In Messico il primo quartiere realizzato in 3D è realtà

A Nacajuca, cittadina nella regione di Tabasco, in Messico, sta nascendo la prima area residenziale stampata interamente in 3D. Le case saranno concesse a famiglie locali che vivono in condizioni di estrema povertà e ai senzatetto

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Il primo quartiere stampato in 3D. Si tratta di un progetto sociale promosso dall’organizzazione no-profit New StoryProject, in collaborazione con Icon, una società di tecnologie di costruzione e la fondazione messicana Échale. Grazie ad una stampante 3D, nota con il nome “Vulcan II” di Icon , si sta costruendo a Nacajuca, cittadina nella regione di Tabasco, in Messico un intero quartiere di 50 case resistenti alle catastrofi naturali,come terremoti e inondazioni .

Ad ora sono state consegnate due case, ma in totale saranno 50 i nuclei familiari che, entro la fine del 2020, si trasferiranno in questa area. Le famiglie sono state selezionate con l’aiuto dell’amministrazione locale, scelte tra quelle che vivono con un reddito mensile medio di 76 dollari. Le famiglie prescelte dovranno pagare un canone mensile di circa 21 dollari al mese per i primi sette anni.

Le case realizzate sono state realizzate in 24 ore con un cemento tre volte più forte di quello usato tradizionalmente, hanno pareti curve e ventilazione per migliorare il flusso d’aria all’interno, cosa particolarmente importante viste le alte temperature che si raggiungono in questa particolare zona. Il terreno in cui vengono costruite è una donazione del governo municipale, che è anche responsabile dei servizi di base, come l’acqua e l’elettricità.

NewStoryProject_ICON_Mexico_Credit_Joshua Perez
Le case 3d di Nacajuca costruite da NewStoryProject e Icon

Stampa 3D come funziona?

La tecnologia della stampa 3D si basa sull’impiego di “robot-muratori” e sulla sostituzione delle testine tradizionali con estrusori agganciati a bracci meccanici in grado di riprodurre qualsiasi forma, a partire da un progetto e da diversi tipi di materiale. Un cambio che potrebbe segnare un’epoca in edilizia.

La stampante non usa plastica ma una speciale miscela di cemento con cui realizza le pareti disegnando la stessa linea più e più volte, a strati. Si possono costruire due case contemporaneamente, ciascuna di circa 50 metri quadrati e 2,7 metri di altezza, con 2 camere da letto e un bagno.

Diversi i vantaggi:

  • tempi e costi competitivi rispetto all’edilizia tradizionale
  • uso di materiali riciclati o riciclabili
  • una migliore qualità dei processi costruttivi

Blocchi, mattoni, componenti, tutto può essere prodotto in sito e poi usato per la costruzione. Ma è possibile anche la posa diretta del perimetro delle pareti strutturali della casa. Il risultato sono fabbricati sostenibili e sicuri, personalizzabili nelle forme architettoniche, connotati da involucri continui ad alte prestazioni sia sotto l’aspetto dell’isolamento termo-acustico che della resistenza antisismica.

Sono passati due anni

Era il 2018 quando è stata presentata la prima stampante 3D in grado di realizzare una casa completa. Da Austin, in Texas, dove è stata usata per la prima volta, fino alla Russia, all’Olanda, all’Australia e persino in Italia, sono ormai diversi gli studi di architettura e le imprese che hanno dimostrato che utilizzare una stampante 3D per costruire una casa non è solo possibile, ma è anche la scelta migliore.

L’ innovazione non manca, ma  a causa della  poca conoscenza  dello strumento, la stampante 3D non è ancora molto diffusa. Occorrerebbe investire sull’informazione e sulla formazione di tutti, progettisti, imprese, committenti e filiera. La difficoltà è culturale, soprattutto in un contesto accademico dove gli ambiti disciplinari sono spesso desueti e fuori dai network internazionali.

Un video de LaRepubblica.it per capire di cosa si tratta:
https://video.repubblica.it/mondo/messico-il-primo-quartiere-costruito-con-una-stampante-3d-le-case-assegnate-a-famiglie-povere/350558/351134D delle cae non è ancora molto diffusaD

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