Jones Bargoni a Cuochi d’Italia porta l’Abruzzo, l’intervista

Jones Bargoni è il giovanissimo chef aquilano che ha partecipato alla gara culinaria di Alessandro Borghese, Cuochi d’Italia, in onda su TV8, rappresentando l’Abruzzo con la sua cucina. Noi di Green Planet News siamo andati ad intervistarlo

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Jones Bargoni è il giovanissimo chef aquilano che ha partecipato a Cuochi d’Italia, la gara culinaria di Alessandro Borghese in onda su TV8. Qui Jones ha portato, rappresentandolo attraverso la sua cucina, l’Abruzzo e l’Aquila, dove ha anche aperto il suo ristorante.

Classe 1995, abruzzese D.O.C., Jones inizia a lavorare all’età di tredici anni nella cucina da campo allestita dalla protezione civile dopo il disastroso terremoto all’Aquila del 2009. Tante le esperienze lavorative che si susseguono da quel momento in poi. Dopo la scuola alberghiera, le esperienze all’estero, importanti gli studi all’accademia della ristorazione a Terni e il lavoro da Heinz Beck, il noto chef di fama internazionale.

Jones dopo anni di importanti esperienze per la sua carriera, anche se giovanissimo, decide poi di aprire il suo ristorante, L’Opera, all’Aquila. Si tratta dunque di uno di quei pochi giovani che ha deciso di restare nel suo paese di origine. Jones è convinto del fatto che l’Aquila, colpita tragicamente dal terremoto nel 2009, per ripartire veramente, abbia bisogno dei suoi giovani e delle loro forze. Inoltre, cosa non meno importante, la sua cucina è fortemente caratterizzata e ispirata da questa terra. A partire dalle sue materie prime.

Le sue origini con i prodotti tipici abruzzesi, vengono infatti proposti in modo innovativo e originale nei suoi piatti. Arriva così la sua partecipazione a Cuochi d’Italia dove rappresenta con grande orgoglio l’Aquila e l’Abruzzo. Noi di Green Planet News siamo andati ad intervistarlo per farci raccontare da lui quest’esperienza, terminata a un passo dalla semifinale, e la sua storia.

Jones Bargoni a Cuochi d’Italia porta l’Abruzzo, l’intervistaJones, si è appena conclusa la tua esperienza a Cuochi d’Italia. Com’è andata?

È stata un’esperienza nuova, unica nel suo genere. Un’esperienza significativa perché sono stato a contatto con tre chef importanti. Mi ha sicuramente trasmesso qualcosa e mi ha fatto capire meglio anche il mondo della cucina che viene raccontato attraverso la TV. Sono stato molto contento dei voti che mi hanno dato, dei giudizi, dei consigli, ma anche delle critiche. È andata bene. Certo, speravo di vincere. Però l’importante è partecipare!

Come sei diventato chef e come sei arrivato a Cuochi d’Italia?

La mia esperienza lavorativa è cominciata quando avevo tredici anni. Ho iniziato a collaborare nella cucina da campo allestita dalla protezione civile dopo il terremoto all’Aquila del 2009. Quella stessa estate ho collaborato con ristoranti della zona e poi ho fatto delle esperienze all’estero, la scuola alberghiera, sono stato a lavorare da Heinz Beck e ho fatto diverse esperienze all’accademia della ristorazione a Terni. Poi ho deciso di aprire il mio ristorante. Un giorno stavo su internet e ho inviato la mia candidatura a Cuochi d’Italia. Non ci speravo nemmeno che mi prendessero. E invece alla fine è andata bene.

Nel programma hai portato la tua terra. Che cos’è per te l’Abruzzo?

Sono fiero di appartenere a questa terra. Abbiamo montagne, colline, il mare. È una terra particolare e bisogna nascerci per capirla veramente, come tutte le terre poi. Inoltre, ha una cucina pastorale, mi piacciono molto i suoi prodotti, a partire dalla materia prima, le farine. Tutta la cucina pastorale con la sua storia legata alla transumanza.

Jones Bargoni a Cuochi d’Italia porta l’Abruzzo, l’intervistaAll’Aquila hai anche aperto il tuo ristorante. Sei uno di quei pochi giovani che ha deciso di restare. Perché questa scelta?

Perché penso che debba ripartire soprattutto da noi giovani. Dopo il disastro provocato dal terremoto del 2009, si deve ripartire dai giovani, da noi, dobbiamo impiegare le nostre forze per avere una città migliore, per ricreare quei punti sociali che erano spariti col terremoto e i suoi punti di aggregazione. È stata questa la cosa che mi ha spinto a rimanere. E poi ovviamente, per quanto riguarda la mia cucina, è caratterizzata tanto dall’ambiente in cui vivo, dalle circostanze in cui mi trovo. I piatti li creo mentre passeggio fra i sentieri di montagna, ad esempio. Certi piatti non saprei davvero dove altro riproporli.

Parlando di progetti futuri, che cosa farai dopo? Anche dopo questo difficile momento che stiamo vivendo a causa del coronavirus?

Penso e conto di aprire il più presto possibile, appena il Governo ci ridarà il permesso di farlo. Però riaprirò con un nuovo format. Nel senso che prima avevo più timore di mostrarmi al 100%, nella mia cucina ci mettevo il 40% delle idee che avevo in mente. Mentre ora voglio impegnarmi di più e voglio creare nuovi piatti, nuovi menù che vadano a suscitare quell’effetto WOW per ogni pietanza proposta al cliente.

A proposito della tua cucina, ti andrebbe di raccontarci un piatto o una pietanza che ti rappresenta o a cui sei particolarmente legato?

Sono molto legato alla pasta, le paste fatte in casa. È una cosa particolare, perché nel momento in cui impasti, vai a capire anche tante dinamiche della cottura. È un processo che devi comprendere dall’inizio alla fine. Un processo che ti coinvolge. E poi la pasta è il classico piatto di noi italiani. Si può abbinare a qualsiasi cosa tu abbia in mente ed è molto versatile. Inoltre, ti aiuta molto nell’inventiva, nel crearli i piatti.

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