Alberto Sordi, che ci rimane dell'”arcitaliano”?

Domani Alberto Sordi avrebbe compiuto 100 anni. Ancora oggi se rìusciamo a sorridere e ad avere fiducia in questo paese, è anche merito suo

0

Alberto Sordi, tanti auguri. Domani avrebbe compiuto 100. L’Albertone nazionale, colui che ha saputo incarnare più di ogni altro i vizi e i difetti di un popolo.

Che ne rimane oggi di un “arcitaliano” come lui, parafrasando Curzio Malaparte? Possiamo dire, forse, nulla. Né i pregi, né i difetti. In un paese troppe volte retorico fino all’iperglicemia sprituale, un Italia che la rabbia la sfogo imbrattando statue e millantando castronerie sui social, oggi Alberto Sordi avrebbe probabilmente rischiato di essere censurato perché politicamente scorretto. Troppo credente, troppo attaccato alla famiglia, troppo ironico su tutto il troppo di cui non si può dire perché i più buoni dei buoni altrimenti si incazzano.

Alberto Sordi, romano romano, come pochi e anche come chi scrive, che lo afferma con malcelato orgoglio in un mondo di cui tocca anche vergognarsi di avere qualche traccia di identità, nasce a via San Cosimato 7, il 15 giugno 1920.

Alberto Sordi

Mia nonna che a San Cosimato era nata me ne parlava spesso. Della Trastevere di Alberto Sordi e “der Tinea”, un quartiere dove i “fuorilegge” avevano i coglioni e non giocavano a fare i teppistelli come i figli di papà. La Roma di una volta, anche quella di Alberto Sordi, era “na Roma de cortelli” ma infinitamente più gioconda.

Alberto Sordi, gli inizi

Figlio di un maestro strumentista (suonava la tuba e insegnava musica) e di una maestra, Alberto Sordi trascorre l’infanzia a Valmontone. Torna a Roma nel 1937, studia canto lirico e, con quel vocione da basso naturale, entra nel coro della Sistina. Voce che diventa quella più celeberrima di Oliver Hardy dopo aver vinto il concorso alla Metro Goldwin Mayer nel 1937.

La musica ritorna tante volte nei suoi film. Pensiamo apolvere di stelle e alla colonna sonora di Fumo di Londra che scrive insieme al’indimenticabile maestro Piero Piccioni. I primi successi arrivano subito dopo la guerra, alla radio, con una serie di personaggi che ancora di più fanno montare la “nostaglia canaglia” per un Italia il cui la morale aveva un volto diverso. Il compagnuccio della parrocchietta, Mario Pio, il Conte Claro entrano subito a far parte dell’immaginario collettivo.

Quella che poteva essere un difetto, o come oggi si attesta, un “diversamente pregio”, tanto per non far torti a parecchi incapaci di un minimo di talento, il “diversamente pregio”diventa la chiave della sua popolarità. Il marcato accento trasteverino che gli vale la cacciata dalla milanese Accademia dei Filodrammatici, diventa determinante per l’espressione di un mondo e di una romanità. Pensate poteva fare l’arcitaliano anzi l’arciromano senza sentirsi “diversamente buono” o peggio sovranista.

Su Alberto Sordi scommettono da produttore Vittorio De Sica per “Mamma mia, che impressione” e Federico Fellini che lo vuole protagonista ne “Lo sceicco bianco”  del 1952. Con Fellini gira anche “I vitelloni” film che comincia a indicare la direzione giusta all’attore. Ancora rimane indelebile la faccia che spernacchia con il gesto a ombrello i poveri lavoratori intenti ad aggiustar strade.

La consacrazione

Plasmata da un esperto artigiano della commedia come Steno, quella maschera fa innamorare gli spettatori. Arrivano film come “Un giorno in pretura”, “Piccola posta” e soprattutto “Un americano a Roma (1954) con l’indisponente Nando Moriconi. Da quel momento in poi la carriera di Alberto Sordi diventa frenetica al ritmo di anche 10 pellicole all’anno per un record di 152 apparizioni fino alla morte che avviene il 24 febbraio del 2003.

Dopo personaggi essenzialmente comici e parodistici, negli anni Sessanta arrivano film dove l’interpretazione di Alberto Sordi coincide con interpretazioni memorabili: “La grande guerra” di Mario Monicelli, premiato alla Mostra di Venezia col Leone d’oro e “Tutti a casa” di Luigi Comencini. Una sintesi di due momenti cruciali della storia con la battuta: “Signor Generale, succede qualcosa che ha dell’incredibile: i tedeschi si sono alleati con gli americani e ci sparano addosso”.

Nel 1961 Sordi prosegue nella sua personale interpretazione dell’italiano medio con il superbo “Una vita difficile” di Dino Risi. Chi non ricorda certe scene come quella degli esami universitari, oppure a casa del principe Rustichelli e quella finale del ceffone tirato al povero Claudio Gora?

Sceneggiatore e regista

Alberto Sordi partecipa spesso all’elaborazione dei copione (circa 140 oltre alle sue regie) e trova il suo compagno ideale in Rodolfo Sonego. Albertone interpreta film che lo consacrano attore poliedrico, di infinita personalità. Arrivano il triste “Un borghese piccolo piccolo” dove interpreta Giovanni Vivaldi, implacabile killer per desiderio di giustizia e di vendetta dopo la morte del figlio, “Il medico della mutua”, “Nell’anno del Signore”, “La più bella serata della mia vita”, “Lo scopone scientifico”, “Il marchese del Grillo”.

Nel 1966 si dirige da solo con “Fumo di Londra”. Gli ottimi incassi della pellicola lo convincono a ripetersi e alla fine si sarebbe raccontato in 19 film. Per tutta la vita, con sua oggettiva soddisfazione, gli è rimasta appiccicata l’etichetta dell'”italiano medio”, furbo, vile, pavido, ma in fondo ingenuo e in fondo di sani principi.

Realizza la sua biografia nell’appassionata “Storia di un italiano” per la televisione pubblica che andava in onda la domenica sera, un appuntamento imperdibile che faceva della Rai, una tv di Stato il cui compito era “intrattenere ed educare”.

Io so’ io…

Alberto Sordi è stato attore, intrattenitore televisivo, ballerino, insomma sapeva fare tutto sul palcoscenico. Geloso della sua vita privata,  unico amore confessato quello in gioventù per Andreina Pagnani, riponeva fiducia solo nella sua famiglia, un fratello manager, due sorelle ancelle e custodi della sua bella villa sulla via Appia.

Non è affatto vera la leggenda legata alla sua proverbiale tirchieria. Faceva molte donazioni assistenziali, possedeva una religiosità silenziosa e un cuore grande come confermato anche in questi giorni dal suo indiscusso erede artistico, Carlo Verdone.

A settembre, fin qui rimandata, si inaugurerà la mostra a lui dedicata nella sua casa-fondazione. Il giorno della sua morte, una folla di 250 mila persone prende parte ai funerali solenni a San Giovanni in Laterano. Sulla tomba lo ricorda una battuta del “Marchese del Grillo”: “Sor Marchese, è l’ora”. Più che altro viene da pensare, “Scusate, io so’ io e voi…”. Grazie Alberto Sordi. Di farci ridere e di ricordarci ancora di come eravamo, noi e questa nella Italia di una volta.

Caro Lettore,

Green Planet News è un quotidiano indipendente, "aperto" e accessibile a tutti. Ogni giorno realizziamo tanti articoli con foto di qualità perché crediamo nel giornalismo come missione e nell'informazione come servizio ai lettori. La nostra è una voce libera, ma la scelta di non avere un editore forte cui dare conto comporta che i nostri proventi siano solo quelli della pubblicità, oggi in gravissima crisi. Siamo un gruppo di giornalisti professionisti che hanno attraversato e vissuto sulla propria pelle le difficoltà dell'editoria e che per questo hanno scelto di mettersi in proprio. Per questo motivo ti chiediamo di supportarci, con una piccola donazione a partire da 1 euro. Il tuo gesto ci permetterà di continuare a fare il nostro lavoro con la professionalità che ci ha sempre contraddistinto e con la tua donazione, inoltre, potremo prevedere tante nuove iniziative, nuove sezioni del giornale, contributi, collaborazioni inedite e offrirti una informazione sempre più attenta e curata. Stiamo lavorando anche ad un importante progetto sociale dedicato ai territori difficili delle nostre città che il tuo aiuto potrà contribuire a realizzarsi in maniera totale. Grazie.


Sostieni Green Planet News


Lascia una risposta