lunedì, Maggio 17, 2021
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HomeAttualitàLe scarpe non sono più quelle di un tempo (e meno male!)

Le scarpe non sono più quelle di un tempo (e meno male!)

Ecco due belle storie creative a diverso linguaggio sostenibile e che riguardano le scarpe. Scarpe di vario tipo, buone per piedi, piedini (e piedoni) e diversi utilizzi. Leggete un po’.

Sulla neve… via con il ricino!

La prima storia è per tutti coloro che amano in particolare lo sci alpinismo: ecco gli scarponi dedicati che nascono dai semi di ricino di coltivazione indiana (dalla zona di Gujarat), in grado di formare un materiale bio-plastico con performance al top, riciclabile e leggero (anche 20% in più degli altri materiali usati nel settore): è il Pebax RNew, inventato da Francois Tanguy della multinazionale Arkema, specializzata nella produzione di materiali innovativi.

L’azienda veneta Scarpa di Asolo, Treviso, l’ha sposato da qualche tempo per i suoi prodotti (in particolare quattro modelli da sci alpinismo e sette da telemark) ma sono destinati a uno splendido futuro non solo negli sport estremi, come appunto lo sci alpinismo, ma anche per running, calcio, atletica leggera, urban trekking.

Il materiale dai semi di ricino ha caratteristiche formidabili come la  flessibilità prolungata a basse temperature e l’alta resistenza all’impatto col freddo. Rispetto ad altri materiali plastici standard, tale prodotto fa risparmiare fino al 29% di energia, con una riduzione del 32% delle emissioni di anidride carbonica.

Ombrelloni e teli da sdraio per le scarpe anti spreco

La seconda  storia di scarpe arriva dal Friuli Venezia Giulia: sono le calzature di tradizione artigianale della famiglia Masolini, il cui calzaturificio si trova a Gonars, provincia di Udine, 4 generazioni, tanta esperienza e l’emozione di un prodotto fatto a mano, di qualità. Oggi da quel sapere antico è nata la collezione Re-Born Shoes, scarpe anti spreco poiché non solo sono rifinite, resistenti, comode, dall’accattivante design, ma soprattutto sono ottenute con materiali di recupero. Quali? Davvero di ogni tipo, così non si accumula né si spreca. Ad esempio, nelle diverse fasi di produzione, tutte a mano e tutte realizzate nel laboratorio di Gonars, si usano le vele delle barche, ovvero tessuti di alta qualità, robusti, idonei a resistere alla forza dei venti, alla corrosione della salsedine e ai raggi ultravioletti del sole. Dopo che non sono più adatte al mare, vanno benissimo per le calzature.

Poi ci sono i pneumatici la cui funzione primaria per le ruote di diversi tipi di vetture a un certo punto viene meno e si rivelano un’ottima soluzione per le suole delle scarpe. Ma i materiali più sorprendenti che finiscono (per fortuna) a calzare futuri piedi sono gli ombrelloni, già, proprio quelli che punteggiano le spiagge in estate, strappati, rotti, con il loro scheletro di metallo ormai fuori uso: realizzati di solito in policotoni assai resistenti, fronteggiano senza fare una piega (è proprio il caso di dirlo) sole, pioggia, acqua salata.

Stesso discorso per un altro materiale che entra nella realizzazione delle scarpe Re-Born, cioè gli sdrai da spiaggia usati che in genere, vista la loro intensa attività estiva, sono mandati a riposo definitivo al massimo dopo un paio di stagioni. E invece, la loro stoffa ha un ottimo rivestimento dalle caratteristiche perfette per  diventare parte della tomaia di queste scarpe. Con il valore aggiunto di tante fantasie e colori allegri.

Altri prodotti adoperati sono i jeans di scarto (il punto di forza della stoffa denim di cotone e lino è la tessitura in diagonale che la rende particolarmente robusta) e gli asciugamani provenienti dai bagni di hotel e varie strutture di ospitalità: si sciupano facilmente ma invece di buttarli, ecco che il loro cotone spugnoso, confortevole e soffice, regala grande comodità e piacevolezza alle scarpe.

Da ricordare che la lavorazione manuale avviene attraverso la tecnologia detta “Ideal”, con cui vengono cucite insieme suola, intersuola e tomaia per una ottimale aderenza delle varie componenti che conferisce solidità e resistenza alla calzatura. Con l’uso della pece fusa nel processo di cucitura, poi, si garantisce l’impermeabilizzazione totale del filo e dei fori.

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