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Ambiente, intelligenza artificiale e arte, la mostra Re:Humanism

Re:Humanism Re:define the boundaries, la grande mostra collettiva dedicata al rapporto fra arte contemporanea e Intelligenza Artificiale, è stata inaugurata oggi. In programma fino al 30 maggio al MAXXI – Museo nazionale delle Arti del XXI secolo

Re:Humanism, Re:define the Boundaries, una grande mostra collettiva che indaga il rapporto fra Intelligenza Artificiale e arte contemporanea. Dalla biodiversità alla coscienza ecologica, dall’identità di genere alla costruzione di nuove forme relazionali, dal rapporto tra esseri umani e dispositivi tecnologici all’esplorazione delle potenzialità narrative e creative di un’intelligenza artificiale: sono questi gli elementi e i grandi temi che emergono dalle opere esposte nello Spazio CORNER MAXXI per Re:Humanism – Re:define the Boundaries, esposizione curata da Daniele Cotimbo, presidente dell’associazione, con il sostegno di Alan Advantage.

In mostra saranno esposti i progetti vincitori della seconda edizione del Re:Humanism Art Prize che attraverso una call for artists internazionale ha raccolto oltre duecento candidature da tutto il mondo. Ai dieci finalisti si aggiunge l’opera di Francesco Luzzana, vincitrice dello speciale Romaeuropa Digitalive Prize che verrà invece presentata nell’ambito del celebre festival romano nell’autunno del 2021. Anche quest’anno il filo conduttore del Premio è stato quello di ricercare nei progetti una visione propositiva del futuro.

Entangled Others, Beneath the Neural Waves 2.0_b

Sono intervenuti in conferenza stampa Pietro Barrera, Segretario Generale Fondazione MAXXI, Ernesto Ciorra, Chief Innovability Officer ENEL, Alfredo Adamo, CEO Alan Advantage e la curatrice Daniela Cotimbo. Presenti gli artisti: Irene Fenara, Dionigi Mattia Gagliardi (Numero Cromatico), Mariagrazia Pontorno, Filippo Rosati (Umanesimo Artificiale), Egor Kraft, Romy El Sayah, Yuguang Zhang, Johanna Bruckner, Entangled Others.

I temi al centro del progetto Re:Humanism

Le trasformazioni dei concetti di Corpo e Identità nell’era dell’Intelligenza Artificiale e le implicazioni politiche che ne conseguono, le nuove modalità di produzione della conoscenza e i cambiamenti introdotti dalla robotica e dal machine learning, la definizione di un approccio antropologico all’IA e le visioni sul futuro del nostro Pianeta. Questi i temi al centro di questa seconda edizione di Re:Humanism che gli artisti hanno interpretato seguendo molteplici traiettorie.

Gli artisti e i progetti sono stati selezionati da una giuria composta da curatori d’arte ed esperti di tecnologie avanzate: Alfredo Adamo, CEO di Alan Advantage; le curatrici, storiche e critiche d’arte Daniela Cotimbo, Federica Patti e Ilaria Gianni; il curatore e storico dell’arte Valentino Catricalà, l’artista Lorem e Michael Mondria, managing director ad Ars Electronica; il ricercatore Mauro Martino, fondatore e direttore del Visual Artificial Intelligence Lab all’IBM Research e Trond Wuellner, Product Director di Google. Durante il periodo della mostra, si svolgeranno inoltre una serie di incontri e talk, sia in presenza che in streaming, con alcuni esperti di Intelligenza Artificiale, con gli artisti e con esponenti del mondo dell’arte e della cultura contemporanea.

Molecular Sex, 4K HD Video, Still, Johanna Bruckner, 2020

Spiega la curatrice Daniele Cotimbo: “Re:Humanism 2 nasce in un contesto ben preciso che è quello della pandemia, da un lato come inevitabile momento di riflessione nei confronti di una crisi non solo sanitaria ma anche economica e sociale, dall’altro come pronta risposta, desiderio di andare oltre la criticità del momento offrendo agli artisti la possibilità di far sentire la propria voce. Questo scenario per nulla neutrale diventa il perimetro all’interno del quale collocare nuove riflessioni, relazioni e approcci”.

Aggiunge la curatrice: “Inevitabile in questo senso anche una riflessione sull’ecologia e sul futuro del nostro pianeta messo in discussione da una crisi climatica finora percepita più come un iperoggetto (così come lo definisce Timothy Morton), un fenomeno la cui vastità ci impedisce una visione globale ma di cui percepiamo le conseguenze. Con la pandemia tale percezione si è amplificata ponendoci di fronte alle dirette conseguenze delle nostre azioni. A questo si aggiunge l’avanzamento delle ricerche scientifiche che ancora una volta mettono in discussione la nostra egemonia in termini di specie privilegiando un approccio non più antropocentrico.

I confini di tali esplorazioni si estendono fino a toccare la materia inerte o inorganica le cui classificazioni oggi ci appaiono incomplete al punto da necessitare di essere rinegoziate in termini di appartenenza a concetti quali vita, intelligenza e adattamento all’ambiente. Esplorare questi confini significa dunque porre in questione una distinzione netta tra umano e artificiale, che nella prospettiva di un’intelligenza artificiale sempre più presente in termini di infrastruttura e di hardware ci spinge a chiederci come ci relazioneremo in un futuro prossimo a queste “entità”. In questo senso le prospettive sono molteplici e toccano in maniera molto concreta anche l’ambito del design, spingendo i progettisti a creare interfacce eticamente sostenibili e a chiedersi come esse siano in grado di relazionarsi con un mondo che sta cambiando, siamo nell’ambito dell’antropologia dell’IA“.

Re:Humanism, le opere e la sensibilizzazione verso il pianeta

Sul doppio fronte ecologico e sociologico di Re:Humanism si muove l’opera prima classificata, firmata dagli Entangled Others, duo artistico di base a Berlino composto dall’artista, ricercatore e architetto Feileacan McCormick e Sofia Crespo. Beneath the Neural Waves 2.0, ripropone un ecosistema acquatico in digitale in grado di esplorare i concetti di biodiversità e relazione tra specie: l’idea nasce dallo studio della barriera corallina, esempio perfetto di interconnessione nel mondo naturale dove nessuna creatura è il componente principale ed è invece l’intreccio di tutte le singole parti che genera l’ecosistema complesso. Attraverso l’utilizzo del deep learning, i due artisti estrapolano pattern ricorrenti all’interno di questi ecosistemi, traducendoli in modelli tridimensionali e in nuove possibili forme relazionali.

Da una presa di coscienza ambientale nasce anche il progetto vincitore del secondo premio: Three Thousand Tigers dell’artista bolognese Irene Fenara. Partendo da 3.000 immagini fotografiche di tigri (corrispondente al numero attuale degli esemplari presenti in natura), Fenara utilizza un algoritmo generativo che replica la tradizionale tecnica di trama e ordito per realizzare, con l’ausilio di artigiani indiani, un arazzo in tessuto che mantiene alla fine solo alcune delle caratteristiche originali dell’animale. Con il tentativo di accrescere la fauna digitale di un animale in via di estinzione, il progetto riflette sul parallelismo linguistico tra il mondo naturale e la produzione di immagini, nel tentativo paradossale di salvare una specie.

Umano e non umano, algoritmi e intelligenze artificiali

L’installazione, terza classificata, (Non-)Human: The Mooving Bedsheet, di Yuguang Zhang – media artist e ricercatore alla New York University – si interroga sulla relazione che ci lega agli oggetti di uso quotidiano e al confine sempre più sfocato tra umano e non umano. Le tecnologie emergenti ci lasciano intuire un futuro popolato da intelligenze non umane, seguendo questa scia di pensiero l’opera evoca l’umanità nascosta negli oggetti e nelle immagini.

La genetica dialoga con gli algoritmi e il sound design in ABCD1, progetto del collettivo Umanesimo Artificiale. Attraverso l’Intelligenza Artificiale gli artisti realizzano una sonificazione delle mutazioni del DNA e, in particolare, del gene ABCD1, che causa l’adrenoleucodistrofia, una rara malattia neurologica genetica che provoca l’accumulo di acidi grassi nel cervello, compromettendo la corretta funzione cerebrale. Nato da un’esperienza personale con la malattia, il progetto si presenta come un’installazione sonora: DNA sano e DNA mutato creano una giustapposizione di suoni alienante e ipnotica che pone lo spettatore davanti a un’esperienza interattiva e una rappresentazione visiva della mutazione.

Johanna Bruckner, Molecular Sex

Sex-Robot

Fra i territori della biologia, e non solo, si muove l’artista svizzera Johanna Bruckner. L’installazione video Molecular Sex ha come protagonista un sex-robot gender fluid che incarna contemporaneamente approcci di sessualità appartenenti a forme di vita differenti, dal batterio alla stella marina, decostruendo le relazioni esistenti in un flusso di visioni di corpi plastici che si smembrano e si ricompongono in forme del tutto nuove, confermando l’instabilità delle categorie di sesso e genere.

Una nuova idea di urbanistica

A delineare le coordinate di un nuovo tipo di urbanistica, mettendo in discussione il concetto rinascimentale di autorialità in architettura è Body as Building di Elizabeth Christoforetti e Romy El Sayah, entrambe ricercatrici alla Graduate School of Design di Harvard. L’opera propone un approccio progettuale in cui ogni individuo partecipa alla creazione del proprio contesto abitativo: la casa diventa un’estensione del corpo, l’urbanistica un insieme mutevole di “quartieri” corporei, corpi-casa unici che si accumulano in un’identità collettiva processata da un’intelligenza artificiale.

Sulla relazione tra tecniche antiche e tecnologie contemporanee si concentrano le opere di Egor Kraft e di Mariagrazia Pontorno. Il primo, con l’opera Chinese Ink, riflette in particolare sulla sopravvivenza dell’antica pittura cinese a inchiostro nel mondo tecnologico, condizione che permette di elaborare nuove forme estetiche e linguaggi visivi inediti: tralasciando la tradizione iconografica e concentrandosi sulla natura della materia, Kraft realizza un’installazione generativa in grado di produrre una dozzina di immagini al secondo che simulano l’effetto dell’inchiostro sulla carta assorbente. Il lavoro di Pontorno, invece, prende le mosse dall’antico manoscritto di Voynich, misterioso ed esoterico codice risalente al XV secolo e scritto in una lingua sconosciuta. Con Super Hu.Fo* Voynich l’artista si prefigge l’obiettivo di tradurre una parte di codice, utilizzando il machine learning e l’intelligenza artificiale, ma fornendo la soluzione da trovare, soggettivando così in partenza il percorso di traduzione della macchina.

Neuroscienze e “creature ibride”

Numero Cromatico, collettivo di artisti visivi e ricercatori nell’ambito delle neuroscienze, presenta Epitaphs for the human artist, opera che riprende la forma letteraria dell’epitaffio per decretare la morte dell’artista umano. Attraverso un generatore di testi (progettato in collaborazione con l’Università di Verona) basato sulle Reti Neurali Artificiali, il gesto intimo della commemorazione del defunto – intrinseco alla forma letteraria dell’epitaffio – è qui rimandato alla macchina che, simbolicamente, congeda dal mondo dei vivi l’artista-umano.

Carola Bonfili ci porta dentro l’universo di un videogame per raccontare, in uno spin-off del gioco, gli stati d’introspezione di una creatura ibrida, aliena, che vaga malinconica nei mondi di The Flute-Singing, video in CGI che rielabora paesaggi e simbologie di diverse opere letterarie, rivisitandole grazie ad un’Intelligenza Artificiale in grado di riprodurne di proprie. Il risultato è un effetto disturbante e ansiogeno, una realtà in cui una creatura artificiale che ha interiorizzato un repertorio destrutturato di comportamenti umani, si interroga sul proprio essere nel mondo.

Luzzana_Object Oriented Choreography (OOC)

La performance in autunno

Per scoprire il progetto dell’artista Francesco Luzzana, vincitore del premio speciale Romaeuropa Digitalive, bisognerà invece aspettare l’autunno quando verrà presentato nell’ambito del Romaeuropa Festival 2021. Co-prodotta dalla Triennale di Milano, Object Oriented Choreography è un’installazione/performance in realtà virtuale che attraverso un dispositivo collaborativo fa connettere il pubblico con l’Intelligenza Artificiale e la performer, dando vita a una vera coreografia in continuo divenire.

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