giovedì, Agosto 18, 2022
29 C
Roma
spot_imgspot_imgspot_img
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img
HomeAltroIntervisteIl Cammino di Bonaria, con Antonello Menne la Sardegna che si fa...

Il Cammino di Bonaria, con Antonello Menne la Sardegna che si fa catarsi

Intervista all'autore del volume Il Ritorno. A piedi da Milano a Bonaria. Un cammino intenso che ci conduce alla scoperta di una Sardegna inedita a cui dire grazie

Il ritorno. A piedi da Milano a Bonaria, il nuovo libro di Antonello Menne. Una splendida narrazione che nasce da un’esperienza “vissuta intensamente“: da Milano a Cagliari, passando per la Corsica. Ventotto giorni di marcia nel mese di agosto 2020, un esorcismo contro la pandemia per ritrovare tutto il bello che ci avvolge, di cui troppe volte non ci accorgiamo

Noi sardi abbiamo bisogno di questa terra, possiamo andare in giro per il mondo e perderci tra i camminamenti della Cordigliera delle Ande o i fiordi dei paesi scandinavi, innamorarci della notte boreale a Reykjavik o dei tramonti sulla baia di L’Avana, ma poi sentiamo la necessità di tornare qui, nell’Isola di Ichnusa”.

La prima cosa che si nota leggendo Il Ritorno. A piedi da Milano a Bonaria (Primiceri Editore, pagine 246, € 16) è la volontà di Antonello Menne di lasciarsi andare, di raccontare una parte del suo passato e delle sue origini finora sconosciuti. Abbiamo già avuto modo di conoscere sulle pagine del nostro giornale la straordinaria sensibilità e profondità di pensiero di Antonello Menne, avvocato e indomito camminatore. In un’intervista mi aveva letteralmente “travolto” raccontandomi del suo percorso da Roma a Gerusalemme.

Anche in questo caso, uniti da “un cammino virtuale” e oserei dire “metafisico”, un percorso iniziato casualmente che ha subito avuto il “sigillo dell’amicizia” a distanza, in nome di una comune “weltanshauung” alla ricerca del vero, del giusto e del buono, il suo racconto sul libro e su questa nuova esperienza, ha realizzato lo “stigma” inequivocabile delle bellezza. Lo dico senza retorica e me lo perdonerete.

Si, perché, se non si prova entusiasmo quando si ha a che fare con la parte migliore del mondo, quella che “ricerca” luce, nella fiducia e nella consapevolezza, di una identità precisa, quando allora dovremmo esser gioiosi? In questo libro, Antonello Menne accoglie il lettore, permettendogli di conoscere non più solo l’esperto camminatore, ma anche il viandante impaurito ed emozionato all’idea di tornare nel luogo in cui tutto ha avuto inizio. Se negli altri libri ha illustrato il suo modo di intendere il Cammino e la sua visione del mondo, in questo ha descritto alcuni dei momenti in cui queste considerazioni hanno avuto origine. Dopo aver raggiunto Gerusalemme, che rappresenta la vetta e il traguardo finale, torna “indietro”.

Nell’agosto 2020, da Milano, dove abita e lavora con successo, in compagnia di altri pellegrini, tra cui nella prima parte i suoi figli Luca e Chiara, attraversando gli Appennini e la Corsica, Antonello torna a piedi in Sardegna, e non la Sardegna delle spiagge bianche, del mare cristallino e delle rassicuranti vetrine, no.

Torna, in particolare, nella sua Barbagia, la cupa, arida e selvaggia Barbagia, culla di tensioni mai sopite e malcelate insicurezze. In modo leggero e mai superficiale, racconta la terra in cui è nato e cresciuto e lo fa con un’invidiabile trasparenza, cosa non facile, perché la Sardegna è un infinito microcosmo e far capire a chi non c’è nato e cresciuto le sue mille sfaccettature è forse una delle cose più difficili in assoluto. Antonello lo fa con passione e manifesta riconoscenza, dice grazie.

Doveva essere un cammino di ritorno spiega Antonello Menne – Poi, passo dopo passo, mi sono accorto che stava diventando qualcosa di più. Le esperienze vissute attraversando le contrade, la Sardegna, mi hanno poi portato a dare al cammino una visione in più. Non solo il ritorno ma una dimensione inedita che ha poi portato a definirlo Il Cammino di Bonaria”.

Non è un caso che tra le prime pagine del volume Antonello Menne scriva: “Caro amico, devi inoltre sapere che sono un camminatore. Sulla scia dei pellegrini medievali ho raggiunto due volte Santiago, poi Roma, Otranto e da ultimo, l’anno scorso, Gerusalemme. Da ormai cinque anni aspetto il mese di agosto per abbandonarmi al tempo del Cammino, disconnettermi dal resto del mondo, fare carico di silenzi e maturare nuovi propositi di vita“.

Disconnettersi e aprirsi alla vita e alle sue misteriose voci. Salude e Trigu, ecco la nostra chiacchierata.

Antonello, perché questo cammino?

Dopo aver fatto le tre peregrinationes portanti del medioevo, Santiago, la Via Francigena e Gerusalemme, in tanti mi hanno chiesto: e ora? Non ti rimane nulla da fare, hai fatto una bella tripletta. In realtà non è così perché l’idea del cammino di ritorno è dentro di me da molto tempo. Tutti coloro che lasciano la propria terra, sentono il bisogno di tornare, ecco il perché di questo cammino, io ho scelto più di 40 anni fa di venire a Milano a cui sono molto riconoscente ma sono anche molto legato alla mia Sardegna. C’è un capitolo nel libro intitolato Doppia cittadinanza che si riferisce proprio a questo. Mi sento cittadino di Milano e più che mai sardo. Mi restava dunque questo cammino, che in realtà continua, ossia tornare alle radici perché la terra natia ti regala la vita, le emozioni, ti dà la struttura portante, devi solo dire grazie alla tua terra… diciamo che ho fatto questo cammino di ritorno per dire grazie a questa terra meravigliosa che è la Sardegna.

Che Sardegna e, soprattutto, che Barbagia hai trovato?

Mi piace molto questa domanda perché riguarda la natura stessa del camminare. Tu passi per tante volte, in macchina o in tram in un luogo, poi una mattina decidi di fare la stessa strada a piedi e quel luogo che hai attraversato molte volte si disvela come non lo avevi mai visto, completamente diverso. Tornare a piedi in Sardegna, io che spesso ci vado in giornata per lavoro, è stata un’emozione totale. Prima di entrare a Cagliari, durante l’ultima tappa, in compagnia di Zigheddu, un camminatore di 82 anni, mi sono imbattuto in una collinetta, poi ho intravisto dei cartelloni pubblicitari e infine una pista: era l’aeroporto di Elmas. Mi sono detto: spesso vengo in giornata e ora ci ho messo 28 giorni, indimenticabile. Ho trovato una Sardegna completamente diversa. Camminando mi sono accorto di tantissime cose nuove, l’ho trovata più bella e accogliente. Tutto il percorso si è sviluppato per le contrade interne dell’Isola, mi è sembrato di vedere tutto per la prima volta. Tutto ha avuto un sapore estremamente intenso.

Il percorso nello specifico? Anche questo, come il cammino di Gerusalemme, è stato un cammino condiviso?

Il cammino si è diviso in tre parti: la prima partendo da Milano e passando per gli Appennini fino a La Spezia, camminando con Luca, mio figlio. A Savona gli ha dato il cambio l’altra figlia, Chiara; con lei mi sono imbarcato alla volta di Bastia in Corsica. Abbiamo attraversato l’Isola fino a Bonifacio. Questa seconda parte è stata particolarmente emozionante. Con lo sbarco a Santa Teresa di Gallura è iniziata la terza parte del cammino in Sardegna. A Olbia ho incontrato Zigheddu e Arcangelo, poi Giuseppe, Tore, Luca e Giovannangelo e altri pellegrini coi quali ho condiviso alcune tappe in terra sarda.

L’arrivo: la basilica di Bonaria a Cagliari

La meta finale, appunto, è stata la Basilica di Bonaria a Cagliari, davanti al simulacro della Madonna, che è la protettrice massima dell’Isola. Da questa esperienza è anche partito il progetto di tracciamento del “Cammino di Bonaria”, da Olbia a Cagliari, passando per molte contrade interne dell’Isola. Ne è nata un’associazione che si chiama appunto Il Cammino di Bonaria che ha gettato le basi per promuovere un nuovo percorso di fede, rifacendosi all’antica tradizione dei devoti sardi e seguendo l’esempio del Cammino di Santiago e della Via Francigena.

Quando mi chiedi se la Sardegna con la sua devozione popolare può rappresentare un ‘baluardo alla intensificazione della speranza‘, una domanda anche questa molto bella, ti rispondo così: ho trovato una devozione poco ostentata, sommessa, appartata, nascosta ma presente in tanti aspetti del nostro cammino. Ed ecco perché, abbiamo poi deciso di fare di questo cammino di ritorno, un cammino dedicato a Bonaria, un cammino di pace e di concordia, dedicato a tutti coloro che vorranno attraversare la Sardegna per ascoltare i racconti delle sue genti e ammirarne la bellezza della natura, offrendosi alla forza della parola e del silenzio che questa meravigliosa terra è capace di offrire.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

- Advertisment -spot_img

I PIù LETTI