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Coopfond, finanziamenti e sostenibilità. Intervista a Simone Gamberini

Coopfond, il Fondo mutualistico di Legacoop che riceve ogni anno il 3% degli utili realizzati dalle cooperative aderenti e utilizza queste risorse per promuovere la nascita di nuova cooperazione e lo sviluppo di quella esistente. Sempre più in ottica “green”. Ne parliamo con il presidente Simone Gamberini che spiega ai lettori di Green Planet News alcune interessanti tematiche

Sostenibilità, innovazione, impatto sociale e valori per la comunità tramite la cooperazione. Abbiamo voluto capire quanto ruota a tali tematiche con Simone Gamberini, direttore generale di Coopfond spa dal 2020. Coopfond agisce attraverso interventi rotativi, con finanziamenti o partecipazioni temporanee nel capitale delle cooperative, ma anche attraverso interventi stabili ed erogazioni a fondo perduto a sostegno di iniziative particolarmente meritorie. Nel corso dell’ultimo esercizio complessivamente ha approvato 107 interventi per 16.133.000 euro, per avere qualche numero. Tra le direttrici di intervento, uno spazio rilevante occupa la promozione di nuove cooperative. Ecco l’intervista a Simone Gamberini.

Presidente Gamberini, transizione ecologica, decarbonizzazione e sostenibilità: in che modo Coopfond partecipa a “incentivare” le imprese verso questa importante “mission”?

La cooperazione può contare su un buon punto di partenza. In occasione del primo Bilancio di sostenibilità abbiamo realizzato il monitoraggio sul portafoglio degli investimenti di Coopfond: il 96% è sostenibile e il 70% si muove in un’ottica di riduzione dell’impatto. È una base su cui intensificare i nostri forzi per la transizione sostenibile. Va in questa direzione il bando Coop 2030 che abbiamo lanciato nel 2020, mettendo a disposizione 650.000 euro, per supportare la transizione e il riposizionamento strategico di piccole e medie cooperative verso modelli di sviluppo coerenti con gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU. Il bando ha visto, malgrado il periodo difficile, la partecipazione di ben 43 cooperative, spalmate su 14 regioni, che hanno presentato progetti di innovazione e sviluppo, legati alla transizione ecologica e alla sostenibilità, di grande interesse.

Quando nasce Coopfond e come funziona nel concreto?

Coopfond è stato istituito nel 1993 con la missione di promuovere la cooperazione in tutto il Paese, in particolare creando nuovo lavoro al Sud. Il Fondo viene finanziato tramite il 3% degli utili versati dalle cooperative, pari a circa 15-20 milioni annui, che utilizza in modo rotativo. In media, sono 2.400 le cooperative che fanno utili e versano il contributo. In questi anni abbiamo raccolto quasi 500 milioni di euro. La nostra modalità di investimento avviene attraverso interventi sul capitale o finanziamenti. Entro 7 anni, in media, le risorse ritornano al Fondo e possono essere utilizzati per nuovi interventi.

Rispetto all’innovazione digitale come vi posizionate?

Siamo, insieme a Legacoop, il socio promotore della Fondazione PICO, il Digital Innovation Hub che mette a disposizione attività di formazione, consulenza, analisi e assistenza tecnica specialistica e che ha il compito di supportare la transizione digitale delle cooperative italiane. Questo avviene attraverso progettualità dedicate che vengono poi sviluppate sia nel Digital Innovation Hub sia nei competence center, ai quali partecipiamo direttamente o attraverso le imprese o con progetti che vengono finanziati dal Fondo. Inoltre, essendo driver di supporto all’investimento, facciamo affiancamento alle imprese nella definizione dei piani di transizione digitale, prima con degli assessment e poi finanziando gli investimenti conseguenti all’avvio dei processi di trasformazione.

Sul tema delle startup come vi orientate?

Il sistema che abbiamo adottato, fin dalla nascita di Coopfond, ci ha consentito di sostenere molte nuove cooperative. Negli anni c’è stata un’evoluzione che ha portato il Fondo a mettere in campo tutta una serie di interventi mirati, legati ad alcuni macroprogetti a partire da Coopstartup, un’iniziativa che abbiamo sviluppato attraverso una serie di bandi locali (oggi sono 20 in tutto il Paese) per la promozione, da parte degli under 40, di nuove cooperative. Coopstartup, a partire dal 2013, ha visto il coinvolgimento di 3.269 persone che hanno fatto nascere 72 progetti di impresa, di cui 48 già operativi.

Cosa bisogna fare in maniera più incisiva per attuare lo sviluppo sostenibile visti anche gli obiettivi Agenda 2030?

Posso parlare per noi. Partendo da quello che è il nostro primo bilancio di sostenibilità, Coopfond ha preso a riferimento soprattutto sette dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU. I goal individuati sono: lotta alla fame, energia pulita e accessibile, lavoro dignitoso e crescita economica, riduzione delle diseguaglianze, città e comunità sostenibili, consumo e produzione responsabile. Una griglia importante in cui inserire i numeri e le informazioni del Fondo. I goal dell’ONU, però, non sono sufficienti a cambiare completamente il paradigma. La svolta deve riguardare, rispetto al modo di agire di Coopfond, la gestione dei rischi finanziari relativi ai fattori ambientali e sociali e la successiva rendicontazione, muovendo da due indicazioni di fondo: il percorso di ascolto degli stakeholder e l’analisi di materialità.

Il fondo si occupa di finanziamenti esclusivamente di tipo cooperativo o coinvolge tutti i tipi di impresa?

Il Fondo non utilizza risorse pubbliche ma solo provenienti dalle cooperative e, per legge, deve sostenere unicamente le cooperative e loro consorzi o articolazioni diverse. Due le modalità principali di investimento previste da Coopfond: la partecipazione temporanea al capitale sociale oppure finanziamenti, da soli o in partnership con altri soggetti finanziari.

La pandemia ha messo in ginocchio un’economia già traballante. Come se ne esce, come si avvia una ripresa davvero concreta che possa aiutare le imprese più danneggiate dalla crisi?

La sostenibilità sociale ed economica è, per noi di Coopfond, l’orizzonte all’interno del quale la ripresa dovrà realizzarsi. La pandemia, infatti, ci ha dolorosamente ricordato che ogni traiettoria di crescita dovrà avvenire nel rispetto di quella che è la caratteristica principale di un’azienda che voglia definirsi, dal punto di vista sociale, realmente sostenibile: l’attenzione all’ambiente e alla comunità. Il nostro Paese, in questa sfida, ha le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista. Nell’economia circolare siamo di gran lunga superiori alla media europea. Un terzo delle imprese ha fatto investimenti che hanno a che fare con l’ambiente e queste imprese sono quelle che innovano di più, esportano di più e assumono di più. Siamo, ancora, i primi in Europa come percentuale di riciclo dei rifiuti prodotti. Insomma: c’è sicuramente attenzione, anche se non è ancora sufficiente. Noi crediamo che siano necessarie misure incentivanti, accessibili a tutte le imprese di ogni ordine, grado e dimensione, per la conversione dei processi produttivi. Tutto questo, con un occhio attento e vigile alla transizione digitale e allo sviluppo tecnologico al servizio della sostenibilità.

Ho letto del bando Rigeneriamo Comunità particolarmente interessante: spieghiamolo nel dettaglio

Coopstartup Rigeneriamo Comunità è nato per favorire la creazione e il consolidamento di cooperative di comunità nei piccoli comuni, nelle aree interne e nelle aree urbane degradate del nostro Paese. Nell’ambito di un ripensamento generale di Coopfond come attore della finanza d’impatto, abbiamo pensato a percorsi che ci portino verso l’utilizzo di strumenti di equity crowdfunding, per progetti con una grande attenzione alla sostenibilità. In questo modo il Fondo si va sempre più configurando come un moltiplicatore dell’equity raccolto e non come un semplice erogatore di risorse. È un modello che, nell’ambito della promozione cooperativa, stiamo pian piano cercando di estendere, anche come strumento per intercettare il desiderio delle persone di auto-organizzarsi. Pensiamo che questa sia la strada giusta: per cambiare le cose non basta un singolo, bisogna mettersi insieme, cercando di durare nel tempo. E non basta neanche una cooperativa: serve coinvolgere tutta la comunità. Per citare le parole di Anna Fasano, presidente di Banca Etica, uno dei nostri partner in questo progetto, occorre mettere in campo “opportunità per valorizzare le aree fragili con potenzialità inespresse. Prendere i valori condivisi, tradurli in una strategia e metterli a terra come progetti. Solo così la cooperazione può diventare forza trasformatrice, all’interno delle comunità”.

Come funzionano le piattaforme cooperative e soprattutto come si pongono di fronte al tema cruciale dei dati?

Coopfond opera anche nel favorire il processo di elaborazione e di costituzione delle prime piattaforme digitali cooperative italiane. Come driver di innovazione pensiamo che sia proprio questo il terreno sul quale ci si dovrà misurare in futuro e dove pensiamo che il Fondo, soprattutto in questa dimensione, possa avere due ruoli: il supporto alla creazione di startup, in questo caso di piattaforme digitali cooperative; e il supporto alla trasformazione delle cooperative o dei consorzi più tradizionali in piattaforme digitali cooperative. Quella delle piattaforme digitali può essere la strada che permetterà alle cooperative di inserirsi con successo nell’economia digitale. In un’evoluzione 4.0 della cooperazione i dati potranno essere non un bene da cui viene estratta ricchezza a favore di pochi, ma una risorsa capace di innescare processi di crescita delle comunità e di sviluppo condiviso.

Quali strategie per il futuro?

Coopfond si pone l’obiettivo di promuovere il cambiamento sostenibile del mondo cooperativo attraverso nuovi modelli di intervento in linea con gli orientamenti strategici di Legacoop. Crediamo infatti che la cooperazione sia portatrice di valori ed esprima una cultura naturalmente allineata con i fini di solidarietà, giustizia, equità, coesione sociale, partecipazione e rispetto impliciti nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Lungo questa direttrice la nostra azione deve conoscere un salto di qualità per perseguire obiettivi di impatto sociale positivo.
Come investitori, intendiamo sostenere il cambiamento culturale, manageriale, tecnologico e di posizionamento delle cooperative e orientarlo verso un modello di sostenibilità, attraverso una selezione attenta dei soggetti cui destinare le risorse, una negoziazione più serrata sui risultati attesi e un accompagnamento lungo tutto il percorso di crescita.
Vogliamo promuovere una nuova idea di finanza, incardinata attorno ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile e al servizio dell’economia reale, valorizzando i nostri asset chiave: oltre al capitale finanziario, il capitale intellettuale, umano e sociale. Sono i valori che da sempre caratterizzano Coopfond e il mondo della cooperazione, e potranno essere le basi su cui continuare a contribuire in modo determinante alla crescita economica e civile del Paese.

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