Ceramica Terapia, l’arte che fa bene

Fare ceramica terapia vuol dire scoprire le proprie capacità, traendo beneficio dal percorso stesso. Ne parliamo con Manuela Lupino, ideatrice assieme a Caterina Burgio del laboratorio Ceramica Terapia

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Ceramica Terapia, che bella iniziativa. Che l’arte e la cultura facciano bene e “portino” a consapevolezza, in un animo ben ricettivo beninteso, è risaputo. Ma l’arte applicata alla manualità è meglio del Prozac. Perché distende e contrasta le dipendenze.

Cribbio, vuoi vedere che servirebbe anche a qualche futuro neo(sifa per dire)candidato troppo aduso a maneggiare altro? Insomma, l’idea della Ceramica Terapia è veramente interessante. Senza se e senza ma. Intanto perché porta le persone a “mettere le mani in pasta”. Fuori dai canali preferenziali così “di tendenza” oggiogiorno. Quelli della (corruzione) politica e quelli dei motivatori e venditori di aria fritta che non si capisce mai che lavoro fanno.

No, con la ceramica, quando lavori, sei come il metalmeccanico con la Beta 36. Dai forma con le mani a qualcosa che potrà essere utile agli altri, fai un “servizio social-artistico” che ti riporta ai bei tempi del lavoro fatto con le mani e non con i piedi o con il mero uso dell’organo principe del palato. O forse la saliva la usi come il Creatore. Sputi nell’argilla e infondi vita a qualcosa.

Ceramica Terapia è anche il nome del laboratorio creativo di modellazione dell’argilla per adulti e per ragazzi a cui hanno “imposto le mani” e dato forma Manuela Lupino e Caterina Burgio, donne “indomite” a cui piace l’idea di fare “maieutica” con la pasta.

Come si legge sul sito: “La Ceramica Terapia si propone di aiutare le persone a migliorare il proprio stato psico-fisico grazie alla modellazione dell’argilla ed all’apprendimento delle tecniche necessarie, tramite la frequentazione di incontri durante i quali vengono privilegiate la creatività, il gusto personale e la serenità tra i partecipanti.

Ceramica Terapia, l'arte che fa bene

La modellazione dell’argilla possiede un grande valore terapeutico: è facile da manipolare e consente a ciascuno quella possibilità di esprimersi che altri materiali non concedono. L’argilla richiama al gioco e l’esperienza tattile che si ottiene attraverso la modellazione di questa materia, avvia uno stato di concentrazione e di analisi intensa che favoriscono il dialogo interiore e quello con gli altri dandogli forma.

L’argilla risponde ai nostri stimoli, è una materia naturale e molto versatile che si trasforma con i nostri gesti, facile da plasmare ma bisognosa di particolare attenzione e cura perché ha un suo equilibrio delicato. Questi aspetti dell’argilla rappresentano un efficace strumento per manifestare le nostre emozioni più profonde.

L’argilla può essere anche portatrice di sensazioni forti: gioia nel vedere il proprio oggetto realizzato, desiderio di migliorare quando non si riesce ad evitare un lavoro difettoso, percezione di benessere quando la materia scivola tra le nostre mani ed inizia a prendere la forma che abbiamo immaginato per lei nella nostra mente.

Fare ceramica terapia vuol dire scoprire le proprie capacità e apprendere le varie tecniche, applicandole seguendo il gusto personale che ci differenzia dagli altri e non preoccuparsi del risultato finale ma trarre beneficio dal percorso stesso: non è fondamentale quello che realizziamo con l’argilla, la vera soddisfazione è il benessere che la modellazione riesce a darci.

È su questi principi che nasce il nostro laboratorio creativo di ceramica terapia. Ceramica terapia significa anche rinunciare alla competizione, trasformare la propria fragilità in elemento di distinzione e ricercatezza”. Ne parliamo con Manuela Lupino per capirne di più.

Ceramica Terapia, l'arte che fa bene
La gioia e la soddisfazione di Manuela dopo l’apertura del primo forno della stagione 12 ottobre 2018

Manuela, il tuo approccio alla ceramica

La ceramica mi ha affascinato fin da bambina, ricordo con emozione i momenti in cui, il maestro del doposcuola ci proponeva l’argilla: era come quando, in riva al mare d’estate, giocavo con gli altri con la sabbia. Costruivamo castelli, muraglie, pupazzi che poi l’indomani non c’erano più perché le onde portavano via tutto, ci rotolavamo come polpette per avere la scusa di un ennesimo bagno. Crescevo e sceglievo, a volte, soluzioni che mi allontanavano da me stessa forse perché la prima a non credere nelle mie capacità ero proprio io.

E poi, cosa accade?

Dopo anni in cui mi sono occupata maggiormente del mio “dovere”, nel 2013 ho deciso che rimandare non era più giusto e che il momento del “piacere” arriva nel momento in cui allunghi una mano e te lo prendi, così per la seconda volta (la prima era stata nel 2004 ma rinunciai perché il lavoro non me lo consentiva) mi sono iscritta alla Scuola di Arti Ornamentali S. Giacomo di Roma, corso di ceramica. Pensavo di imparare a modellare vasellame vario e basta, invece la prima sensazione fu quella di essere avvolta da una gioia ormai sconosciuta, la stessa che provavo da bambina con i giochi con terra e sabbia.

Ceramica Terapia, l'arte che fa bene

Raccontaci di questa “gioia ormai sconosciuta”

Mi succedeva di voler rimanere in laboratorio, di non voler lavare le mani, di liberare finalmente la mente dalle preoccupazioni quotidiane e di avere più fiducia in me stessa. Poi venivano gli oggetti. Lavoravo presso la caffetteria di un hotel, ero sempre giù di morale, di corsa e insoddisfatta. Alla fine del corso cominciai a maturare l’idea di un microcosmo, un’isola in cui continuare la mia strada e trasmettere ad altri il benessere ricevuto con la ceramica. Frequentai un altro corso con un’altra insegnante e parlai del mio progetto a Caterina (mia attuale socia, che conobbi alla scuola S. Giacomo) che mi chiese di poterne fare parte.

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Il progetto Ceramica Terapia?

Il mio progetto era di realizzare un piccolo laboratorio creativo, attraverso la modellazione dell’argilla, ritrovare il proprio benessere personale, chiudere la porta alla competizione e spalancarla alla condivisione, un luogo in cui ciascun partecipante potesse dare forma alle proprie emozioni. Ho deciso di provarci proprio nel mio quartiere, in questa estrema periferia a nord-ovest dal centro di Roma, dove si susseguono bar e supermercati e palestre. Ho deciso di partire da qui per dare il mio contributo di miglioramento.

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Come funziona il vostro laboratorio?

Il nostro laboratorio funziona in questo modo: lasciamo che siano i partecipanti a decidere cosa fare, noi indichiamo e spieghiamo la tecnica che ci sembra più idonea per realizzare l’oggetto scelto. Al primo incontro proponiamo un oggetto da realizzare con la tecnica del pinch o pizzicotto: si prende una pallina di argilla di piccola/media dimensione e, affondando il pollice partendo dal centro, con una serie di pizzicotti dal basso verso l’alto, l’oggetto viene fuori, seguendo il gusto e il desiderio di chi lo sta creando.

Ceramica Terapia, l'arte che fa bene

Come procedono i partecipanti ai vostri corsi?

Si procede a piccoli passi, si sbaglia, si cresce, si adottano insieme soluzioni, si incoraggia ad osservare quello che abbiamo attorno e vedere le cose al di fuori dell’ordine comune, si fa in modo che i partecipanti si rassicurino del fatto che la bravura sia meno importante della soddisfazione personale, perché è proprio quest’ultima che porta benessere: non trasmettiamo la perfezione ma la volontà che in questo mondo ci sia spazio per tutti, che l’arte della manualità ci è viene in aiuto quando non stiamo bene con noi stessi, ci mette di fronte al bello e al brutto e ci invita a riflettere. Perché la soddisfazione più grande viene dal percorso stesso, poi dal risultato finale.

Ceramica Terapia, l'arte che fa bene

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