COP25, racconto della venticinquesima Conferenza delle Parti sul Climate Change

Ha avuto inizio il 2 dicembre 2019, a Madrid, la venticinquesima Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico e si è conclusa domenica 15 dicembre, con due giorni di ritardo e in assenza di un’intesa finale

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“I am disappointed with the results of COP25. The international community lost an important opportunity to show increased ambition on mitigation, adaptation and finance to tackle the climate crisis. But we must not give up, and I will not give up” — ha dichiarato via twitter António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite (15 dicembre 2019).

Il summit annuale, infatti, è stato considerato un fallimento. Molta la delusione per il mancato accordo in merito all’articolo 6 dell’Accordo di Parigi sulla regolazione globale del mercato del carbonio.

Cos’è la Conferenza delle Parti dell’UNFCCC?

La Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), nota anche come “Accordi di Rio”, è un trattato ambientale internazionale prodotto dalla“ (UNCED, United Nations Conference on Environment and Development), tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992.

Il trattato è entrato in vigore il 21 marzo 1994. Da allora, le Parti si sono incontrate ogni anno nella “Conferenza delle Parti (COP)” per discutere e confrontarsi sull’importante tema del cambiamento climatico.

La Conferenza del 2019 (COP25), che avrebbe dovuto svolgersi in Brasile, è stata spostata prima in Cile e poi in Spagna, a Madrid, ma il governo cileno ne ha mantenuto comunque la presidenza formale. I circa 25 mila delegati si sono incontrati nella capitale spagnola in una lunga sessione durata 14 giorni.

Madrid 2019, gli obiettivi della COP25

Il fine dell’incontro era definire in modo preciso come le Parti intendono rispettare gli obiettivi fissati nel summit di Parigi del 2015 per contenere l’aumento delle temperature entro i 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali.

Tanti i nodi da sciogliere nel corso della COP25, ma uno in particolare è stato sotto i riflettori: l’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, sui mercati internazionali dei crediti di carbonio, un sistema per lo scambio delle quote di emissione di anidride carbonica.

Presso il padiglione italiano un fitto programma di incontri

Nel corso delle due settimane di eventi, come riportato sul sito ufficiale, il Ministero dell’Ambiente, con la partecipazione di Connect4Climate (campagna globale di comunicazione sui cambiamenti climatici in seno a Banca Mondiale), ha richiamato l’attenzione sul ruolo dei giovani nella lotta ai cambiamenti climatici quale motore della società civile e su come rendere più resilienti ai cambiamenti climatici gli insediamenti in Africa.

Ma non solo. Nel padiglione Italia si è parlato anche del “Carbon disclosure project” o “rapporto Cdp” su “Climate insights among Italian businesses and local governments”, cioè su come le maggiori aziende, città e regioni italiane stanno affrontando il cambiamento climatico. “Dai dati pubblicati — ha osservato il ministro Costa — emerge la consapevolezza e la necessità di agire per contrastare il cambiamento climatico. Un numero sempre maggiore di aziende, governi e amministrazioni locali e regionali sta infatti mettendo in campo soluzioni innovative e coraggiose per affrontare le sfide globali, che coinvolgono il clima, le risorse idriche e la deforestazione”.

Appuntamento saliente, inoltre, il dialogo sul valore della ricerca europea sul clima avvenuto nel corso di un incontro a cura del Centro Euro-mediterraneo per i cambiamenti climatici, durante il quale è stata messa in luce la rilevanza del rapporto tra scienza e politica rispetto all’attuazione dell’Accordo di Parigi. “È importante — ha affermato il ministro Costa — il legame tra scienza e lotta al cambiamento climatico. La produzione scientifica, infatti, costituisce la base per un’azione climatica informata ed efficace. Considero estremamente importante il rapporto tra scienza e politica, così come l’esigenza che la scienza sia fruibile: la scienza ha la necessità di disegnare il quadro in modo oggettivo. La politica, a sua volta, deve fare un salto supplementare che oggi non ha ancora fatto, ovvero utilizzare la scienza nell’ambito della visione politica. Una visione politica che sappia guardare al futuro e non solo al presente”.

COP25, racconto della venticinquesima Conferenza delle Parti sul Climate Change
Foto di JuergenPM da Pixabay

COP25, i temi centrali per le sorti del pianeta Terra

Alla Conferenza si sono riuniti i leader di 196 Paesi. Numerosi gli argomenti discussi, dalla biodiversità, la salvaguardia degli oceani e foreste, le energie rinnovabili, la mobilità elettrica, l’economia circolare fino alla centralissima riduzione dell’effetto serra.

Le Parti si sono confrontate su come rafforzare gli impegni dei piani climatici (Ndc-Nationally Determined Contributions) per tagliare le emissioni di CO2, sulle regole da fissare riguardo i “mercati del carbonio” e sulle raccomandazioni contenute negli ultimi due rapporti dell’Ipcc (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) sugli impatti del clima sulla terra e su oceani e criosfera, che sottolineano la necessità di dimezzare le emissioni nel decennio 2020 – 2030.

Sul tavolo dei negoziati anche gli aiuti economici per far fronte alle “Perdite e Danni” (“Loss and Damage”) causate dei disastri climatici nelle realtà più vulnerabili ed economicamente arretrate, secondo quanto stabilito dal “Meccanismo internazionale di Varsavia” (WIM) nel 2013, e il potenziamento del “Green Climate Fund (GCF)”, il fondo istituito nel 2010 per sostenere gli sforzi dei Paesi in Via di Sviluppo nel rispondere alla sfida del surriscaldamento globale.

Un finale inatteso, manca l’accordo

“Ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno”. Questo il monito di António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, alla vigilia dell’apertura dei lavori del venticinquesimo vertice. Come riporta il Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite, infatti, “al momento non si sta facendo abbastanza per raggiungere i tre obiettivi climatici: ridurre le emissioni del 45% entro il 2030; raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 (cioè emissioni di anidride carbonica pari a zero) e stabilizzare l’aumento della temperatura globale a 1,5° C gradi entro la fine del secolo”.

Eppure, a Summit concluso, si respira aria di delusione. Al termine della COP25 i Paesi non hanno trovato l’intesa su un unico testo finale. Il documento ribadisce “la necessità urgente” di aumentare i tagli alle emissioni e lancia un appello a “sforzi più ambiziosi” secondo gli obiettivi fissati a Parigi 2015. Manca l’accordo sui mercati del carbonio e non è andata meglio sui fondi per i Paesi già vulnerabili e sulla questione “Loss and Damage”. Determinante, sottolinea il WWF, il ruolo dei “Paesi più inquinanti, Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Giappone, Brasile, Arabia Saudita e altri, che si sono sottratti alla loro responsabilità di ridurre le emissioni di gas serra, bloccando progressi significativi a Madrid”.

La risoluzione delle controversie per il momento è rimandata e dovrà avvenire entro la prossima Conferenza delle Parti che si terrà a Glasgow nel 2020. Proprio in vista della COP26, si legge in un comunicato del Ministero dell’Ambiente, “l’Italia organizzerà la pre- COP e la Cop dei giovani, la “YouthCop”, che avrà il fondamentale compito di assicurare che la voce dei giovani di tutto il mondo sia rappresentata, aiuti a informare e a guidare nella preparazione della Cop e che sia effettivamente veicolata nel summit che si svolgerà in UK”.

 

Fonti:

Ministero dell’Ambiente

WWF

Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite

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