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HomeAltroIntervisteGiada Bernardi, l'avvocato che difende e protegge gli animali

Giada Bernardi, l’avvocato che difende e protegge gli animali

Un profondo amore per i più fragili e competenze professionali di alto profilo per difendere e tutelare i nostri migliori amici

Abbiamo bisogno di persone come Giada Bernardi. Persone che hanno saputo abbinare una profonda sensibilità a capacità professionali riconosciute a livello internazionale per metterle al servizio dei più fragili

Giada Bernardi, “l’avvocato degli animali”, come viene definita, è tra le migliori realtà di questo mondo complesso. Perché con il suo studio legale GiustiziAnimalee con l’associazione Onlus “Zampe che danno una mano”, si batte in difesa delle creature che non hanno voce ma solo occhi per chiedere tutela e rispetto dei loro diritti.

Giada Bernardi da piccola sognava di diventare avvocato.Tutto nasce quando, a 12 anni, assiste alla sofferenza di una cagnolina chiusa in una gabbia al canile di Porta Portese.

È in quel momento che dentro di sé prende la decisione: vuole fare qualcosa per difendere gli animali. Realizza il suo sogno e oggi con le realtà a cui ha dato vita, è un importante punto di riferimento per tutti coloro che hanno a cuore la difesa delle creature che la stessa legge ancora non protegge.

In questa intervista a Green Planet News, racconta la sua storia e tutto quello che serve fare per difendere i nostri “migliori amici”.

Avvocato Giada Bernardi, iniziamo così: come siamo messi dal punto di vista delle legge nei riguardi dei diritti dei nostri amici animali?

La Legge italiana tutela sotto molteplici aspetti gli animali ed il loro benessere , purtroppo, però, non ancora in maniera completa e presentando diversi ed importanti gap normativi.

I principali riferimenti normativi in materia di tutela e benessere animale:

  • Legge 14 agosto 1991, n. 281 (G.U. Serie Generale, n. 203 del 30 agosto 1991), cd ” Legge Quadro in materia di tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo.”, che all’art. 1 dispone testualmente: ” lo Stato promuove la tutela degli animali d’affezione, vieta la crudeltà verso questi animali e il loro abbandono e promuove la convivenza fra uomo e animali, tutelando ambiente e salute pubblica.” Provvedimento che, inter alia, ha reso l’Italia il primo paese al mondo a riconoscere il diritto alla vita e alla tutela degli animali randagi, vietandone la soppressione se non tre casi specifici, ovvero in casi di gravi malattie, malattie incurabili o comprovata pericolosità persistente dopo un meticoloso protocollo riabilitativo. la legge in esame regola anche le colonie feline
  • Legge 157 del 1992 , ” Tutela della Fauna e Regolamentazione della caccia” che funziona come “legge quadro” e che ha sancito come la fauna selvatica sia patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale e internazionale.
  • Accordo Stato Regioni sul Benessere degli Animali da Compagnia e Pet therapy del 06 Febbraio 2003, con cui le Regioni ed il Governo si impegnano, ciascuno per le proprie competenze, a promuovere iniziative rivolte a favorire una corretta convivenza tra le persone e gli animali da compagnia, nel rispetto delle esigenze sanitarie, ambientali e del benessere degli animali.
  • Legge 20 luglio 2004, n.189 titolata” “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonchè di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate”. Con questa legge vengono introdotte nuove fattispecie di reato (come il divieto di produrre e commercializzare pelli e pellicce di cane e gatto su tutto il territorio nazionale) e vengono aggiunti nuovi articoli al codice penale, ovvero gli art 544 bis, 544 ter, 544 quater, 544 quinquies e 544 sexes che puniscono, rispettivamente, l’uccisione ed il maltrattamento di animale, spettacoli vietati, il combattimento tra animali e prevedono, al 544 sexies cp, le sanzioni e pene accessorie.
  • Legge 201 del 2010 che ratifica la “Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia” (Strasburgo, 14 agosto 1991), della quale viene data piena ed intera esecuzione. Anche questa legge ha modificato alcuni articoli del codice penale ed ha disposto l’introduzione di sanzioni specifiche per il traffico illecito di animali da compagnia e l’introduzione illecita dei predetti
  • Codice per la Tutela e Gestione degli Equidi con cui il Ministero della Salute fissa i parametri essenziali ed imprescindibili da adottare nella detenzione e gestione degli equidi

Leggi che devono essere sempre lette ed applicate in combinato disposto con gli statuti delle singole Regioni e gli ordinamenti e regolamenti dei Comuni.

Un quadro normativo, quindi, tanto ampio quanto ancora incompleto, laddove ancora considera gli animali alla stregua di “res” – ovvero oggetti – e non già quali “soggetti” quali sono in quanto esseri viventi e senzienti.

Gli animali, proprio per la permanenza di quella (deprecabile) impostazione che nega loro un certo grado di soggettività, non ricevono quindi copertura legislativa diretta e, specialmente in ambito penalistico, risulta garantito il rispetto del sentimento per gli animali, inteso come sentimento di pietà.

Modus pensandi e gap normativi che comportano, purtroppo, molte volte una tutela sommaria e superficiale degli animali e che si auspica vengano modificati e cambiati quanto prima.

Il problema in questo paese è sempre la certezza della pena. Immagino che per gli animali la situazione sia ancora più confusa. Insomma, le pene sono bassissime. Cosa dobbiamo fare?

Proprio le pene basse previste, ad esempio, dall’art. 544 ter cp per il maltrattamento di animale (da tre mesi a diciotto mesi di reclusione) o dall’art 544 bis cp per l’ucisione di animali (da quattro mesi a due anni di reclusione) non costituiscono, come comprovato dall’ancora elevato numero di atrocità compiute in danno degli animali, un deterrente valido.

A mio avviso è necessario non solo continuare ad insistere nella richiesta di inasprimento delle pene, ma anche a diffondere nelle scuole la cultura del rispetto verso gli animali, che poi è rispetto per la vita, affinchè sin da piccoli si impari a conoscere, amare e rispettare queste creature che tanta importanza hanno nella nostra quoridianità. I bambini che crescono con gli animali hanno una sensibilità più spiccata e profonda e saranno degli adulti migliori.

Come, quando e perché ha deciso di orientare la sua attività in favore degli animali?

La mia famiglia ha da sempre insegnato a me ed alle mie sorelle ad amare e rispettare gli animali, che a casa nostra non sono mai mancati, ma la scintilla è scoppiata quando a 12 anni mia nonna paterna mi portò nel canile di Porta Portese. Gli occhi di quelle anime recluse mi sono rimasti nel cuore, in particolar modo quelli di una cagnolina nera che se ne stava nell’angolo di un box con i suoi cuccioli e ringhiava per proteggerli.

Ed è stato in quell’occasione che decisi che “da grande” avrei fatto qualcosa per aiutarli affinchè non soffrissero più. Un sogno grande per una bambina, che oggi, nel mio microcosmo, cerco qotidianamente di realizzare con gli strumenti di cui dispongo. Le faccio una confidenza: avrei voluto fare il veterinario, ma non sono capace di fare le iniezioni.

Parliamo della sua importante associazione, cosa possiamo fare per supportarla, quali iniziative organizzate

La “Zampe che danno una Mano” – nome ideato della mia mamma – è un’associazione non profit con sede a Roma e che ha tra i suoi scopi la tutela degli animali in ogni sede, modalità e forma. Nasce il 10 Luglio del 2014, è riconosciuta nel registro del Volontariato della Regione Lazio dal 2015 e negli anni si è occupata di recuperare, curare e riabilitare molti animali vittime della strada, abbandonati, dimenticati, malati e di trovare per loro splendide adozioni.

Dei piccoli miracoli, come li chiamo io, che sono stati possibili grazie all’attività dei volontari di tutta Italia – persone meravigliose ed instancabili senza il cui operato molti animali non avrebbero alcuna possibilità di sopravvivere – ed alle persone che ci hanno sostenuto, tra cui anche nomi illustri del mondo della moda e dello spettacolo, tra cui la stilista Elisabetta Franchi, Flavio Insinna, il chitarrista Phil Palmer, la Marchesa Daniela del Secco D’Aragona, lo show man Gianni Sperti, Giuca Casella, Sandra Milo, le attrici Margie Newton, Demetra Hampton ed Antonella Ponziani, l’attore Blas Roca Rey, la storica voce della radio Fabio Calvari che hanno sostenuto le nostre iniziative e partecipato ad alcuni eventi da noi organizzati. Insieme si può.

Il suo studio legale GiustiziAnimale: che tipo di assistenza fornite?

Studio Legale “GiustiziAnimale” opera su tutto il territorio italiano e si occupa di tutelare gli animali e chi li ama – siano essi privati o associazioni – a 360°, sia in ambito civile che penale che amministrativo.

Richieste di interventi per maltrattamenti e/o abusi, contenziosi per mala sanità veterinaria, per conflitti afferenti ad animali scomparsi o non restituiti, per risarcimenti dei danni subiti da animali detenuti in pensione o acquistati da allevamenti ed affetti da patologie, liti tra coppie che “scoppiano” e si contendono l’animale, denunce ricevute da chi per gli animali si spende, contenziosi condominiali, segnalazioni di strutture lager sono solo alcuni dei casi che quotidianamente vengono sottosposti alla nostra attenzione.

Quale è stato il suo primo caso in difesa degli animali e anche l’ultimo

Il primo caso di cui mi sono occupata risale al 1997, quando feci una denuncia per maltrattamento di animale nei confronti di due accalappiacani che avevano portato via in modo a dir poco inurbano un cane reo di aspettare davanti al portono di un palazzo romano una cagnetta in calore e che non aveva mai dato fastidio a nessuno. L’ultimo è quello della morte di un Terranova deceduto per una diagnosi manifestamente errata e che oggi, se l’errore non fosse stato commesso, sarebbe ancora con la sua famiglia.

Randagismo e canili lager: come combattiamo queste piaghe e come poter dire basta a illeciti e abusi?

Una maggiore attenzione ed un maggior controllo da parte delle Istituzioni e delle figure all’uopo preposte, spesso assenti, potrebbe sicuramente essere uno strumento efficace. Tanti, troppi ancora su tutto il territorio – e senza alcuna distinzione tra le Regioni – i canili lager in cui gli animali entrano e non escono se non in un sacco nero ed in cui i volontari ( che spesso son l’unica speranza di visibilità per queste creature) non hanno il permesso di entrare.

E tante, troppe le segnalazioni fatte che rimangono senza seguito, con gravissimo pregiudizio per gli animali. I canili sanitari ed i rifugi dovrebbero essere un luogo di transito per queste anime e certo non una prigione a vita. Non bisogna, come ho sentito dire da qualcuno, aumentare le gabbie dei canili, ma incentivare le adozioni.

La piaga del randagismo potrebbe essere efficacemente combattuto con la sterilizzazione, individuata dalla Legge 281/91 come uno dei principi generali della tutela degli animali. I rifugi, i canili e le strade sono pieni, purtroppo, di piccoli frutto di cucciolate indesiderate, generate da chi, sconsideratamente, non sterilizza perchè giudica “contro natura” la procedura e preferisce far riprodurre il proprio animale per poi sbarazzarsi dei cuccioli in ogni modo o maniera.

Il randagismo è frutto di errori umani nella gestione degli animali, di omissioni delle Pubbliche Amministrazioni, di leggi incomplete, inadeguate e non osservate, di pessimo utilizzo degli strumenti che si hanno a disposizione – tra cui i fondi previsti per le sterilizzazioni – e di scarsa coscienza. Anche qui mi sento di dire che prima di cambiare le leggi sarebbe necessario cambiare le teste (ed i cuori).

La situazione degli allevamenti intensivi: come poter dire basta anche a questi “campi di sterminio” per gli animali e come davvero operare sulla sensibilizzazione nei confronti della mentalità comune

Gli allevamenti intensivi sono caratterizzati da spazi ridotti, sempre al chiuso, pratiche di mutilazione, mancanza di espressione dei comportamenti naturali delle specie, nonché alimentazione concentrata per il bestiame e ampio ricorso a farmaci, tra cui antibiotici. Crudeltà perpetrate in danno degli animali, uccisi in modo barbaro e con atroci sofferenze.

Un’orrenda realtà nata da fondi pubblici assegnati senza alcuna proporzione e che hanno determinato la chiusura di realtà piccole e sostenibili favorendo la crescita e lo sviluppo di grandi realtà a carattere intensivo ed industriale.

Nel 2021 la Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo ha chiesto alla Commissione Ue di presentare una proposta di legge per vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti: una richiesta di revisione della direttiva europea sugli animali negli allevamenti 98/58/EC, con l’obiettivo di dismettere entro il 2027 l’uso delle gabbie.

Ma è ancora una goccia nel mare e con tempistiche lunghe, che è assolutamente necessario accelerare laddove le torture cui gli animali degli allevamenti intensivi non sono più nè tollerabili nè ammissibili. E non sono certo proprie di un mondo civile.

Sono convinto che chi maltratta gli animali abbia una elevata carica di pericolosità sociale: come educare bambini e cittadini e favorire l’inclusione, parola ormai spesso usata anche a sproposito, nei confronti degli animali

La sua è una convinzione assolutamente corretta e confortata da studi scientifici. Una ricerca condotta tra i detenuti ha dimostrato che il 70% di coloro che si sono macchiati di reati a sfondo sessuale avevano in precedenza maltrattato o seviziato animali, tanto da bambini e/o adolescenti che da adulti.

Ancora, uno studio condotto dal Nucleo investigativo per i reati in danno agli animali del Corpo forestale dello Stato e dall’associazione Link-Italia effettuato nelle carceri italiane, grazie alla collaborazione del Dap (il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) su un campione di 537 detenuti per reati diversi ha fatto emergere come di questi l’87% da minorenne ha maltrattato, ucciso o assistito a maltrattamenti e uccisioni di animali, il 64% dei detenuti ha maltrattato animali da adulto e tra questi il 48% aveva già maltrattato animali da minorenne.

Atti di violenza nei confronti degli animali durante il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, specie quando risultano connotati da particolare crudeltà, sono quindi dei segnali cui prestare la massima attenzione proprio perché rientranti tra gli “indicatori” ed i fattori di rischio per un potenziale sviluppo di successive condotte criminali.

Comprovata, quindi, la sussistenza della correlazione tra uccisione e maltrattamento di animale con le violenze interpersonali e tutte le altre condotte antisociali, a partire dagli atti persecutori ed intimidatori, passando per la violenza domestica per arrivare, attraverso altre fattispecie di reato, persino alla criminalità violenta.

In ambito domestico il maltrattamento e l’uccisione di animali da parte di adulti sono scientificamente riconosciuti come indicatori di potenziale violenza su donne e minori e possono sfociare in atti persecutori ed intimidatori.
uno strumento utile per contrastare la violenza sugli animali ( che si manifesta solitamente tra i 4 ed i 6 anni di età) è l’educare i bambini sin da piccoli al rispetto della vita e dell’altro, quest’ultimo inteso non solo come altro essere umano, ma anche come l’animale o la natura.

L’inculcare nei piccoli il concetto di “rispetto” ed “amore” verso ogni forma di vita è sicuramente uno strumento di prevenzione efficace dei comportamenti violenti. Riuscire a cogliere già in soggetti in età prescolare, quei segnali di allarme, indicatori di probabili abusi nonchè indici predittivi di sviluppo e conclamazione di una futura attività violenta, antisociale o delinquenziale in età adulta, permetterebbe di poter bloccare il ciclo della violenza. Insegnare ai bambini il rispetto verso gli animali ne farà degli adulti migliori e capaci di dare vita ad un mondo migliore di quello in cui oggi viviamo.

Come associazione state organizzando qualche attività nell’immediato?

Abbiamo un paio di progetti nel calderone a cui stiamo dando corpo, ma è prematuro parlarne.

In conclusione, chi è Giada Bernardi, l’Avvocato degli animali?

Giada Bernardi è una sognatrice che non smette né smetterà di battersi affinchè il suo sogno si realizzi. È madre di un bambino che è cresciuto con gli animali e che li adora, compagna di Federico che si occupa di cavalli ed ama gli animali tanto quanto lei (e diversamente non potrebbe essere). È una donna che si divide tra una famiglia in cui ci sono 4 cani tutti adottati, i problemi quotidiani, la spesa, i compiti, il lavoro e sempre 24 ore per far quadrare il tutto, anche gli imprevisti.

È una persona che soffre ogni qualvolta approccia una pratica che riguarda gli animali e che negli anni ha imparato, con tanta fatica e lacrime, a trasformare quel dolore in forza necessaria per andare avanti lungo un percorso che è irto di insidie ed ostacoli, ma che alla fine è ricco di soddisfazioni.

È una persona che ha le sue fragilità e le sue paure, ma che ha imparato a guardare l’orrore, perchè solo guardandolo lo conosci e puoi combatterlo. È una di mille miliardi che mette il cuore in ciò che fa, perchè se nella mano metti il cuore tutto è più lieve e non puoi non arrivare al risultato. È una testarda innamorata degli animali che non smetterà mai di lottare per difenderli e tutelarli, in ogni sede, in ogni maniera e con ogni mezzo.

E negli anni ho avuto la dimostrazione che per cambiare si deve parlare. Che l’ omertà non paga e che chi tace è complice. L’invito che rivolgo a tutti è quello di denunciare sempre quando sia ha anche solo il sospetto di un illecito e/o un abuso perpetrato in danno degli animali. È grazie a chi ha parlato che oggi sui tavoli dei Tribunali ci sono casi che in passato sarebbero rimasti nell’ombra, inghiottiti dal silenzio. È grazie a chi ha denunciato che molte anime sono salve ed altre hanno trovato pace e giustizia. Il silenzio uccide, la parola la salva. E ci porta verso un mondo migliore.

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