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Autobiografia di un albero per spiegare l’ecologia ai bambini

Il volume del filosofo e divulgatore scientifico Luca Sciortino: Vita di un albero raccontata da sé medesimo. Il modo più intenso e avvolgente per portare i più piccoli alla scoperta della natura. Ne parliamo con l'autore in questa intervista

Bambini di scuole elementari e medie, ma anche genitori, insegnanti ed educatori possono vivere un’emozionante avventura leggendo Vita di un albero raccontata da sé medesimo (Erickson) del filosofo della scienza e divulgatore scientifico Luca Sciortino

Vita di un albero raccontata da sé medesimo: più di 151 pagine di un’autobiografia immaginaria di una quercia con splendide immagini della disegnatrice Noemi Risch che nello stile di un racconto, a tratti con una vena umoristica, insegnano i concetti fondamentali dell’ecologia e del fenomeno del riscaldamento globale.

Il libro tocca molti temi importanti quali la diversità, l’armonia l’equilibrio o lo sforzo per essere migliori che sono cruciali non solo in natura ma anche nelle nostre vite. La casa editrice Erickson è molto nota tra gli insegnanti delle scuole italiane per favorire la crescita interiore dei bambini e ragazzi attraverso opere di grande sensibilità.

Conoscenza scientifica e riflessione sulle sue implicazioni, che fanno parte del bagaglio culturale dell’autore, Luca Sciortino, professore all’ università eCampus e divulgatore scientifico sulle pagine di Panorama, sono nettamente visibili nelle pagine di Vita di un albero raccontata da sé medesimo, libro che fa parte di una collana di autobiografie immaginarie: ormai un classico della divulgazione scientifica per bambini “Vita di un albero raccontata da sé medesimo” sempre della Erickson con una presentazione di Margherita Hack. Ecco cosa ha da raccontare a Green Planet News.

Il professor Luca Sciortino, filosofo della scienza e divulgatore scientifico

Luca, partiamo da qui: perché pensare ad un libro come questo, per i bambini?

Volevo scrivere un libro che fosse di aiuto all’ambiente e ai bambini. È su questi ultimi che si basa il futuro degli ecosistemi su questo pianeta. La nostra generazione ha decisamente fallito non essendo stata finora capace di trovare modi di pensare e di vivere compatibili con la sopravvivenza di molte specie animali e vegetali. Non intendo solo dire che le varie conferenze internazionali sul clima si sono concluse senza accordi vincolanti e veramente efficaci. Di questo si è detto e scritto già tanto.

Quello che voglio dire è che abbiamo continuato a pensare la Natura come un mezzo di sfruttamento. Altri popoli attribuivano agli alberi, i laghi, i fiumi un valore spirituale, a volte perfino un’anima. Se una foresta ha un valore solo perché fornisce legna allora prima o poi verrà tagliata. Vita di un albero raccontata da sé medesimo trascina il lettore in un’altra prospettiva, quella di un albero che racconta la sua autobiografia. Alberi e animali nel mio racconto hanno la dignità di esseri che gioiscono, soffrono, conoscono, ricordano… E non c’è niente di meglio della mente pura e immaginativa di un bambino per effettuare queto cambio di prospettiva. Nel corso della lettura, il bambino vive l’esperienza delle vicissitudini e dei pericoli che un albero deve affrontare, inclusi quelli causati dall’uomo, e partecipa alla vita che si svolge dentro il bosco.

Come hai pensato di avvicinare i bambini all’ecologia?

La mia idea è stata quella di far apprendere a un bambino i concetti dell’ecologia quasi senza che se ne accorga, mentre è coinvolto nella storia. Nel libro l’unica finzione letteraria sta solo nel fatto che c’è una quercia che scrive la sua storia. Tutto il resto, tutto ciò che accade nel racconto è assolutamente plausibile scientificamente. Se la quercia comunica con altri alberi o reagisce all’arrivo della notte in un certo modo, tanto per fare un esempio, è perché questo è quello che avviene davvero da quanto desumiamo dalle ricerche scientifiche. Insomma, leggendo le vicende della quercia protagonista si imparano concetti che vanno dalla biologia dell’albero all’effetto serra.

Parliamo della protagonista che si racconta: Gina Fronzuta

È una quercia che germina da una ghianda caduta sul terreno in un posto bellissimo dominato da montagne, boschi e cieli di aria purissima. Il lettore assiste alla germinazione della ghianda e poi segue via via la crescita della quercia, lo svolgersi della vita che le sta attorno, il susseguirsi delle stagioni, delle tempeste, i cambiamenti climatici… una vicenda lunga mille anni. Il nome “Gina Fronzuta” ci ricorda che è un libro con una vena umoristica in molte parti, è un libro dove accadono episodi divertenti… Gina Fronzuta stringe amicizia con molti animali che vivono intorno a lei: gufi, cervi, lupi, volpi, tassi….. E sul finire della storia anche con un bambino che avrà un ruolo importante… ma qui mi fermo perché non voglio svelare nulla.

Come si salva la bellezza di un bosco?

Naturalmente ci sono molte cose che possiamo fare per salvaguardare i boschi e la loro bellezza. La ricetta unica non esiste. Tralasciando le strategie politiche ed economiche per la conservazione dei boschi, il modo che interessa a me riguarda quella sensibilità per la Natura che si sviluppa in giovane età e porta l’adulto di domani ad attribuire grande importanza alla salvaguardia della Natura.

Vita di un albero raccontata da sé medesimo vuole stimolare la curiosità del bambino per la vita dentro i boschi, che ci è in parte inaccessibile; vuole mostrare il valore della biodiversità non tanto per la nostra salute ma anche per gli aspetti spirituali della nostra esistenza; vuole far comprendere come la vita di un bosco si basi su un equilibrio delicatissimo; vuole mettere in evidenza lo sforzo che un albero deve fare durante tutta la sua vita per sopravvivere alle molte avversità e per innalzarsi verso la luce… e così via. È sulla consapevolezza di queste cose che possiamo costruire la difesa degli ecosistemi. Tutto ciò, mi riferisco alla lotta per sopravvivere, all’innalzarsi verso la luce, all’andare in profondità con le radici… tutto ciò ha anche un valore metaforico potentissimo che agisce nella mente del bambino.

Quanto è importante Gina Fronzuta per i suoi amici e perché?

Gina Fronzuta è importante per i suoi amici alberi e animali, ma vale anche il viceversa. Questa circostanza emerge in vari modi nella storia. Questo è un modo con il quale ho cercato di far capire ai bambini che ogni specie di un ecosistema svolge un ruolo cruciale. Se questa specie si estingue viene meno il delicato equilibrio su cui si regge la salute del bosco. Potremmo parlare di un’armonia in seno alla Natura, un altro concetto che ho cercato di comunicare ai bambini.

Oggi “l’ambientalismo” rischia di distogliere dai problemi reali del pianeta mentre c’è chi ancora nega l’evidenza dei cambiamenti climatici. Come se ne esce?

Il riscaldamento globale per se è un fatto innegabile: i ghiacciai che si sciolgono o altri fenomeni simili sono sotto gli occhi di tutti. Altra questione è se vi sia una responsabilità da parte dell’uomo. Un confronto tra le curve dell’aumento dell’anidride carbonica e quello delle temperature dal 1850 oggi dovrebbe convincere molti che non c’è una spiegazione migliore di quella che a causare il riscaldamento globale siano le emissioni di origine antropica. Io sono convinto di questa verità e della necessità di porvi rimedio ma non ho mai fatto parte di un movimento ambientalista né ne condivido tutti i presupposti.

D’altra parte sento che la questione della difesa degli ecosistemi è oggi di gran lunga più importante delle questioni ideologiche che dominano ancora in Italia, basate sulle categorie “destra/sinistra”. La situazione è destinata a cambiare man mano che i problemi ambientali diverranno sempre più pressanti, quando siccità e altre conseguenze del riscaldamento globale avranno conseguenze tali sulle nostre vite che dovremo mettere l’ambiente al primo posto nella scala delle nostre priorità.

Ci sono già luoghi nel mondo, come la Groenlandia, dove lo scioglimento dei ghiacci sta avvenendo a un ritmo talmente vertiginoso che sono in atto stravolgimenti ambientali e sociali spaventosi. Per ora qui siamo al riparo da simili stravolgimenti, ma non sappiamo per quanto tempo. Quando ciò avverrà saremo meno concentrati su questioni ormai anacronistiche e ci concentreremo di più sui problemi sull’ambiente. Questa fase è già cominciata.

Io scrivevo di questioni di riscaldamento globale già quindici anni fa denunciando i pericoli in arrivo sulla base dei modelli dell’Ipcc che mi ero studiato. Ma nello stesso tempo, le pagine dei giornali erano piene di articoli di autorevoli commentatori i quali negavano l’evidenza del riscaldamento globale. Adesso, fortunatamente, in molti si sono accorti che le previsioni dei modelli dell’Ipcc erano corrette.

Per spiegare ai bambini il valore della natura e come proteggerla, quali sono i messaggi “più incisivi”?

Per i bambini il messaggio più incisivo è l’esempio. L’esempio del rispetto della Natura, del non buttare la plastica a terra, del far crescere un albero in piena terra e così via. Questo sì che è efficace, ma se facciamo le prediche e poi buttiamo la sigaretta per terra davanti a loro penseranno che quelle prediche sono solo chiacchiere. A proposito, nel mio libro ci sono anche brevi suggerimenti su come far crescere un albero. Credo che piantarne uno in un angolo di una strada e vederlo crescere sia una cosa meravigliosa per un bambino.

Come far capire agli esseri umani, anche ai più “negligenti”, l’importanza del rapporto con la biodiversità e con l’ambiente?

In Vita di un albero raccontata da sé medesimo i bambini comprendono queste cose leggendo la storia. Diciamo che uso uno stile letterario per comunicare concetti scientifici. Come molti libri per bambini, il mio può essere letto con profitto anche da un adulto e quindi chissà che genitori e insegnanti non acquisteranno anche loro una nuova forma di consapevolezza di certi problemi.

Oggi tutto sembra apparire come una contrapposizione tra opposte fazioni, vegani e carnivori ad esempio. Il pianeta si protegge anche tavola? Come? E come dare equilibrio al dialogo convincendo gli “estremismi”?

Questa è una questione di scelte personali. Mi limito però a fare un’osservazione. Dietro il consumo della carne c’è un meccanismo che procura danni all’ambiente e che richiede il trasporto e la macellazione degli animali, con tutte le sofferenze indicibili che ne conseguono. È una macchina del male terrificante. Ora, quello che colpisce è che per un po’ di sapore in più a tavola si metta in moto tutto questo meccanismo. Voglio dire: c’è una sproporzione enorme tra le due cose: un po’ di sapore in più a tavola e la sofferenza enorme che vi è dietro.

Preso atto di questo, è una scelta individuale se smettere o no di mangiare carne. Forse la moderazione nel consumo è una scelta ragionevole. Come pure una maggiore attenzione a come avviene la macellazione e il trasporto degli animali. Qui c’è comunque ampio spazio per l’ottimismo. Credo che le future generazioni consumeranno carne artificiale, cioè costruita a partire da cellule di un animale fatte poi proliferare in un bioreattore. Questo tipo di carni sono già una realtà e si diffonderanno quando i problemi ambientali diventeranno più urgenti. La storia insegna che in diverse epoche gli esseri umani cambiano radicalmente i modi di vivere e pensare.

Cosa hai in programma relativamente alle tue ricerche e ai tuoi scritti?

Quello di estendere con altri titoli questa collana di autobiografie immaginarie di “enti naturali”, chiamiamoli così, resta un progetto. Ho raccontato prima l’evoluzione dell’universo attraverso la vita di un atomo e ora la vita in un bosco attraverso la vita di un albero. Insomma la vita misteriosa del mondo subatomico e quella dentro una foresta. Ci sono tanti altri luoghi misteriosi dell’universo da raccontare a un bambino. La divulgazione scientifica è solo una parte della mia attività. Ho appena firmato un contratto per Palgrave-Mcmillan per un libro di 400 pagine, un saggio sulla storia del pensiero umano che uscirà tra pochi mesi.

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