La vita in un rifiuto

0

La vita in un rifiuto. Un futuro “pulito” e senza sprechi non è più soltanto un’utopia. Vediamo come

L’economia circolare, quella che punta a riutilizzare ogni materiale senza prodotti di scarto, sembra rappresentare la concretizzazione di questa speranza. Per l’ambiente, il pianeta e chi lo vive. Il settore energetico è tra quelli più coinvolti. Da qualche mese, infatti, il governo ha previsto una serie di facilitazioni e aiuti da destinarsi agli operatori produttori di biogas per la rete e per i trasporti al fine di incentivare la trasformazione dei rifiuti in ricchezza.

Massimo Centemero, direttore del Consorzio italiano delle aziende di compostaggio, ha sottolineato tempo fa sulle pagine del Corriere della Sera: “Le aziende che fanno compostaggio in Italia sono oltre 250 e trattano 6 milioni di tonnellate di rifiuti organici all’anno, umidi più verde. Circa un milione, che equivale ai rifiuti prodotti da dieci milioni di abitanti, verrà trasformato in biometano”.

La prima destinazione del biometano è chiara: “L’idea è quella di destinarlo ai trasporti pubblici al fine di generare circoli virtuosi – continua Centemero, sempre dalle colonne del Corriere della Sera – Un esempio: il camioncino che raccoglie l’umido che dovrebbe essere alimentato a biometano e il carico trasportato nelle nostre aziende per essere trasformato a sua volta e usato per rifornirlo di nuovo… Se la raccolta dell’umido fosse diffusa su tutto il territorio nazionale (le prospettive sono buone ma siamo “a metà dell’opera”) il CIC calcola che si potrebbero generare circa 8-9 milioni di tonnellate di scarto da cucina.

Se questi scarti fossero trasformati in biogas e poi in biometano si potrebbero produrre in Italia più di 450 Gm3 di biometano. Se il biometano prodotto fosse impiegato come combustibile potrebbe alimentare l’80% delle flotte di automezzi impiegati nella raccolta dei rifiuti. Dunque, le flotte che effettuano raccolta e trasporto dei rifiuti agli impianti di produzione di Biogas sarebbero autoalimentate dal biometano prodotto dagli impianti stessi”.

Economia circolare ovvero riciclo totale e virtuoso, una possibile rivoluzione in termini di mentalità che potrebbe portare l’Italia ad essere un paese produttore di carburante. Il primo distributore italiano di biometano da reflui fognari si trova a Bresso, vicino Milano. L’accordo sancito tra il gruppo Cap, l’azienda che gestisce il servizio della metropolitana e la FCA ossia Fiat Chrysler Automobiles, rappresenta un interessante modello di sperimentazione. Si propone infatti di dar diventare i depuratori delle bioraffinerie in grado di trasformare l’acqua sporca in carburante.  Il rifiuto organico e in particolare quella che viene definita FORSU, costituita dagli scarti alimentari a più elevato contenuto di grassi e di acqua, costituiscono il rifiuto ideale per la digestione anaerobica.

Tale processo consente di produrre biogas, una miscela costituita principalmente da metano (CH4), anidride carbonica (CO2) e altri gas in tracce. Basti pensare che il solo depuratore della sperimentazione in oggetto potrebbe dare vita a ben 341 tonnellate di biometano che sarebbero in grado di alimentare 416 veicoli con una percorrenza di circa 20 mila chilometri all’anno. Rilevanti anche in termini di risparmio i calcoli effettuati: 0,58 euro al chilogrammo, 0,9 euro in meno rispetto a quanto oggi viene acquistato il metano. Sono parecchie le aziende italiane che si stanno dimostrando competitive in questo settore, un dettaglio non indifferente anche per quanto riguarda la nostra capacità di interagire con l’estero.

La AB Group, azienda specializzata nella realizzazione di impianti di cogenerazione, sta per inaugurare in Brasile il più grande impianto del mondo di questo tipo. L’azienda ha tra i suoi progetti quello denominato Linea Rossa, ossia una gamma di mini apparecchi con una potenza compresa tra 60 e 600 kilowatt che sono stati pensati per le nuove esigenze di mercato che andrebbero a delinearsi con le nuove normative sul biogas.

La startup torinese Replant ha concentrato la propria attenzione sulla biomassa forestale da cui si ricava pellet in grado di sviluppare ampio potere calorifico mentre InSymbio è il marketplace concepito per lo scambio di biomasse, residui e scarti agricoli realizzato per le aziende del settore che in questo modo possono riciclare le loro materie e nello stesso mercato trovare quelle di cui hanno bisogno.

C’è, dunque, un fermento notevole che fa dell’economia circolare una concreta possibilità per aiutare l’ambiente e la vita stessa, la nostra vita. Ora bisogna trasformare questa possibilità in “lifestyle”.

Caro Lettore,

Green Planet News è un quotidiano indipendente, "aperto" e accessibile a tutti. Ogni giorno realizziamo tanti articoli con foto di qualità perché crediamo nel giornalismo come missione e nell'informazione come servizio ai lettori. La nostra è una voce libera, ma la scelta di non avere un editore forte cui dare conto comporta che i nostri proventi siano solo quelli della pubblicità, oggi in gravissima crisi. Siamo un gruppo di giornalisti professionisti che hanno attraversato e vissuto sulla propria pelle le difficoltà dell'editoria e che per questo hanno scelto di mettersi in proprio. Per questo motivo ti chiediamo di supportarci, con una piccola donazione a partire da 1 euro. Il tuo gesto ci permetterà di continuare a fare il nostro lavoro con la professionalità che ci ha sempre contraddistinto e con la tua donazione, inoltre, potremo prevedere tante nuove iniziative, nuove sezioni del giornale, contributi, collaborazioni inedite e offrirti una informazione sempre più attenta e curata. Stiamo lavorando anche ad un importante progetto sociale dedicato ai territori difficili delle nostre città che il tuo aiuto potrà contribuire a realizzarsi in maniera totale. Grazie.


Sostieni Green Planet News

Lascia una risposta