Chernobyl 33 anni dopo ripopolata dagli animali

Negli ultimi 33 anni, l’Exclusion Zone di Chernobyl pare sia diventata un santuario della biodiversità. La ricca fauna selvatica si è adattata all'ecosistema contaminato tra l'Ucraina e la Bielorussia

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Il 26 aprile 1986 il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl esplode per un errore tecnico durante un test. Da allora, la cosiddetta “zona di alienazione” (compresa in un raggio di 30 chilometri) è completamente interdetta a qualsiasi forma di attività civile o commerciale, ma non per gli animali.

Infatti attorno al fiume di Pripyat, distante circa 3 chilometri dalla centrale, ci sono aquile di mare coda bianca, visoni americani e lontre di fiume. E poi lupi grigi, uccelli ghiandaia, gazze europee, corvi imperiali, topi, donnole, martori eurastatici, cani procione. Un totale di 232 individui animali osservati finora, appartenenti a 15 diverse specie.

Che cos’è l’Exclusion Zone di Pripyat?

È un laboratorio ideale per i ricercatori che indagano gli effetti delle radiazioni su piante e animali, ma anche per quelli che studiano la diffusione e il comportamento della fauna in assenza di esseri umani. Un gruppo di 30 ricercatori provenienti da Regno Unito, Irlanda, Francia, Belgio, Norvegia, Spagna e Ucraina ha presentato i risultati di uno studio su grandi mammiferi, uccelli nidificanti, anfibi, pesci, bombi, lombrichi e batteri dimostrando che attualmente l’area ospita una grande biodiversità.

Chernobyl 33 anni dopo ripopolata dagli animali

Gli animali si sono geneticamente automodificati?

Gli studiosi hanno trovato dei segni che potrebbero rappresentare risposte adattative alla vita con radiazioni. Per esempio le rane nella zona di esclusione sono più scure delle rane che vivono al di fuori di essa, il che potrebbe essere una possibile difesa contro le radiazioni. Gli insetti sembrano avere una vita più breve e sono più colpiti dai parassiti in aree ad alta radiazione. Alcuni uccelli hanno anche livelli più alti di albinismo, oltre ad alterazioni fisiologiche e genetiche quando vivono in località altamente contaminate.

Come è possibile l’assenza di effetti negativi sulla fauna selvatica?

Da uno studio  risulta che la fauna selvatica potrebbe essere molto più resistente alle radiazioni di quanto si pensasse in precedenza. Un’altra possibilità è che alcuni organismi potrebbero iniziare a mostrare risposte adattative che consentirebbero loro di far fronte alle radiazioni e di vivere all’interno della zona di esclusione senza danno. Inoltre, l’assenza di esseri umani in quell’area potrebbe favorire molte specie, in particolare i grandi mammiferi.

Chernobyl 33 anni dopo ripopolata dagli animali

Cos’è il progetto TREE (Transfer-Exposure-Effects)?

Il progetto TREE, diretto da Nick Beresford del Centro per l’ecologia e l’idrologia del Regno Unito, ha previsto, per diversi anni, l’installazione di telecamere per il rilevamento del movimento in alcune aree della zona di esclusione. Le foto riprese da queste telecamere rivelano la presenza di una fauna abbondante a tutti i livelli di radiazioni, compresi orsi bruni e bisonti europei all’interno della zona ucraina e un numero cospicuo di lupi e cavalli Przewalski.

Alcuni reporter del The Guardian  hanno visitato, insieme all’operatore APB-Birdlife Belarus, la zona di esclusione della Polesie State Radioecological Reserve (La riserva radioecologica statale Polesie è una riserva naturale radiologica nella regione Polesiana della Bielorussia, creata per racchiudere il territorio della Bielorussia più colpito dalle conseguenze radioattive del disastro di Chernobyl).

Hanno notato che gli animali, a discapito delle previsioni più funeste fatte all’indomani del disastro nucleare, sembrano aver superato quell’ondata di morte e distruzione che ha caratterizzato la zona di esclusione nei primi anni. Non sembrano soffrire di particolari problemi di salute, né paiono affetti da una longevità più ridotta rispetto ai simili in altre zone del mondo, ma l’entusiasmo fra gli esperti rimane ancora cauto.

Viktar Fenchuk, project manager del Wilderness Conservation Program in Bielorussia, come riportato in un articolo di  The Guardian, ha infatti così spiegato: “La riserva potrebbe essere anche una “trappola ecologica”, dove gli animali si trasferiscono data l’assenza dell’uomo per poi sviluppare problemi di salute. Ma le evidenze oggi disponibili svelano come, a livello di popolazione animale, gli effetti delle radiazioni non sono visibili”.

Foto: Pixabay

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