Mascherina in grafene per rendere innocui virus e batteri

Il grafene per combattere batteri e virus, forse anche il covid, chissà. Il materiale "rivoluzionario", ora applicato a tecnica laser e alla luce del sole, aprirebbe nuove prospettive nella lotta al coronavirus. Lo studio di un team di ricercatori dell'università di Hong Kong

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Mascherina in grafene, ultima trovata di questo anno 2020 caratterizzato dalle parole covid e coronavirus. Uno studio di ricercatori di Hong Kong sembrerebbe essere particolarmente efficace in termini antibatterici e antivirali.

Il grafene forse risolverebbe, il condizionale è d’obbligo, il problema principale delle mascherine “comuni”: combattere i batteri e i virus che rimangono sulla superficie esterna del dispositivo di protezione facciale. La mascherina, insomma, che per tanti è un basso tentativo di costrizione alla dittatura più o meno manifesta, è divenuta oggetto della nostra quotidianità. Inutile continuare a girarci intorni accampando motivazioni impossibili.

La nuova ricerca sulla mascherina in grafene è interessante. A capo dell’idea, un gruppo di ricercatori della City University di Hong Kong (CityU) coordinati dal dottor Ye Ruquan, professore del Dipartimento di chimica. Se le mascherine “normali” trattengono i microrganismi dannosi aumentando il rischio di quella che viene definita “infezione secondaria”. Con il grafene sembrerebbe andare diversamente.

Sfruttando le proprietà antibatteriche del grafene, gli scienziati hanno ipotizzato la possibilità di realizzare mascherine in LIG, un materiale innovativo che, trattato con il laser e abbinato a grafene e all’effetto fototermico del sole, eliminerebbe batteri e virus.

Il team ha recentemente iniziato a testare la capacità del materiale di combattere i virus, quindi anche il covid, e ha ottenuto risultati incoraggianti. I test iniziali su due coronavirus hanno evidenziato che la particolare mascherina hareso in poco meno di 10 minuti inattivi il 90 percento dei virus.

Altra peculiarità importante della mascherina in grafene è che per realizzarla possono anche essere impiegati materiali come cellulosa, carta e biomasse che possono essere riconvertiti in grafene. Il prezzo? Come riportato dal dottor Ye Requan su Green Me dovrebbe avere un costo “compreso tra una mascherina chirurgica e una N95”. Siamo al momento ancora in fase sperimentale ma gli scienzianti contano di metterla in produzione abbastanza velocemente.

Directa Plus, la mascherina al grafene che viene da Como

In realtà, a proposito di grafene, vale la pena di sottolineare la G+ Co-Mask prodotta da Directa Plus, azienda di Como, quotata in borsa che produce grafene. La mascherina è hi-tech con proprietà antibatteriche, antistatiche e di conduzione del calore che riesce a facilitare anche la pulizia, disperdendo il calore in eccesso.

Per realizzare questa mascherina al grafene che ha sì elevato potere filtrante ma è allo studio per quanto riguarda la capacità di combattere il virus, sono stati testati oltre 180 materiali. Per il cotone è stata adottata una nuova tecnologia che appunto comprende l’impregnazione con il grafene. Il risultato è un “cotone G+ antibatterico, traspirante, con elevato potere filtrante.

Prima che arrivi il vaccino, più mascherine valide abbiamo e più combattiamo al meglio la nostra battaglia. La mascherina è una questione di sicurezza. Come il casco per un motociclista e la spada per un antico cavaliere. Il resto “fa volume”.

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Fonti

City University di Hong Kong
Green Me
Il Sole 24 Ore

 

 

 

 

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