Mesa Noa, la prima food coop a Cagliari

Mesa Noa è la prima food coop in Sardegna, nata a Cagliari allo scopo di diffondere un modello di economia che sia solidale e sostenibile. Si tratta di seguire il modello del socio-consumatore dove il socio diventa anche produttore, cliente ed è finalmente anche colui che detta il prezzo del frutto del suo lavoro. Al centro dell’iniziativa c’è la valorizzazione della produzione locale che caratterizza l’isola

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Mesa Noa, Tavola nuova in sardo, nasce ufficialmente a Cagliari nella primavera di questo anno 2019. È la prima food coop in Sardegna, la seconda in Italia dopo Camilla, il supermercato collaborativo nato a Bologna nel dicembre del 2018, l’emporio collaborativo Mesa Noa sardo, è un altro importante passo per la diffusione di un “consumo critico”, cioè la possibilità stessa di scegliere consapevolmente che cosa mangiare e portare sulle nostre tavole.

L’idea nasce ispirandosi al primo modello di cooperativa collaborativa sorto nei primi anni degli anni settanta a Brooklyn, “The Park Slope Food Coop”, diffondendosi poi in Francia con “La Louve” di Parigi, poi con la “Bees Coop” a Bruxelles, fino ad arrivare a noi in Italia. Dall’idea di Massimo Planta, fondatore dell’associazione Terre Colte, sviluppandosi anche in collaborazione con l’associazione Sardegna che Cambia, il progetto comincia a prendere forma fino alla sua costituzione ufficiale il primo giorno della primavera del 2019.

Mesa Noa, di cosa si tratta?

Parliamo di un territorio, quello isolano, che vanta una produzione locale ancora molto viva, in cui il “fatto a mano” non solo viene apprezzato e protetto nell’ambito artigianale, ma anche in quello agroalimentare, sopravvivendo nonostante la battaglia contro la Grande distribuzione organizzata (Gdo) che sempre di più ha reso difficile e complicata la vita delle piccole e delle medie imprese del posto.

Ma è proprio a questo scopo che Mesa Noa nasce e cresce, costituendosi di soci che allo stesso tempo sono proprietari, gestori e clienti dell’emporio. Il modello da seguire è infatti quello del socio-consumatore e chiunque volesse entrare a far parte della cooperativa, lo potrà fare semplicemente versando una quota di associazione. Come vuole la tradizione di questo modello di economia etica, solidale e sostenibile, i prezzi vengono così stabiliti dallo stesso produttore, dando modo di potersi fidare del fatto che il prezzo sia effettivamente quello necessario a sostenere il costo del suo stesso lavoro.

Volontariato e partecipazione

Ogni socio, infatti, presta tre ore di lavoro volontario gratuito al mese, tenendo bassi anche i costi del personale che in queste attività sembrano essere i più alti e difficili da sostenere. Terzo fondamentale aspetto che caratterizza una vera e propria food coop è sicuramente il suo codice etico; e la cooperativa sarda l’ha stabilito attraverso un accordo di garanzia partecipata tra le stessa e i produttori.

Si garantiscono attraverso questo innovativo modello economico dei prodotti biologici per i quali si assicura che non vengano usate sostanze chimiche alcune: essi vengono infatti direttamente selezionati dai soci che sono i produttori ma soprattutto consumatori e che quindi hanno loro stessi interesse affinché il prodotto risulti genuino e sano oltre che sostenibile per l’ambiente.

Un tentativo, quello delle food coop, che già in origine sembrava anticipare i gravi danni che un sistema economico il quale puntava ad una distribuzione alimentare di così grande portata, avrebbe finito per causare irrimediabilmente, ma che sembra volere essere ancora contrastato da piccole ma importanti realtà come quella di Mesa Noa che nasce in Sardegna ma che ha la speranza di una diffusione di tale sistema economico alternativo anche oltre l’isola.

Sistema, quello dei socio-consumatori, che mira a portare dei buoni prodotti sulle nostre tavole, prodotti che possono così essere scelti consapevolmente, sapendo da dove provengono e come sono arrivati fino a noi, prodotti che potremmo finalmente scegliere consci di poter allo stesso tempo rispettare noi stessi ma anche l’ambiente e proteggendo magari quelle piccole e medie imprese che ci rimangono e ci caratterizzano, e tutto ciò, preferendo semplicemente il mangiare meglio.

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