il DPCM 28.5.2005.

Le Oasi del WWF domenica 2 febbraio. Il WWF gestisce il sistema di aree umide (lagune, stagni, paludi, laghi, corsi d’acqua, torbiere) più diffuso in Italia (circa 50 aree) e direttamente o in collaborazione gestisce 13 Zone umide che ricadono all’interno della Convenzione di Umide Ramsar. Il WWF in occasione della Giornata Mondiale delle zone umide ha predisposto aperture e iniziative speciali Nelle Oasi qui il calendario degli appuntamenti.

SCHEDA ZONE UMIDE IN ITALIA

In passato, l’Italia era allagata per circa 3 milioni di ettari, pari al 10% della superficie complessiva. Le aree umide erano presenti in tutte le zone pianeggianti della penisola e del Settentrione. Il declino cominciò con i Romani per proseguire poi durante il Basso Medioevo e i secoli successivi (in Pianura Padana) per intensificarsi durante la Seconda Metà dell’Ottocento e soprattutto nei primi anni del Novecento (Bonifica dell’Agro Pontino e altre piane paludose del Lazio).

Attualmente sopravvivono soltanto 200.000 ettari, di cui 58.356 ettari d’importanza internazionale. L’Italia ha aderito alla Convenzione di Ramsar nel 1975-76. Il 12% delle specie animali totali, che diventano il 40% aggiungendo quelle vegetali, e quasi il 50% delle specie di uccelli presenti in Italia sono legate alle zone umide.

Circa due miliardi di uccelli migratori ogni primaveraattraversano l’Italia, ponte nel Mediterraneo fra Africa ed Europa. Le zone umide d’importanza internazionale riconosciute ed inserite nell’elenco della Convenzione di Ramsar per l’Italia sono ad oggi 52, distribuite in 15 Regioni, per un totale di 58.356 ettari.

Inoltre sono stati emanati i Decreti Ministeriali per l’istituzione di ulteriori 13aree e, al momento, è in corso la procedura per il riconoscimento internazionale: le zone Ramsar in Italia saranno dunque 65 e ricopriranno complessivamente un’area di 78.969 ettari.

Il WWF gestisce il sistema di aree umide (lagune, stagni, paludi, laghi, corsi d’acqua, torbiere) più diffuso in Italia (circa 50 aree) e direttamente o in collaborazione 13 Zone Umide Ramsar:

Riserva naturale regionale Pantano di Pignola

Oasi di Persano

Oasi del lago dell’Angitola

Riserva naturale e AMP di Torre Guaceto

Riserva naturale delle Cesine

Oasi del Bosco del Bottaccio

Oasi di Bolgheri

Riserva naturale regionale degli Orti Bottagone

Riserva naturale del Lago di Burano

Riserva naturale della Laguna di Orbetello

Riserva naturale di Valle Averto

Oasi della Palude di Busatello

Riserva naturale regionale del Lago di San Giuliano

Gli ambienti umidi sono quelli più rappresentati nel Sistema delle Oasi del WWF.Al proprio interno si trovano parte dell’unica laguna del Tirreno (Orbetello); l’unica valle protetta della Laguna Veneta (Valle Averto); aree all’interno del più grande delta italiano (Golena di Panarella); una delle più importanti saline ancora attive (Trapani); alcune delle ultime foreste umide ripariali (Alviano, Persano); la cascata più alta dell’Appennino (Cascate del Verde)La gestione delle zone umide è particolarmente impegnativa.

Nelle oasi del WWF viene prima di tutto garantita la tutela. La pianificazione contiene gli obiettivi e gli strumenti di gestione. Il modello è quello adattativo, anche per rispondere agli eventi e alle sollecitazioni determinati dai cambiamenti climatici attuali e futuri. Grande importanza rivestono i monitoraggi, in particolare degli uccelli acquatici.

Le Oasi del WWF sono parte dei 20.000 siti dove si svolgono attività di monitoraggio nel mondo.Negli anni, il WWF ha realizzato interventi di riqualificazione e di ripristino ambientale. Ha promosso progetti di conservazione importanti sulle specie più rare.

Molto ha investito nella fruizione e nell’educazione ambientale. Le zone umide sono infatti ambienti che si prestano all’osservazione della vita selvatica , alla spiegazione d’importanti fenomeni come quelli migratori, al rapporto tra conservazione e attività di sviluppo (pesca, turismo).

Da qualche anno, nelle Oasi del WWF si svolgono anche attività economiche compatibili con la tutela e la conservazione delle aree. In particolare la pesca sostenibile, già attivata in alcune aree della rete.

 

 

Foto: Fonte WWF

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