sabato, Aprile 17, 2021
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Ischia Film Festival, tutela dell’ambiente e delle identità

Ischia Film Festival, dai grandi interrogativi post-pandemia all’impegno della generazione di Greta Thunberg: il futuro del pianeta, attraverso la salvaguardia degli ecosistemi e delle identità dalla pervasività della globalizzazione, ispira molte delle opere in concorso alla diciottesima edizione dell’Ischia Film Festival, in programma dal 27 giugno al 4 luglio sull’isola verde, con la presenza – tra gli altri – di Sergio Rubini, Marco D’Amore, Lillo & Greg, Giampaolo Morelli e una parte del cast della seconda stagione della serie tv Rai-Hbo “L’amica geniale”.

L’Ischia Film Festival è realizzato sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo, con l’assegnazione della Medaglia del Presidente della Repubblica, con il contributo della Regione Campania (Direzione delle politiche culturali e del turismo) e della Direzione Generale Cinema del MiBACT.

Ischia Film Festival, dunque, un appuntamento importante per capire in che direzione stiamo andando dopo l’emergenza e col virus ancora in circolo. “Viviamo tempi in cui la riflessione sullo stato di salute del Pianeta è quasi d’obbligospiega il direttore artistico del Festival, Michelangelo Messina – e non poteva non riflettersi nell’estetica e nei contenuti di una parte consistente delle 55 opere in concorso, che saranno tutte fruibili sul portale www.ischiafilmfestivalonline.it”.

Qualche esempio? Questioni di scottante attualità ispirano “All eyes on the Amazon”, di Andrea Marinelli, che indugia sullo sfruttamento delle risorse naturali del polmone verde della terra, l’Amazzonia, da parte delle multinazionali petrolifere e “Icemeltland park”, di Liliana Colombo, che pone l’accento in chiave satirica su riscaldamento globale e futuro del pianeta, non senza una chiave irresistibilmente satirica. I due film concorrono nella sezione “Location negata”.

Ischia Film Festival, Scampia, “Il corridoio delle farfalle” e gli insetti icone di resistenza e di bellezza

La cura del verde pubblico di Scampia, periferia-nord di Napoli, dal degrado e dall’indifferenza, ispira “Il corridoio delle farfalle” di Andrea Canova e Claudia Brignone (sezione Scenari Campani): gli insetti impollinatori diventano una icona di bellezza e resistenza.

Imprescindibile anche il tema dello smaltimento dei rifiuti, sviscerato da Katey Wilson nel suo “The waste trade”, che pone l’accento sugli errori della gestione dei rifiuti in Campania. Ne “Il muro bianco” (Location negata), Andrea Brusa e Marco Scotuzzi indagano invece la presenza dell’amianto nelle scuole italiane.

Ancora animali, e nello specifico insetti, per un’opera in concorso tra i cortometraggi, “Ape regina”, una romantica pellicola di Nicola Sorcinelli, che racconta la storia della settantenne Elsa, alle prese con cinque arnie vuote e con la necessità della salvifica presenza di una nuova ape regina.

Nel festival che celebra il rapporto dei film con le location, il Brasile ospita “Lugar Algum” di Gabriel Amaral (sezione cortometraggi), che esplora un altro tema fondamentale della contemporaneità, con il protagonista, Nego, che si scopre costretto a rinunciare al legame con l’amata terra, apprendendo che la fattoria dove vive e lavora sarà venduta.

La tutela delle identità

Tutela delle identità e difesa dalla globalizzazione sono anche il filo conduttore di “A simple life”, di Myrto Papadogeorgou e Robert Harding Pittman, una storia di resistenza ambientata in un piccolo villaggio greco, dove Gioula lotta per preservare il suo semplice stile di vita con la sua famiglia, i cani, le api, le galline, i polli, i cavalli e centinaia di olivi antichi nella sua fattoria.

L’arida regione, dove la gente ha pescato e coltivato per oltre 35.000 anni, è minacciata dal progetto di costruire un grande golf resort destinato ai ricchi cercatori di sole stranieri: non solo l’agricoltura in sé, ma uno stile di vita e una cultura sono in pericolo.

Orizzonti comuni con “The Last Headhunters” (fuori concorso) di Marco Del Lucchese e Cosimo Gragnani, frutto di 20 giorni di esplorazione di una decina di tribù di cacciatori di teste del Nagaland, terra di confine tra India e Myanmar.

Rimasti isolati per secoli, i Naga stanno vivendo il passaggio alla modernità che sta trasformando rapidamente i loro usi e i loro costumi. L’episodio pilota è parte di un progetto più ampio di tre documentari relativi a tribù diverse, le cui tradizioni rischiano di essere spazzate via dalla modernità.

Per tutte le informazioni sull’evento: clicca qui

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