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Yacouba Sawadogo, l’uomo capace di dare vita al deserto

Con la pazienza e la determinazione di un "guerriero Masai", Yacouba Sawadogo, agricoltore quasi ottantenne, ha fermato il deserto nel suo paese d'origine: il Burkina Faso

Yacouba Sawadogo, una storia emblematica, una vita in lotta contro desertificazione e siccità. Ha trasformato in una foresta di 40 ettari quello che prima era solo terra arida

Yacouba Sawadogo, l’agricoltore che ha fatto sorgere la vita dal deserto in Burkina Faso. Opponendo tutte le sue forze a carestia e povertà che nel suo paese sono la regola come conseguenza di desertificazione e siccità. Non a caso, Yacouba Sawadogo, indomito guerriero capace di incarnare al meglio il motto “volere è potere”, ha vinto nel 2018 il premio Right Livelihood Award. La sua storia ha dato ispirazione al regista Mark Dodd, vincitore di diversi premi cinematografici, per farne il documentario, “The Man Who Stopped the Desert. Yacouba Sawadogo è stato anche nominato Campione della Terra dalle Nazioni Unite.

Yacouba Sawadogo e il Burkina Faso

Yacouba Sawadogo nasce in Burkina Faso e qui riesce a perfezionare alcune tecniche di agricoltura tradizionale per recuperare terreni gravemente colpiti dalla siccità tipica dell’area.

La siccità e la desertificazione sono un problema enorme in questi territori. La popolazione cfinisce per andarsene, abbandonando aree vastissime perché non più coltivabili. Ad aumentare la criticità di questa zona, le attività dell’uomo come il pascolo eccessivo, il taglio massiccio degli alberi per ricavare legname per uso domestico o rotazione delle colture non efficiente.

Antichissime tecniche di coltivazione, 30 anni di lotta contro il deserto

In questo scenario, appare la determinazione di Yacouba Sawadogo, il cui nome e impegno sono diventati celebri. Yacouba Sawadogo, che nel 2016 ha dichiarato di avere 70 anni, da 30 è in lotta contro il deserto. Prima di trasformarsi in un “agricoltore della speranza”, Yacouba Sawadogo va a studiare lontano dalla sua terra.

Il Burkina Faso, però, lo richiama a gran voce. Yacouba Sawadogo porta avanti la sua “missione” con Mathieu Ouédraogo sin dagli anni Ottanta. Con l’obiettivo di ridare vita a quei terreni tramite l’utilizzo di antichissime tecniche, una di queste è chiamata zaï, tipiche del Sahel, basate sulla sinergia tra innovazione e sperimentazione: muretti di pietra, detti cordon pierreux, per rallentare l’acqua piovana e consentire un assorbimento migliore al fine di rendere i terreni più morbidi.

O anche “trincee” particolari riempite di materiali idonei alla coltivazione di piante resistenti al clima secco. Yacouba Sawadogo riempie le fosse scavate intorno alle piante che ha piantato con una miscela di foglie morte, legnetti, sassi, spazzatura, terra, sabbia e letame.

Sono tecniche che Yacouba Sawadogo promuove nella regione organizzando ogni due anni i “Giorni di Mercato” nei pressi del villaggio di Gourga. Arrivano agricoltori da altri villaggi che si scambiano consigli e trucchi e imparano reciprocamente.

Yacouba Sawadogo, un esempio per “le future generazioni”

Yacouba Sawadogo oggi è amato da tutti. In passato, però, subìto attacchi e numerosi atti di vandaslimo da parte di chi chi non credeva nelle sue pratiche e lo riteneva un folle e un visionario.

A cominciare dal govero e da molti suoi “colleghi” contadini. Oggi, nonostante l’età, continua a credere in quello che fa e a portare avanti il suo metodo. Yacouba Sawadogo, un esempio. Non si è mai arreso e ancora è in lotta per la sua terra e per avere un mondo migliore. Soprattutto, come ama ripetere, “per le future generazioni”.

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