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Displaced, al MAST di Bologna la prima antologica con gli scatti di Richard Mosse

Dal 7 maggio al 19 settembre Displaced la prima mostra antologica del fotografo irlandese, con i lavori realizzati con tecniche militari. Un’esplorazione tra la fotografia documentaria e l’arte contemporanea su Migrazione, Conflitto e Cambiamento climatico, che ha l’intento di mostrare quel confine in cui si scontrano i cambiamenti sociali, economici e politici, mostrando la Terra ferita nell’Amazzonia brasiliana

La Fondazione MAST di Bologna da oggi 7 maggio ospita Displaced, la mostra che presenta un’ampia selezione dell’opera del fotografo irlandese Richard Mosse, a cura di Urs Sthael.

La ricerca di Mosse ha come centralità temi importanti come migrazione, conflitti e cambiamento climatico che vengono affrontate attraverso le sue immagini, rilanciando la fotografia documentaria facendola uscire dal vicolo cieco in cui è stata rinchiusa e avvicinandole all’arte contemporanea.

“Richard Mosse – spiega il curatore Urs Stahel crede fermamente nella potenza intrinseca dell’immagine, ma di regola rinuncia a scattare le classiche immagini iconiche legate a un evento. Preferisce piuttosto rendere conto delle circostanze, del contesto, mettere ciò che precede e ciò che segue al centro della sua riflessione. Le sue fotografie non mostrano il conflitto, la battaglia, l’attraversamento del confine, in altri termini il momento culminante, ma il mondo che segue la nascita e la catastrofe. L’artista vuole sovvertire le convenzionali narrazioni mediatiche attraverso nuove tecnologie, spesso di derivazione militare, proprio per scardinare i criteri rappresentativi della fotografia di guerra”.

Alla Fondazione MAST sono in mostra 77 fotografie di grande formato inclusi i lavori più recenti della serie Tristes Tropiques (2020), realizzati nell’Amazzonia brasiliana. Oltre a queste straordinarie immagini, la rassegna propone anche due monumentali videoinstallazioni immersive, The Enclave (2013) e Incoming (2017), un grande video wall a 16 canali Grid (Moria) (2017) e il video Quick (2010).

Displaced, la conferenza

Displaced, i lavori di Richard Mosse

Il fotografo irlandese che vive e lavora a New York, inizia a occuparsi di fotografia nel periodo universitario, nei primi anni 2000. I suoi primi lavori scattati in Bosnia, in Kosovo, nella Striscia di Gaza, lungo la frontiera fra Messico e Stati Uniti sono caratterizzati dall’assenza quasi totale di figure umane.

Solo nelle immagini che compongono la serie Breach (2009), incentrata sull’occupazione dei palazzi imperiali di Saddam Hussein in Iraq da parte dell’esercito americano, sono presenti personaggi in azione. All’interno di Displaced, questi primi lavori documentano le zone di guerra dopo gli eventi, non mostrano il conflitto, la battaglia, l’attraversamento del confine, ma il mondo che segue la catastrofe.

Si passa, tra il 2010 e il 2015 alla serie Infra ambientata in Congo, nella regione del Nord Kivu, località nota per l’estrazione del coltan, un minerale (altamente tossico) da cui si ricava il tantalio, utilizzato per la produzione di smartphone.

Per i suoi scatti in queste zone devastate, Mosse scegli di utilizzare Kodak Aerochrome, una pellicola da ricognizione militare sensibile ai raggi infrarossi, messa a punto per localizzare i soggetti mimetizzati e ormai fuori produzione. La pellicola, negli scatti di Infra, registra la clorofilla presente nella vegetazione e “rende visibile l’invisibile”, trasformando la lussureggiante foresta pluviale congolese in un un paesaggio surreale dai toni del rosa e del rosso.

© Richard Mosse
Hombo, Walikale, eastern Democratic Republic of Congo, 2012 *
Courtesy of the artist and Jack Shainman Gallery, New York

In Infra sono fotografati paesaggi maestosi, scene con ribelli, civili e militari, le capanne in cui la popolazione, sempre in fuga, trova momentaneo riparo da un perenne conflitto combattuto con machete e fucili.

© Richard Mosse
Come Out (1966) XXXI (Triple Beam Dreams), eastern Democratic Republic of Congo, 2012 *
Private collection SVPL

Con The Enclave, imponente videoinstallazione in sei parti e progetto gemello di Infra, realizzata per il Padiglione irlandese della Biennale di Venezia del 2013, Mosse svela il contrasto tra la magnifica natura della foresta della Repubblica Democratica del Congo e la violenza dei soldati dell’esercito e dei ribelli. La videoinstallazione viene creata inspirandosi al romanzo Cuore di tenebra di Joseph Conrad.

Tra il 2014 e il 2018 Mosse è impegnato su la serie fotografica Heat Maps e l’installazione audiovisiva Incoming, lavori concentrati sulla migrazione di massa e sulle tensioni causate dalla dicotomia tra apertura e chiusura dei confini, tra compassione e rifiuto, cultura dell’accoglienza e rimpatrio.

Mosse con la sua arte fotografica riporta delle spettacolari immagini dei campi profughi Skaramagas in Grecia, Tel Sarhoun e Arsal in Libano, Nizip in Turchia, Tempelhof a Berlino e molti altri, impiegando una termocamera in grado di registrare le differenze di calore nell’intervallo degli infrarossi: invece di immortalare i riflessi della luce, regista le cosidette “heat maps”, le mappe termiche.

© Richard Mosse
Souda Camp, Chios Island, Greece, 2017 **
MOCAK Collection, Krakow

Una tecnica militare che consente di “vedere” le figure umane fino a una distanza di trenta chilometri, di giorno come di notte, così apparentemente le immagini sono nitide, precise e ricche di contrasto. Da un esame più attento, invece, non si riescono a distinguere i dettagli ma solo astrazioni: persone e oggetti sono riconoscibili solo come tipologie, nei loro movimenti o nei contorni, ma non nella loro individualità e unicità.

Per la realizzazione dell’opera Skaramagas (7 metri) Richard Mosse impiega 1500 inquadrature, un opera che si può definire simile ad un mosaico.

© Richard Mosse
Skaramagas, Athens, Greece, 2016 **
Collezione MAST

Incoming è un’installazione audiovisiva del 2017 divisa in tre parti che utilizza la stessa tecnologia di Heat Maps. Nella prima parte, girata su una portaerei, sono ripresi i preparativi per il decollo di jet militari impegnati in operazioni di controllo del Mediterraneo.

Incoming

Nella seconda parte, i protagonisti sono invece i migranti in arrivo sui barconi. La terza parte, infine, porta in risalto la quotidianità dei migranti, alloggiati nei campi profughi.

Per produrre il video wall del 2017 Grid (Moria), Richard Mosse si è recato più volte nel campo profughi sull’isola greca di Lesbo, noto per le sue condizioni pessime. Le riprese sono state effettuate con termografia ad infrarosso e l’opera è costituita da 16 schermi che propongono lo stesso spezzone a diversi intervalli.

© Richard Mosse
Moria camp, Lesbos, Greece, 2016 **
Private collection SVPL

Mosse, tra il 2018 e il 2019, comincia a esplorare la foresta pluviale sudamericana dove concentra l’obiettivo sul macro e sul micro, spostando l’interesse di ricerca dai conflitti umani alla natura.

Tramite Ultra, la tecnica della fluorescenza Uv, scandaglia il sottobosco, i licheni, i muschi, le orchidee, le piante carnivore, trasformandoli in spettacolari colori scintillanti. Descrive così la biodiversità fortemente a rischio a causa dell’impatto dell’uomo e dei cambiamenti climatici.

© Richard Mosse
Dionaea muscipula with Mantodea, Ecuadorean cloud forest, 2019 ***
Courtesy of the artist and carlier | gebauer, Berlin/Madrid

Displaced e Mosse, l’obiettivo

Tristes Tropiques è la serie più recente con la quale Mosse documenta con la precisione della tecnologia satellitare, la distruzione dell’ecosistema ad opera dell’uomo. La tecnica fotografica utilizzata è la “counter mapping”, una forma di cartografia di resistenza che grazie a fotografie ortografiche multispettrali mostra i danni ambientali difficilmente visibili dall’occhio umano normalizzati e che non si vedono più.

© Richard Mosse
Mineral Ship, Crepori River, State of Para, Brazil, 2020 ****
Courtesy of the artist and carlier | gebauer, Berlin/Madrid

Per concludere, il video Quick del 2010, un filmato con cui Mosse ricostruisce la genesi della sua ricerca e della sua pratica artistica,

Quick

attraverso temi a lui cari, come la circolazione del virus Ebola, la quarantena e l’isolamento, i conflitti e le migrazioni, muovendosi tra la Malesia e il Congo orientale.

La Fondazione MAST

Ad accompagnare Displaced, il catalogo edito dalla Fondazione MAST, distribuito da Corraini, disponibile in libreria e online su www.mast.org e www.corraini.com.

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Fonte: Ufficio stampa MAST Bologna

Foto e video: Ufficio stampa MAST Bologna

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